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La “Scienza della pittura” di Leonardo da Vinci

@Hazboy
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La pittura è nipote della natura e parente di Dio, i pittori sono nipoti a Dio

Per Leonardo la pittura è una scienza, appunto la “scienza della pittura”, e la tecnica pittorica1, come ogni tecnica, è per lui essenzialmente “saper fare”, implicando una profonda conoscenza e poi una conseguente applicazione, in un circolo virtuoso di conoscenza e rappresentazione in cui sono costantemente coinvolti mente-occhi-mani2. Lo stretto legame tra teoria e pratica è, infatti, l’aspetto ricorrente dell’attività artistica leonardiana, riscontrabile nella trattatistica, nei disegni, nell’opera pittorica, e nella stessa immagine che egli ama dare del pittore mentre dipinge: elegante, colto, sapiente, nell’armonia della musica e della lettura. E appare proprio come il volto di un sapiente il più celebre degli innumerevoli autoritratti a lui attribuiti, ovvero l’Autoritratto conservato alla Biblioteca Reale di Torino.

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Cercheremo di analizzare la tecnica pittorica di Leonardo rimanendo fedeli alla sua impostazione, e cioè tenendo sempre insieme la teoria e la pratica, analizzando dunque alcune sue opere alla luce della sua teoria e, in modo particolare, di quella grande miniera di conoscenza che è costituita dal Libro di pittura, la cui autenticità è da tempo provata e accettata e di cui possediamo una bella edizione critica condotta sul Codice Vaticano Urbinate 1270 a cura di Carlo Pedretti3.

Per il suo tenere insieme principi conoscitivi e precetti tecnici, il Libro di pittura manifesta innovazione ma non discontinuità rispetto alla trattatistica di bottega trecentesca, quale il Libro dell’Arte di Cennino Cennini, e si inserisce con originalità nella grande trattatistica rinascimentale, quale il De pictura di Leon Battista Alberti, redatto in latino nel 1435 e in volgare subito dopo, i Commentarii (soprattutto il III) di Lorenzo Ghiberti databili al 1447 e il De prospectiva pingendi di Piero della Francesca, composto tra il 1472 e il 1475.

Nel Libro di pittura leggiamo ripetutamente la necessità di combinare la teoria e la pratica: «Studia prima la scienzia, e poi seguita la pratica nata da essa scienza» (II, 54), ed anche «Quelli che s’inamorano di pratica sanza scienza, sono come li nocchieri ch’entran in naviglio sanza timone o bussola, che mai hanno certezza dove si vadano. Sempre la pratica debb’esser edificata sopra la bona teorica» (II, 80).

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Leonardo definisce la scienza in termini aristotelici, come un «discorso mentale il qual ha origine da’ suoi ultimi principii» (I, 1), la ripartisce poi in tre gruppi principali: scienze meccaniche, scienze mentali e scienze semimeccaniche che hanno un’elaborazione mentale e un esito pratico: «Dicono quella cognizione esser meccanica la quale è partorita dall’esperienzia, e quella esser scientifica che nasce e finisce nella mente, e quella essere semimeccanica che nasce dalla scienza e finisce nell’operazioni manuale» (I,33). La vera scienza, secondo Leonardo, coinvolge sia la teoria che la pratica; implica sia le dimostrazioni matematiche che l’esperienza: «Nissuna umana investigazione si po’ dimandare vera scienzia, se essa non passa per le matematiche dimostrazioni. E se tu dirai che le scienzie, che principiano e finiscano nella mente, abbiano verità, questo non si concede, ma si niega per molte ragioni; e prima, che in tali discorsi mentali non accade esperienzia, senza la quale nulla dà di sè certezza» (I, 1).

La vera scienza si identifica proprio con la scienza della pittura: «la quale (la pittura) è prima nella mente del suo speculatore, e non po’ pervenire alla sua perfezzione senza la manuale operazione» (I, 33); inoltre la scienza della pittura, con l’invenzione della prospettiva, rende “vedente” la geometria: «perché il pittore è quello che per necessità della sua arte ha partorito essa prospettiva, e non si può fare per sè sanza linee, dentro alle quali linee s’inchiude tutte le varie figure de’ corpi generati dalla natura, e sanza le quali l’arte del geometra è orba» (I, 17). Dunque la scienza della pittura è vera scienza, coinvolgendo il discorso mentale, la razionalità matematica, l’esperienza e l’operazione manuale: occhi, mente, mani.

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