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Papa Francesco contro gli ostacoli politici alla pace

Stefan

Ary Waldir Ramos Díaz - Aleteia Team - pubblicato il 02/01/14

Oggi si spendono quasi 1750 miliardi di dollari per le spese di guerra, una cifra notevole rispetto a 13000 milioni di dollari per gli aiuti umanitari richiesti dall'ONU alla comunità internazionale per mitigare la crisi della guerra in Siria e altre 17 nazioni. Una bilancia squilibrata dalla parte delle armi. Lei che ne pensa?

Padre D’Ambrosio: Certamente la bilancia è squilibrata. Le dico che attraverso la politica italiana che seguo, si dice che bisogna spendere meno soldi per le armi. Poi però in Parlamento si dice: "non possiamo tirarci indietro perché abbiamo preso impegni militari", in quelle che chiamano, erroneamente missioni di pace. Se vogliamo spendere meno soldi per gli armamenti dobbiamo avviare contestualmente una riflessione sulla funzione degli eserciti.

Se gli eserciti sono di difesa, come dice anche il Catechismo della Chiesa, cioè se l'intervento armato è giustificato da un'aggressione, oppure se noi concepiamo gli eserciti come eserciti di attacco, andremo a spendere sempre di più perché si fa a gara ad essere i più forti.

L'Italia, infatti, non è minacciata dalle altre nazioni, eppure il governo italiano investirà in spese militari 23,6 miliardi, secondo la legge di stabilità. Non è una contraddizione rispetto alla situazione di crisi sociale ed economica che vive il nostro Paese?

Padre D’Ambrosio: Sono spese che non si giustificano. Il problema è che dal punto di vista politico non c'è stata mai una discussione globale in Parlamento e nelle altre sedi istituzionali su che cosa intendiamo per difesa e su quanto è giusto spendere per la nostra difesa. Se non si avvia questa discussione il budget per le spese militari sarà circoscritto alle dinamiche dei ministeri della Difesa che tenderanno a spendere sempre di più e a dire che sono spese irrinunciabili.

Oggi abbiamo una nuova proliferazione di armi tecnologiche come i droni e i soldati robot. Basta un tasto per uccidere le persone. Che cosa ne pensa?

Padre D’Ambrosio: Il problema è il potenziale distruttivo degli armamenti. Con lo sviluppo delle tecnologie, crescerà il potenziale distruttivo. Qui si capisce perché il magistero della Chiesa cattolica, attraverso i papi, ha chiesto sempre un potenziamento dello strumento delle Nazioni Unite.

Diciamo la verità. Non esiste un governo mondiale. Se uno Stato decide di aumentare il suo potenziale bellico e iniziare un programma per una, due, tre bombe atomiche chi lo ferma? Chi lo ferma se il Consiglio di Sicurezza è uno strumento debole? Non per formare poliziotti da mettere nel mondo. Ma perché i Paesi che formano l'assemblea delle Nazioni Unite si diano degli strumenti legislativi per contenere questi rischi. Fuori di questo non vedo soluzioni. Chi può fermare un paese che vuol dotarsi di atomica? Nessuno.

Qual è il punto che più l’ha colpita del messaggio di papa Francesco per la 47ª Giornata Mondiale della Pace?

Padre D’Ambrosio: Ancora una volta lo stile, la concretezza, e in termini di contenuto il fatto che lui con dolcezza, ma anche con profondità insiste sul fatto che non ci può essere fraternità se non riconosciamo che Dio è il Padre. Però lo fa con rispetto anche nei confronti di chi non crede. E questo è il bello: non impone il Dio Padre ma lo propone e lo suggerisce attraverso un cammino che tutti dobbiamo compiere, noi credenti riscoprendo sempre più il Dio Padre e chi non crede magari incamminandosi. Non esiste vera fraternità se non si riconosce Dio Padre. Questo papa lo riconosce con dolcezza e apre questo cammino a tutti.

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armicorruzionegiornata mondiale della paceonupapa francesco
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