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Giocare in Borsa è etico?

© Luis Louro/SHUTTERSTOCK
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Aspetti da considerare perché le transazioni sul mercato valori siano giuste

Anche se ci sono meccanismi di controllo e di “buone pratiche” in Borsa ed esistono dati per cui gli operatori tengono conto di criteri etici e sociali nei loro movimenti di borsa, è evidente che si realizzano molte manovre speculative per ottenere rapidamente ingenti benefici che arrivano a mettere a soqquadro economie nazionali nascenti e non solo queste, come si è potuto verificare da quando è scoppiata la crisi che opprime la Spagna e buona parte dei Paesi sviluppati.

Alcuni autori, come Antonio Royo Martín nella sua Teologia Morale per Secolari (edizioni BAC), ritengono che le operazioni in Borsa non siano in sé illecite o ingiuste, a patto che rispettino le condizioni per la liceità dei contratti. Bisognerebbe però tener conto di quanto segue:

-Nelle operazioni in contanti bisogna osservare le leggi della compravendita.

-Nelle operazioni per differenze, quelle della compravendita e quelle della scommessa.

-In quelle di opzione, bisogna mantenere l'uguaglianza tra il prezzo e il diritto concesso.

-Il report (vendita di valori in contanti e prezzo corrente maggiore di quello di acquisto) e il deport (vendita di valori in contanti e prezzo corrente minore di quello di acquisto) sono le operazioni più pericolose e che si prestano ad abusi, visto che in genere non si rispettano le regole relative ai prestiti e si prendono interessi molto alti, per cui la loro pratica risulta eticamente immorale.

Speculazioni ingiuste

Ci sono diversi modi di agire in Borsa chiaramente ingiusti, come quelli di coloro che promuovono scioperi o rivoluzioni o simulano compravendite che non esistono o quelli di chi manovra in questi modi:

-Quanti accumulano valori in gran numero per farli salire o scendere più o meno di ciò che corrisponde al loro valore reale.

-Coloro che, mediante operazioni simulate, da soli o con altri, aumentano o diminuiscono artificiosamente i prezzi, fino a ottenere qualche operazione vantaggiosa.

-Quanti diffondono false voci sullo stato prospero o meno di una società ecc., o impiegano altre frodi (falsi annunci sui giornali, falsi telegrammi…) per far salire o scendere artificialmente il prezzo dei valori per profitto proprio e danno altrui.

-Quelli che senza aver diffuso queste false voci e senza aver impiegato altre frodi, ma sapendo con certezza che altri li hanno diffusi, approfittano delle persone più incaute per comprare i loro valori a un prezzo superiore o inferiore a quello che corrisponde in realtà.

-Quanti compiono tante operazioni da esporsi al fatto di non poter rispettare i propri impegni nel tempo indicato, il che equivale ad accettare obbligazioni fittizie, con danno e pregiudizio altrui.

-Quanti rischiano una somma di denaro tale da esporsi alla perdita dell'indispensabile per pagare i propri creditori o da rovinare la propria famiglia.

-Quelli che conoscono in anticipo i conti di una società o sanno che si promulgherà una legge (soprattutto se lo sanno per segreto di Stato o di ufficio professionale) che farà salire o scendere i valori e li comprano o li vendono prima che venga conosciuta dagli altri per lucrare prima o dopo con quell'aumento o quella diminuzione; in questo caso manca l'uguaglianza delle parti sull'incertezza del negozio.

Le operazioni di Borsa, quindi, sono al limite tra le pratiche positive e quelle ingiuste, per cui l'azione dei poteri pubblici deve sforzarsi di reprimere e punire gli inganni e favorire la massima trasparenza per evitare ingiustizie.

Segni di cambiamento

Negli Stati Uniti, negli ultimi anni è aumentato il numero di persone che al momento di investire i propri risparmi lo fanno seguendo criteri etici e sociali. Valori come la solidarietà, l'ambiente o le buone pratiche nella politica lavorativa delle imprese influiscono al momento di indirizzare gli investimenti.

Secondo il professor Manuel López Martínez, gli ultimi resoconti sulle tendenze degli “investitori in Borsa, e in generale in tutti i mercati finanziari, è che non si preoccupano unicamente di quanti benefici ottengono le loro imprese, e di conseguenza di quanti profitti ottengono le loro azioni. Esiste anche una preoccupazione crescente verso il modo in cui si ottengono questi profitti”.

Queste nuove ondate “etiche” sono arrivate anche a diversi prodotti finanziari, come sottolinea López Martínez, per quanto riguarda i fondi di investimento che si “impegnano a non investire in imprese che ad esempio producono armi, finanziano cliniche abortiste o hanno fabbriche in Paesi del Terzo Mondo in cui si utilizzano i bambini come manodopera”.

Questi fondi gestiscono attualmente più di 96.000 milioni di dollari, mentre nel 1974 arrivavano a 18.600.

Quanto alle multinazionali che esternalizzano la propria produzione in Paesi del Terzo Mondo e in cui le condizioni lavorative dei lavoratori erano in regime di semischiavitù, sono diminuite le richieste, e per quanto ci riguarda si sono ridotti gli investimenti dei risparmiatori.

Così, ad esempio, la Adidas ha dovuto rettificare le sue pratiche dopo che il Wall Street Journal ha reso noto che utilizzava prigionieri dei campi di concentramento cinesi come manodopera per fabbricare palloni da calcio. Più profonda è stata la crisi della Nike. Nel 1998, dopo che erano state scoperte le condizioni in cui lavoravano i bambini nei suoi stabilimenti in Indonesia e Vietnam, le vendite sono crollate del 69%, per cui si è dovuto assumere un dirigente che controllasse tali questioni.

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