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Che cos'è l'odore di santità?

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Aleteia - pubblicato il 13/12/13

L'odore di santità sta a indicare un odore gradevole che promana dai cadaveri e la cui origine è sconosciuta. La Chiesa lo considera spesso un segno di santità

Si tratta di un'aroma (o fragranza, dal latino fragrantia e dal verbo fragrere, sentire) di una dolcezza eccezionale, un profumo percettibile dall'olfatto ma di origine ignota per la scienza.

In generale, il profumo si percepisce in prossimità di un essere umano (vivo o più spesso defunto) o di reliquie, o anche avvicinandosi a un oggetto liturgico o a un dipinto a carattere religioso (icona). Sono stati anche osservati casi di stigmate odorose, come quelle di san Pio da Pietrelcina e santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe.

Lo spettro di fragranze è ampio; le essenze registrate negli annali della mistica si contano a centinaia. Il profumo di rosa è tra i più diffusi, evocando la presenza della Vergine. La durata del fenomeno va da alcuni minuti a vari anni, in casi rari vari secoli.
E' un miracolo nel senso proprio del termine perché da una parte non si può avanzare alcuna spiegazione naturale, dall'altra la Chiesa discerne nell'odore di santità il segno e l'anticipazione di ciò in cui la carne è chiamata a trasformarsi nel Regno di Dio, resuscitata ed eterna, al di là di ogni corruzione.

Questo vincolo tra profumo e santità ha una base biblica: il Cantico dei Cantici evoca già la figura della beneamata (o “la sposa”, la Chiesa futura) come uno splendido giardino colma di profumi soavi (Cant 4, 14).

Il Medioevo evoca profumi e odore di santità. Il paradiso è descritto in termini di soavità odorose. Onorio di Autun (Honorius Augustodunensis, XI-XII secolo) descrive questi odori straordinari (Elucidarium, PL 172, col. 172); Pier Damiani (morto nel 1072), consigliere di papi e uno degli autori della riforma gregoriana, attribuisce ai profumi straordinari la funzione di annunciare gioie celestiali (PL 145, col. 861).

La Chiesa ritiene che questo fenomeno sia un segno di santità, riflesso del carattere eroico delle virtù di un fedele. E, allo stesso tempo, incoraggia la prudenza, continuando sempre a interrogarsi sulla sua provenienza. 

Dalla fine del II secolo e l'inizio del III i cristiani, costretti a vivere in clandestinità e a onorare i propri martiri in segreto, hanno identificato i profumi straordinari con la santità. Il racconto dei funerali del martire Policarpo di Smirne (morto nel 155) stabilisce già questa associazione.

La Chiesa riconosce a poco a poco la mano di Dio in queste fragranze inspiegabili. Si tratta di un segno positivo del carattere eroico delle virtù di un fedele. Un credente il cui corpo emana un profumo non comune (prima o dopo la morte) viene chiamato “santo miroblita”.

Nel corso dei secoli sono stati dichiarati circa 500 casi, tra cui quelli di santi e sante molto noti, come Padre Pio, Rosa da Lima e Teresa d'Avila.

Si tratta certamente di un segno indicatore e non di una prova scientifica. La santità, concetto teologico e spirituale, non si dimostra. Le autorità ecclesiastiche prestano più attenzione quando c'è una convergenza (e una coerenza) di fenomeni: odore di santità, incorruttibilità del corpo, elasticità dei tessuti molto tempo dopo la morte, trasudazione di liquidi balsamici di origine sconosciuta (San Charbel Makhlouf), apparizioni autentiche della Vergine Maria (Santuario di Nostra Signora di Laus, luogo di profumi inspiegabili dal XVII secolo e le cui apparizioni sono state riconosciute il 4 maggio 2008 da monsignor Jean-Michel Di Falco).

La Chiesa resta sempre prudente in questo campo. Permane una domanda: la presenza di composti aromatici e di un'eventuale imbalsamazione non potrebbe spiegare i profumi straordinari?

Nei casi contemporanei, l'uso di composti aromatici e di altri prodotti dell'imbalsamazione tradizionale non si pone. Per contro, le risorse della medicina e della tanatologia (studi scientifici sulla morte, le sue cause e i suoi effetti) si pongono al servizio dei ricercatori ecclesiastici nel contesto del processo di beatificazione e canonizzazione.

Il Nuovo Testamento e i cristiani riconoscono a Dio il potere di risuscitare i morti. La Risurrezione di Gesù è di per sé la base della fede. Non si tratta solo di una rinascita o della rianimazione di un cadavere, ma di una trasformazione, un'elevazione nell'ordine dell'essere.

In più occasioni, Cristo ha risuscitato persone del suo ambiente, persone realmente morte, come Lazzaro di Betania, sepolto “già da quattro giorni” (Gv 11, 17); Marta, la sorella del defunto, quando Gesù chiede di far togliere la pietra che chiude il sepolcro gli dice: “Già manda cattivo odore” (Gv 11, 39). Ad ogni modo, Gesù ha risuscitato il suo amico Lazzaro andando contro tutte le leggi naturali. E questo non è il solo caso di risurrezione realizzata da lui (Lc 7, 11-17,…) e in seguito dagli apostoli (Atti 10, 36-43) e dai santi. L'espressione “odore di santità” ha quindi la propria origine nella realtà di un miracolo e nella qualità spirituale eccezionale di un fedele (la sua santità).

La Chiesa si interroga sempre sulle possibili cause naturali legate a questi fatti: il luogo di residenza o la tomba del defunto contenevano odori notevoli? I composti aromatici (come quelli della tradizione ebraica) e una discreta imbalsamazione non potrebbero spiegare questi fenomeni? Un'aspersione a distanza di profumi permetterebbe tali prodigi? La Chiesa cerca di agire con cautela perché si tratta ogni volta di affermare se si manifesta o meno il “buon odore di Cristo”, quel corpo di Gesù che è il “più piacevolmente profumato tra tutto ciò che in tutto l'universo emana profumi” (Rimbertino, Liber de deliciis sensibilibus paradisi, Venezia 1498).

“Odore di santità” è dunque un'espressione eloquente e concreta per indicare profumi inspiegabili, provenienti da una fonte sconosciuta, e si riferisce al “buon odore” di corpi santi e reliquie autentiche.

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