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Volontari, oltre il pessimismo

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«Le nostre motivazioni? Scoprire il senso del vivere e del morire, il desiderio di giustizia, il voler costruire relazioni affettive e umane vere...»

di Marco Pappalardo

Impegno, amore, lavoro, volontariato, religione: a quale età della vita è più facile incontrare queste parole? Se fosse una domanda di un quiz televisivo e avessimo da scegliere tra adulti, giovani e anziani, quale sarebbe la nostra risposta sicura e scontata? Questa risposta lasciamocela suggerire da due catanesi, Ilenia Vasta e Orazio Condorelli, appartenenti all'"Associazione Cappuccini" operante nel volontariato in un quartiere del capoluogo etneo, e poi scopriamola alla fine del racconto.

«È un quartiere periferico – dice Orazio – con un alto tasso di disoccupazione e criminalità diffusa. Seguiamo, non da soli naturalmente, circa 150 famiglie, incontrando i bisogni della gente e offrendo loro una compagnia attraverso le attività sistematiche come il Banco di Solidarietà, l'orientamento al lavoro, l'assistenza sanitaria e legale, il doposcuola ai ragazzi, incontri formativi e quanto concerne la dimensione cristiana».

Settimanalmente i volontari si recano a casa delle persone, portano loro una busta con i viveri, ma spesso il cibo non è sufficiente e integrano con un personale contributo. «I ragazzini – continua Orazio – si fanno sempre più numerosi e li portiamo a studiare presso una delle strutture che ci ospita. Nel corso degli anni l'associazione ha costruito una rete di rapporti solidali, divenendo nel quartiere un punto di riferimento non solo per le famiglie, ma anche per altri soggetti che vi operano. Nel weekend organizziamo gite, partite di calcio, visioni di film, canti, letture».

Mentre Orazio parla, è come se Ilenia rivedesse volti, sguardi, sorrisi, pianti, situazioni, esperienze di diversi anni di impegno per gli altri, soprattutto ripensa a ciò che la motiva ogni giorno: «Ciò che domina la nostra opera è una preoccupazione di tipo educativo e missionario, che nasce dal desiderio di condividere con tutti, soprattutto con i più bisognosi, un'amicizia che abbraccia la vita intera. L'esigenza  di scoprire il senso del vivere e del morire, il desiderio di giustizia, il voler costruire relazioni affettive e umane vere, il bisogno di non essere sola nell'affrontare le sfide della quotidianità, mi hanno spinta a vivere il gesto della  caritativa come un momento preferenziale in cui Dio mi educa a guardare me stessa e gli altri con gli occhi con cui Lui mi guarda».

Parole sagge e ricche esperienza: «Soprattutto nel dopo scuola e nei vari momenti formativi – riprende Ilenia – emerge che il punto non è solo risolvere i problemi che attanagliano la vita di queste famiglie, ma offrire loro la stessa "compagnia operativa" che io per prima ho incontrato e ricevuto nell'esperienza cristiana. Nell'ultimo periodo ho sperimentato che la vita è unita quando si mette il cuore in tutto ciò che si fa, allora il lavoro, lo studio, la famiglia, gli affetti, il doposcuola ai bambini, accompagnare una delle signore che seguiamo ad una visita, tutto è vissuto con la stessa domanda: "Chi compie il mio e il loro desiderio di essere felici?"».

Già "mettere il cuore in tutto ed essere felici" e anche il volto di Orazio si illumina ricordando l'estate scorsa: «La caritativa è stata un pungolo che mi ha costretto a dare più valore al tempo libero. La responsabile dell'associazione mi ha proposto di seguire più intensamente un ragazzo con problemi giudiziari. Inesorabilmente i piani delle mie vacanze sarebbero stati compromessi. Un amico allora mi ha detto: "La vacanza è il tempo della libertà ovvero il momento in cui, liberi da obblighi, nelle scelte si fa venire a galla ciò a cui si tiene davvero". Ho accettato quindi la proposta desiderando che fosse bello per me, che c'entrasse con la mia felicità, ed ho avuto una sorpresa: quest'estate io ero più io! Le questioni problematiche relative a questo ragazzo aumentavano, le portavo sempre con me e richiedevano sempre più attenzione. Questo impegno mi ha costretto ad essere più serio con la mia vita e con le cose che ho più a cuore, a mettermi di fronte ai miei limiti, a chiedere aiuto e quindi ad aprirmi a qualcosa che arriva fuori da me, che dà senso a tutto i miei gesti e mi libera dagli errori».

A questo punto la risposta al quiz televisivo sembrerebbe scontata: è di persone ormai «sistemate» che stiamo parlando. Sì, però prima un'altra domanda: "Chi ci crede che in realtà Ilenia ha 24 anni e Orazio 27, entrambi studenti universitari-lavoratori?". La migliore risposta la riceviamo da un fatto accaduto ad Ilenia: «Qualche giorno fa, tornando da una visita per l'invalidità civile, la signora che ho accompagnato, affidandomi una questione molto personale mi ha detto: "Tu sei piccola rispetto a me ed io lo so che ti dico delle cose che sono tanto più grandi di te, ma quando siamo insieme mi sento forte, mi ritorna la speranza e posso affrontare la realtà"».

Saremo anche stati eliminati al quiz televisivo, ma chissà da questa storia non abbiamo guadagnato un po' più si fiducia nei giovani.

Articolo pubblicato dal blog Vino Nuovo

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