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Card. Bagnasco: “Il giornalista non è un demiurgo, ma un mediatore”

@DR
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All’Assemblea nazionale della Fisc, denuncia: professione giornalistica in affanno, “uso strumentale e destabilizzante di notizie non verificate”

LA CRISI DI CREDIBILITÀ DEL GIORNALISMO

“Non si può negare – ha detto il cardinale Bagnasco, parlando alla Fisc della crisi di credibilità del giornalismo – che nel nostro Paese si avverta la presenza di proprietà editoriali invadenti e comunque molto più versate alla tutela dei propri interessi che alla qualità dell’informazione. D’altra parte un sistema non può garantire l’indipendenza di giudizio quando è economicamente dipendente da quei poteri che dovrebbe controllare. Ciò pone, peraltro, una questione centrale perché la qualità della comunicazione contribuisce non poco alla salute di un Paese democratico”. Per il cardinale, “accanto a questi condizionamenti forti che provengono dall’esterno, occorre evidenziare anche possibili condizionamenti interni che inducono il giornalista ad autocensurarsi per non disturbare chi può danneggiarlo o, al contrario, gratificarlo”. Proprio “a partire dalla concretezza della responsabilità personale”, secondo il cardinale, “è possibile individuare anche oggi le tracce molteplici di un giornalismo che sa resistere alla tentazione del servilismo e del carrierismo, rendendo così un ‘servizio pubblico’. Ci sono addirittura giornalisti che sacrificano la loro vita, come è accaduto in tutto il mondo per centinaia di essi. Ciò dimostra che si può agire diversamente rispetto a un quadro che sembra rendere impossibile l’esercizio di un compiuto ruolo sociale”.

“Il giornalismo cattolico – ha proseguito il cardinale Bagnasco, rivolgendosi ai direttori dei settimanali Fisc – non può esimersi da una seria valutazione del proprio operato mettendo in conto i rischi evocati, ma anche le possibilità di testimonianza sottese. Non vi è dubbio che la caratteristica vicinanza al territorio, che disegna il profilo dei settimanali cattolici, sia una garanzia di concretezza e di attenzione alla gente, e tuttavia occorre rinverdire e rimotivare l’impegno per un giornalismo costruttivo e mai polemico, popolare e mai populista, sempre espressione dell’identità culturale e religiosa del nostro popolo e mai di lobby o di ideologica precomprensione”. “Se saprete dire una parola di senso, di comprensione, di ascolto e di consolazione davanti alla vita e alle sue vicende liete e tristi, saprete ritrovare la più nobile missione del giornalismo che è quella di dar voce a chi non l’ha, perché la credibilità si fonda sull’integrità, l’affidabilità e la coerenza del giornalista.

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