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Ripartire da eccellenze e posti di lavoro già esistenti per arginare la disoccupazione

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Tassinari (Acli): senza una cabina di regia tra “adulti” per i giovani futuro poco roseo

C'è un modo di arginare la disoccupazione che in Italia ha raggiunto, secondo l'Istat, il nuovo livello record del 12,5%? Cosa non sta funzionando nelle politiche di governo che, alla luce di questo dato, non hanno prodotto inversioni di tendenza? Ci siamo rivolti ad un esperto di politiche del lavoro, Stefano Tassinari, vicepresidente e responsabile nazionale lavoro delle Acli per capire se c'è ancora la possibilità di consegnare un futuro alla generazione degli attuali ventenni e trentenni. Quella che dovrebbe essere la classe attiva per eccellenza è impelagata in un pantano dal quale non sembra uscirne dove crescono sfiducia e precarietà a fronte di un numero di nuovi assunti nettamente inferiore all'offerta. Rispetto ad un anno fa, è lievitato dell'1,2% il numero dei senza lavoro.

La situazione è drammatica. Si sta bruciando un'intera generazione.

Tassinari: «I giovani stanno pagando più di tutti il dramma della nostra economia. Su di loro si stanno scaricando le incertezze del Paese. Un Paese dove c'è assenza di turn over, dove il sommerso continua a crescere e aumenta lo scoramento da parte di chi non riesce a trovare un lavoro. La domanda vera è una sola: l'Italia cosa vuol fare da grande?».
 
E la risposta qual è?

Tassinari: «Che siamo in un Paese che offre una miriade di vocazioni e potenzialità ma tutto si muove in solitudine, senza collegialità, senza una visione e una programmazione comune del futuro. Manca la squadra e i rappresentanti istituzionali insieme a quelli del mondo dell'impresa e ai rappresentanti dei vari settori, dei lavoratori e delle nuove esperienze di imprenditorialità sociale del terzo settore devono concertare una strategia comune. Questa è purtroppo la verità. Innovazione, efficienza energetica, made in Italy, la filiera agroalimentare di qualità, beni culturali, turismo sono ad esempio quattro settori in cui con investimenti non grandissimi ma mirati, si possono generare risultati importanti in termini di posti di lavoro. Ma gli "adulti" non scelgono e così i giovani non riescono ad avere opportunità».

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