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Tassare la casa, ecco perché è una scelta iniqua

@DR
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L'economista Bruni: non in linea con la Dottrina sociale della Chiesa, accettabile se "una tantum"

La privata proprietà non venga oppressa da imposte eccessive. Siccome il diritto della proprietà privata deriva non da una legge umana ma da quella naturale, lo Stato non può annientarlo, ma solamente temperarne l’uso e armonizzarlo col bene comune. È ingiustizia ed inumanità esigere dai privati più del dovere sotto pretesto di imposte” (Papa Leone XIII, Enciclica Rerum novarum, 15 maggio 1891, n. 35).

“[Dichiariamo] non essere lecito allo Stato di aggravare tanto con imposte e tasse esorbitanti la proprietà privata, da renderla quasi stremata” (Papa Pio XI, Enciclica Quadragesimo anno, 15 maggio 1931, n. 49).

Sarebbero sufficienti questi due stralci delle Encicliche "Rerum Novarum" e "Quadragesimo anno" ad alimentare i dubbi sulla reale bontà di una tassazione sui patrimoni della gente ed in particolare sulla casa, considerato un bene primario. Ed è proprio l'imposta sulle abitazioni di proprietà ad essere al centro del dibattito in Italia in queste ore. Secondo la legge di stabilità, che si appresta a varare il Parlamento, sarà reintrodotta e si chiamerà Tasi. In sostanza andrà a sostituire l'Imu che sembrava essersi dissolta con l'illusorio congelamento del provvedimento. La logica Ici-Imu-Tasi è quella del mosaico: si toglie un pezzo, gli si cambia solo il nome e lo si reinserisce nella stessa casella rimasta vacante. Cercando di indorare il più possibile all'opinione pubblica la nuova imposta. Ma esiste oggi un punto dove possono incrociarsi la tassazione sulla casa e la dottrina sociale della Chiesa, avversa all'imposizione fiscale dei patrimoni? Una soluzione ci sarebbe e ne abbiamo discusso col professore Luigino Bruni, docente di economia politica all'Università di Milano Bicocca. 

Professore, tassazione della casa e teoria sulle imposte della Dottrina sociale della Chiesa sono davvero agli antipodi?

«Direi che ci sono delle distanze e bisogna considerare tre ordini di motivi. Il primo è che, in generale, il tema dei patrimoni è molto delicato. Un patrimonio è di fatto un risparmio già tassato. Non a caso Luigi Einaudi parlava di "doppia tassazione del risparmio". Sui soldi che oggi si guadagnano c'è già un ampio prelievo di imposte da parte dello Stato. E' inopportuno che su quella fetta di patrimonio che si possiede, si debba anche pagare una ulteriore tassa sulla casa».

Già questo primo punto risponde al quesito. La tassa sulla casa e la Dottrina sociale sono lontane.

«Aspetti perché arrivo al secondo problema. La Dottrina sociale della Chiesa ammette e riconosce che in casi eccezionali un Paese possa operare questa "doppia tassazione" nei confronti dei suoi cittadini. E quindi giustifica il prelievo sul patrimonio. Ma c'è una postilla molto netta: il carattere della eccezionalità. Dunque se la tassazione sul patrimonio è una tantum, allora ci può stare. Se invece avviene ogni anno, così come sta accadendo in Italia, che si chiami Ici, Imu o Tasi, siamo di fronte ad una forma iniqua del sistema tributario».

Una tassa che dunque è ingiusta.

«Una tassa del genere massacra le famiglie. E le aggiungo anche un altro punto a sfavore di questo provvedimento: la prima casa per ogni famiglia è un bene primario, non è equiparabile ad esempio a patrimoni speculativi come i titoli di Stato, la cui tassazione oggi arriva al 20%. Pertanto i tre motivi che ho citato rendono complicato anche da un punto di vista etico la giustificazione di un provvedimento del genere». 

Eppure il Parlamento italiano si appresta a vararlo.

«Un errore perché abbiamo una tassazione già troppo elevata. Lo avrei anche giustificato se magari serviva solo per quest'anno per evitare l'aumento di un altro percentuale di Iva. Ma per come è stata impostata la discussione davvero non lo comprendo. Non risolviamo la crisi pensando a tassare e a rincorrere l'evasione fiscale. Il vero problema è creare nuova ricchezza, lavoro, occupazione. Siamo in un Paese dove paradossalmente la tassazione sul reddito di impresa è al 40% e quello sui redditi dei cittadini è al 50%, mentre il gioco d'azzardo è scandalosamente tassato all'8%. In un Paese come il nostro rendere ancora più complicata la vita di chi deve stimolare i consumi caricandolo di ulteriori tasse e imponendone addirittura una fissa ogni anno sulla casa, significa soffocare ogni possibilità di sbloccare l'economia». 

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