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Dalla “Evangelii nuntiandi” alla “Evangelii gaudium”

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Il Sismografo - pubblicato il 26/11/13

Bergoglio: "La dolce e confortante allegria di evangelizzare"

di Luis Badilla

Se la prima Esortazione Apostolica di Papa Francesco, "Evangelii gaudium", fosse un documento post-sinodale classico, nel solco della tradizione, dovrebbe incentrarsi specificamente sul tema del Sinodo 2012 dedicato alla "nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana". E' stato detto però che non è corretto l'uso dell'espressione "post-sinodale". Per capire meglio e di più si dovrà attendere la presentazione annunciata per domani martedì 26 novembre, anche se da ieri circolano le prime copie del documento, alcune delle quali sono state consegnate dallo stesso Papa a un gruppo di fedeli nel corso della Celebrazione Eucaristica a chiusura dell'Anno della fede.

La Sala stampa della Santa Sede nell'annunciare la conferenza stampa per la presentazione del documento (con le relazioni di mons. R. Fisichella, L. Baldisseri e C. M. Celli) al posto di usare la dicitura sinodale ("nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana") ha usato un'altra molto più estesa e aperta: "annuncio del Vangelo nel mondo attuale". Ovviamente non sono concetti in contraddizione e antagonistici, ma sono diversi dal punto di vista dell'ottica dell'elaborazione, nelle prospettive alle quali si aprono le riflessioni e dal punto di partenza del testo. 

Sembra di capire che il documento di Papa Francesco abbia una struttura che si basa su 4 punti fermi: a) Annuncio, b) Vangelo, c) Mondo, d) Situazione odierna, tutti argomenti più che sufficienti per dare consistenza e vita a un "quasi Enciclica" come è stato detto tramite Twitter, da alcune persone che hanno dato uno sguardo sommario al documento.

Si è detto anche che il documento è "corposo", "con quasi 300 punti", "molto ben elaborato e con una struttura chiara e pedagogica".
E' probabile che nell'importante documento del Santo Padre ci sia molto delle 58 proposizioni conclusive del Sinodo 2012 consegnate come contributo a Benedetto XVI, ma il tutto con una "lettura bergogliana" dove spiccano parole molto ricorrenti nelle sue omelie come arcivescovo di Buenos Aires ogni qualvolta parlava di evangelizzazione: "audacia, fervore apostolico e impeti interiore". Nel suo famoso intervento in una delle Congregazioni generali pre-conclave, l'allora cardinale Jorge Mario Bergoglio parlò della "dolce e confortante allegria di evangelizzare".

Ecco le parole dell'ex arcivescovo di Buenos Aires: "Si è fatto riferimento all'evangelizzazione. È la ragione per la Chiesa. “Conserviamo la dolce e confortante gioia di evangelizzare, anche quando occorre […] sia annunziato e la Chiesa sia impiantata nel cuore del mondo» (Paolo VI). È lo stesso Gesù Cristo che, dal di dentro, ci spinge.

1) Evangelizzare suppone zelo apostolico. Evangelizzare suppone nella Chiesa la parresia (testimonianza, ndr) di sé stessa. La Chiesa è chiamata ad uscire da se stessa e andare nelle periferie, non solo geografiche, ma anche nelle periferie esistenziali: dove alberga il mistero del peccato, il dolore, l’ingiustizia, l’ignoranza, dove c’è il disprezzo dei religiosi, del pensiero, e dove vi sono tutte le miserie.

2) Quando la Chiesa non esce per evangelizzare, diventa auto-referenziale e si ammala (cfr. La donna curva ripiegata su se stessa di cui parla Luca nel Vangelo (13,10-17). I mali che, nel tempo, colpiscono le istituzioni ecclesiastiche sono l’auto-referenzialità e una specie di narcisismo teologico. Nell’Apocalisse Gesù dice che Lui è alla porta e bussa. Ovviamente il testo si riferisce al fatto che lui colpisce la porta dal di fuori per entrare… Ma penso ai momenti in cui Gesù bussa dall’interno per lasciarlo uscire. La Chiesa autoreferenziale pretende di tenere Cristo dentro di sé e non lo fa uscire.

3) Quando la Chiesa è auto-referenziale, crede involontariamente di avere una luce propria. Non è più la certezza di mirare il mysterium lunae, invece va verso un male tanto grave noto come mondanità spirituale (Secondo de Lubac, è il peggior male che possa capitare alla Chiesa). La Chiesa vive per dare gloria degli uni agli altri. In parole povere ci sono due immagini della Chiesa: la Chiesa evangelizzatrice che diffonde “Dei Verbum religiose audiens et fidenter proclamans”  e la Chiesa mondana che vive in sè e per sé stessa. Questa analisi dovrebbe far luce sui possibili cambiamenti e sulle riforme che devono essere fatte per la salvezza delle anime.

4) Pensando al prossimo Papa, c’è bisogno di un uomo che, che dalla contemplazione e dall’adorazione di Gesù Cristo  aiuti la Chiesa a uscire da se stessa  verso la periferia esistenziale dell’umanità, in modo da essere madre feconda della “dolce e confortante gioia di evangelizzare”.

In tutte queste riflessioni risuonano spesso molti contenuti di un'altra Esortazione Apostolica dedicata all'Evangelizzazione: quella di Paolo VI, "Evangelli nuntiandi", firmata 38 anni fa, precisamente l'8 dicembre 1975. Questo documento fondamentale di Papa Montini si apre con queste parole: "L'impegno di annunziare il Vangelo agli uomini del nostro tempo animati dalla speranza, ma, parimente, spesso travagliati dalla paura e dall'angoscia, è senza alcun dubbio un servizio reso non solo alla comunità cristiana, ma anche a tutta l'umanità. Di qui il dovere di confermare i fratelli, che Noi abbiamo ricevuto dal Signore con l'ufficio di Successore di Pietro, e che è per Noi un «assillo quotidiano», un programma di vita e d'azione, e un impegno fondamentale del Nostro Pontificato; questo dovere Ci sembra ancora più nobile e necessario allorché si tratta di incoraggiare i nostri fratelli nella missione di evangelizzatori, affinché, in questi tempi d'incertezza e di disordine, essi la compiano con amore, zelo e gioia sempre maggiori".

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