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Per la giustizia sociale, il lavoratore deve partecipare all'impresa

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Reporte Católico Laico - pubblicato il 06/11/13

La dottrina sociale della Chiesa contro la droga del denaro del capitalismo e la schiavitù del potere del comunismo

di Valentín Arenas Amigó

Chi gestisce l’impresa privata nel Paese non capisce cosa sta accadendo in Venezuela da quindici anni. La nostra esperienza personale e la formazione cristiana ci permettono di comprendere perché è accaduto ciò che è accaduto e come sarebbe stato possibile evitarlo. Condividiamo queste riflessioni.

Il sistema di libera impresa ha indubbi vantaggi, ma anche svantaggi che minacciano la sua esistenza.

L’obiettivo del sistema capitalista, che pratica la libertà economica totale e la libera concorrenza, è ottenere la maggior produzione possibile al minor costo per ottenere così il massimo utile.

Questo è giusto, ma porta l’impresa a dimenticare la sua funzione sociale, perché i consumatori-compratori sono esseri umani e non pezzi di una macchina per fare soldi.

Questa piccola dimenticanza fa sì che nei Paesi capitalisti la maggiore ricchezza tenda a concentrarsi in una minoranza mentre la povertà cresce sempre più.

Questa realtà, che non smette di essere giusta per il fatto di negarla, è quella che ha promosso l’esistenza di regimi di sinistra – socialisti, comunisti e simili – che hanno approfittato della mancanza di giustizia sociale nelle maggioranze per lanciare movimenti politici che si nutrono dei cittadini che non hanno di che nutrirsi.

La persona umana ha una dignità superiore con diritti umani conseguenti, e quando questo viene disconosciuto dalla patologia del lucro a tutti i costi è facile farla reagire contro l’ordine politico vigente in un Paese, che per quel popolo che manca di risorse vitali è percepito come un immenso disastro e un’enorme ingiustizia.

Che succede allora? Ciò che accade è che si lancia sul mercato politico quella che viene chiamata “rivoluzione” ma poi, una volta raggiunto il potere politico, la giustizia sociale promessa non beneficia il popolo, che continua ad essere ignorato, ma l’altra minoranza, esigua come quella del capitalismo, che finisce per essere l’unica beneficiaria del nuovo sistema a scapito delle maggioranze.

In un sistema capitalista il popolo migliora la propria situazione compiendo un enorme sforzo per molto tempo, in un sistema comunista il popolo deve rassegnarsi alla miseria perché se protesta viene imprigionato.

Gli scioperi sono considerati non un diritto del lavoratore insoddisfatto, ma una minaccia verso chi esercita il potere politico, il che ha conseguenze per la libertà di quanti protestano.

Allora, può pensare il lettore, se né il capitalismo né il comunismo servono per fare giustizia sociale, qual è la via? Oppure bisogna rassegnarsi ad essere poveri per sempre?

Senza dubbio c’è una via e l’hanno indicata i papi in molte encicliche. Da sempre consigliano prima di conoscere e poi di applicare la dottrina sociale cristiana, che rifiuta allo stesso modo il capitalismo perché è vittima della droga del denaro e il comunismo perché la sua droga preferita è il potere, e ci si droga con questo negando perfino il diritto di essere liberi.

Lapartecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese contribuisce a migliorare la loro distribuzione e rafforza l’unità di produzione economica aggregando i lavoratori all’impresa, che resta così blindata di fronte a potenziali nemici perché attua una vera giustizia sociale, perché con quella partecipazione la ricchezza non si concentra.

La Chiesa non ha imprese né ha aspirazioni politiche di alcun tipo, perché la sua funzione è un’altra: seminare valori in ogni società. Potrà mettersi in pratica o meno la sua dottrina sociale, ma ciò che predica continuerà ad essere la via per raggiungere la giustizia sociale rispettando la dignità della persona umana.

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