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Le chiese cristiane nei Paesi arabi

@Oasis

Fondazione Oasis - pubblicato il 31/10/13

Chiesa del Calvario però non è solo una questione di mentalità (maggioranza/minoranza). Recentemente si sono verificati casi in cui alcune chiese in taluni Paesi arabi sono state oggetto di aperta persecuzione: il Libano meridionale nel 1860, gli assiri in Iraq negli anni trenta del secolo scorso, i copti nella seconda metà del ventesimo secolo e tuttora. Quanto a quello che sta avvenendo in Siria, non c’è dubbio che [in linea di principio] esso tocca il siriano cristiano tanto quanto il siriano musulmano, ma al tempo stesso i movimenti islamisti estremisti prendono apertamente di mira i cristiani.
Una delle conseguenze più pericolose del fatto di essere Chiesa del Calvario, sofferente e piccola di numero, è l’esodo dei cristiani arabi. Emigrare in sé è un fenomeno che è proprio di tutte le epoche e di tutti i Paesi. I cristiani dei Paesi arabi lo hanno conosciuto a partire dal diciannovesimo secolo. Le cause più importanti sono state nel passato la condizione economica nella stagione del dominio turco, in particolare in Libano, Siria e Palestina. È chiaro oggi che quei Paesi arabi che vivono una situazione politica difficile vedono un’emigrazione più sostenuta. Per esempio, la percentuale dei cristiani palestinesi all’interno delle terre palestinesi è dell’1,2% mentre la percentuale dei cristiani palestinesi nei Paesi dell’emigrazione raggiunge il 10%. L’aspetto più pericoloso del fenomeno dell’emigrazione è che i Paesi arabi
perdono i loro elementi cristiani migliori, le persone giovani e istruite, ciò che accresce la responsabilità di chi resta in patria per provvedere al sostentamento di anziani, bambini e giovani. Le diverse chiese cercano di arrestare l’esodo con vari mezzi: materiali, costruendo delle abitazioni per le giovani famiglie e cercando di trovare loro un lavoro fisso (per fare un esempio, più del 30% dei cristiani palestinesi lavorano in istituzioni ecclesiali) e scuole di alto livello (sono decine le scuole e università a Betlemme, Amman, Ibillin, Beirut e Baghdad). Al tempo stesso esse cercano di sottolineare come la presenza cristiana nei Paesi arabi sia una missione di fede che viene da Dio e che tutti sono chiamati a vivere, nonostante le difficoltà. Alcuni ne restano convinti, ma il pensiero del futuro dei figli rimane più forte. Alla fin fine le chiese possono fare molte cose e numerose attività per rafforzare la presenza cristiana, ma non possono prendere il posto dei governi competenti. La soluzione ideale per arrestare l’esodo resta il ripristino della sicurezza, della pace e della giustizia perché è errato pensare che chi emigra trovi un lavoro e un futuro migliore.

Chiesa del Calvario sì, Chiesa del dolore sì, ma la croce del dolore la Chiesa la porta insieme al Signore crocifisso e con la forza che proviene da lui. Le chiese nei Paesi arabi sanno, dicono e ripetono che è Dio ad averci voluto nei Paesi arabi per vivere la nostra fede e rendergli testimonianza nel luogo e nel tempo in cui ci ha posti. Se ci ha voluti cristiani arabi, è perché viviamo la nostra fede nella tenda araba e tra i nostri fratelli compatrioti musulmani ed ebrei. Altrimenti ci avrebbe creati cristiani in qualche altro Paese del vasto mondo. Per questo le chiese nei Paesi arabi vivono la loro croce mescolata alla gloria della risurrezione. E vengo così al terzo e ultimo punto del mio intervento.

Chiesa della risurrezione. Primo fondamento di questa espressione è la fede. La nostra fede cristiana ci dice infatti che la croce non è la parola finale dell’opera redentrice. La parola finale è la risurrezione, che è il fondamento della nostra fede. San Paolo dice: «Ma se Cristo non è risorto dai morti, siamo i più infelici di tutti gli uomini e vana è la nostra fede. Ma Cristo è risorto» (cfr. 1Cor 15,14). Per questo ripetiamo quello che ha detto Papa Francesco il Venerdì Santo di quest’anno: «La morte non è un muro contro cui andiamo a sbattere, la morte è una porta da cui passiamo verso una vita di gloria». E diciamo: «Essere Chiesa del Calvario non è un destino ineluttabile da vivere con la testa bassa, essere Chiesa del Calvario è la nostra via per arrivare alla Chiesa della gloria, per condividere la gloria con Cristo dopo aver condiviso con lui la Sua passione sul Calvario”.

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Tags:
chiesa cattolica
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