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Germania: la reggia del Vescovo?

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Lucandrea Massaro - Aleteia Team - pubblicato il 22/10/13

31 milioni per la nuova residenza episcopale della diocesi di Limburg e i fedeli si chiedono perché spendere così i soldi della Chiesa

In Germania è esploso un caso che – per effetto e portata – può essere paragonato ad analoghe situazioni di uso disinvolto dei fondi del finanziamento pubblico da parte di alcuni partiti in Italia.  Vengono alla memoria i diamanti comprati dalla Lega, piuttosto che cene, vacanze ed appartamenti comprati dall'ex tesoriere della Margherita. La differenze è che in questo caso. l'abuso tocca direttamente la Chiesa cattolica e indirettamente il meccanismo di finanziamento di cui le confessioni religiose godono in Germania. 
Lo scandalo è suscitato dalle spese che il vescovo di Limburg, monsignor Franz-Peter Tebarz-van Elst, ha autorizzato per la ricostruzione della residenza ufficiale: la diocesi ha sborsato 31 milioni di euro, comprensivi – la stampa tedesca l'ha più volte sottolineato – di 15 mila euro per una vasca da bagno. E' evidente che la cifra in sé è alta, molto alta, probabilmente sproporzionata e stride con l'invito alla sobrietà e alla povertà che Papa Francesco porta avanti dall'inizio del suo pontificato. (konradsblatt-online.de , 16 ottobre).
Lo scandalo dunque proviene da quello che sembra uno sperpero, ma per capire meglio la questione è bene capire come funziona il finanziamento alle chiese in Germania. Nel paese di Kant e Goethe esiste una specifica tassa che finanzia direttamente le chiese cattoliche e protestanti (e non solo loro naturalmente) in modo molto generoso, essa è a carico del contribuente nell'ordine del 8-9% (a seconda del Land), ed è automatica, cioé a meno di una richiesta di esclusione da questa tassa aggiuntiva, tutti i battezzati sono obbligati a pagarla. Chi non la paga viene escluso dai sacramenti e da gran parte dell'associazionismo cattolico. Già durante l'esplosione dello scandalo sulla pedofilia molti tedeschi si sono sentiti traditi dall'atteggiamento tenuto dalle gerarchie e hanno fatto (in diverse migliaia) un passo indietro (Vino Nuovo, 29 settembre 2012). 
Nel 2012, i cattolici hanno versato 5,12 miliardi di euro alla loro Chiesa. Un po' più dei protestanti (4,63 miliardi).In questo paese in cui le Chiese gestiscono innumerevoli servizi sociali (asili nido, scuole, ospedali, case di riposo…) al punto da essere il secondo datore di lavoro dopo lo Stato, molti fedeli si chiedono, in occasione di questo scandalo, se il loro denaro venga usato bene. Ora il dibattito nell'opinione pubblica cattolica si è riaperto: per cosa pago questa tassa? Per la Caritas, i Seminari, gli asili e le scuole cattoliche oppure per permettere ai vescovi di girare in BMW e fare il bagno in vasche ultra accessoriate? (Le Monde, 20 ottobre)
A tutto questo si aggiunge la difesa a spada tratta che l'arcivescovo Gerhard Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha immediatamente dispiegato per il confratello “spendaccione” attaccando la stampa accusandola di dire falsità, ma come fa notare il The Tablet (19 ottobre), erano le stesse accuse che anni addietro venivano fatte ai giornali che parlavano dei casi di pedofilia. Possono essere esagerate o strumentali, ma si basano molto spesso su casi reali e documentati, come – purtroppo – la storia recente ha confermato. La speranza è che non sia una riedizione dello stesso clima, di fronte ad un nuovo peccato della Chiesa. 
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