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I gioielli sono compatibili con la povertà evangelica?

Francisco acaricia a un hombre – it

© GREGORIO BORGIA / POOL / AFP

Patricia Navas - Aleteia Team - pubblicato il 21/10/13

Intervista all'orefice che ha realizzato l'anello di papa Francesco

L’anello d’argento di papa Francesco è “l’espressione minima”: risulterebbe difficile creare un anello più semplice, ha dichiarato l’orafo di Barcellona che lo ha realizzato, Manel Capdevila, in questa intervista concessa ad Aleteia in cui condivide la sua visione sull’oreficeria, un’arte e non un’espressione di ostentazione.

I gioielli sono compatibili con la povertà evangelica?

Manel Capdevila: In base al nostro modo di intendere l’oreficeria, non come qualcosa da ostentare né come un valore materiale, ma come una cosa simbolica, artistica e creativa, sì. I simboli e l’arte sono assai collegati all’elemento spirituale. Questa è la mia percezione, ovviamente, ma è un dibattito senza fine, ci sono opinioni per tutto.

Ci sono limiti in ogni cosa. Se i gioielli vengono concepiti come una ricchezza materiale – c’è gente che li vede in questo modo e molte volte è effettivamente così –, questo si scontra frontalmente con la povertà, ma se si concepiscono come creazione, come pezzi artistici depositari di simboli, possono al contrario trasmettere e aiutare ad arricchire le persone.

Sia dentro che fuori la Chiesa ci sono opinioni diverse. Noi, anche se sembra una contraddizione, elaboriamo i nostri pezzi dal punto di vista creativo.

Potremmo realizzare quadri o sculture, che in genere sono già concepiti come forme d’arte, ma quando si tratta di oreficeria non si ha la stessa opinione, e noi siamo contrari a questo pregiudizio: il fatto di lavorare con alcune tecniche particolari non deve implicare l’inclusione o l’esclusione dall’ambito artistico. Un dipinto può essere un bene di lusso oppure un’opera artistica.

Ci spieghi la storia dell’anello del papa. Com’è nato questo incarico e com’è stato ricoprirlo?

Manel Capdevila: All’origine di tutto c’è stato un cardinale di Roma con cui abbiamo rapporti da molti anni e con il quale c’è stato un lavoro congiunto di vari pezzi. Egli conosceva il papa prima che venisse eletto, e dopo la sua elezione ci ha chiesto se potevamo realizzare un anello. È un incarico che ci ha riempito di gioia.

Abbiamo parlato di come realizzarlo e ci hanno chiesto alcuni requisiti: che avesse base esagonale e una croce, che fosse d’argento e fosse un pezzo di semplice concezione, facile da indossare.

Abbiamo elaborato una serie di proposte e disegni, li abbiamo presentati, ci siamo scambiati le idee e abbiamo modificato le cose fino a giungere a una proposta concreta, l’abbiamo realizzata e e quindi consegnata l’estate scorsa.

Non abbiamo avuto contatti diretti con il papa, ma il cardinale ci ha detto che è rimasto soddisfatto.

È un anello particolarmente “povero”?

Manel Capdevila: Sì, a mio avviso è l’espressione minima. È difficile realizzare un anello più semplice. Elaborare un pezzo che abbia la propria personalità, la propria forza – anche questo è importante, cercare di trovare volumi e forme adatte affinché sia elegante, moderno… non è poco quello che siamo riusciti a fare!

Per noi è una soddisfazione. Noi siamo piccoli, ma tutti i clienti hanno la stessa importanza. Cerchiamo di far sì che tutti i pezzi abbiano un carattere, una forza. Il papa è una persona famosa, tutti lo conoscono e suscita grande gioia, ma lo sforzo che abbiamo dedicato a questo lavoro è simile a quello che impieghiamo per gli altri pezzi.

Come nasce la sua dedizione per l’oreficeria religiosa?

Manel Capdevila: Esistiamo da più di 100 anni, da quando il mio bisnonno ha iniziato a lavorare nel campo della gioielleria e dell’oreficeria.

In questo periodo abbiamo realizzato molti lavori, sia per l’ambito civile che per quello religioso. Prima realizzavamo più pezzi di oreficeria religiosa, ormai non se ne producono tanti…

Come lavorate questi pezzi?

Manel Capdevila: Tutti i pezzi sono unici: lavoriamo in modo molto personalizzato, sia nel realizzarli che nel rapporto con il cliente, che può essere un sacerdote che ordina e vuole un calice, un vescovo che ha bisogno di un pettorale, una comunità religiosa…

Seguiamo tutto il processo dal bozzetto iniziale, per nostra iniziativa o su commissione. A partire dal rapporto e dalle conversazioni con il cliente si fanno progetti e si disegna un pezzo unico. Poi si realizza. Lavoriamo a mano, non in serie.

La vocazione è che i pezzi abbiano anche uno spirito, oltre all’aspetto strettamente manuale, legato a criteri artistici. Personalizziamo i pezzi e cerchiamo di far sì che abbiano la propria forza come oggetti artistici.

Non lavoriamo dal punto di vista del lusso e dell’ostentazione, tanto presente nella visione moderna della gioielleria. Noi seguiamo un’altra strada. Sia a livello di gioielleria che di oreficeria vogliamo pezzi d’arte, creativi.

In cosa si distinguono gioielleria e oreficeria?

Manel Capdevila: Bisognerebbe prendere dizionari ed enciclopedie, a volte i significati delle parole si sovrappongono.

Quando parliamo di gioielleria intendiamo l’oggetto ornamentale sul corpo, ad esempio dei ciondoli o l’anello di un vescovo.

L’oreficeria è intesa come il lavoro chiamato anche gioielleria. Oggi gli orafi sono anche gioiellieri.

Quando si parla di oreficeria ci si riferisce in genere a oggetti d’argento, per un uso civile o religioso: un candelabro, un vaso, un servizio da tè, un tabernacolo, una patena, un calice…

Che rapporto ha il suo lavoro con la sua fede personale?

Manel Capdevila: Io separo molto le mie convinzioni dal lavoro: non devono essere sempre d’accordo. Ci riteniamo artigiani, artisti… ognuno ha la sua fede ed è importante come parte della persona, ma non è la base creativa, solo una parte di essa, non il fondamento unico.

Personalmente appartengo alla cultura cristiana, ma siamo un’équipe di circa venti persone e ciascuno ha il proprio criterio.

Quali opere di gioielleria o di arte religiosa sottolineerebbe tra quelle che avete realizzato?

Manel Capdevila: Dipende dal criterio al quale si dà priorità… Dopo cent’anni è difficile ricordarsi di tutte, dai tanti pezzi per i sacerdoti che si ordinano fino agli oggetti più singolari.

Abbiamo lavorato molto nel Monastero di Montserrat. Mio nonno ha avuto grandi rapporti con l’abate Escarré. Abbiamo realizzato pezzi della corona che si trova sull’altar maggiore, la croce che lo sormonta, molte lampade votive, l’anello dell’abate Escarré…

Ultimamente abbiamo realizzato il tabernacolo della basilica della Sagrada Familia, un’opera che ci ha dato grande piacere per quello che rappresenta. Per il monastero di Poblet abbiamo realizzato dei pastorali… è difficile scegliere.

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