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Dare speranza alle coppie non fertili

C Andrews

Aleteia - pubblicato il 21/10/13

Uno degli aspetti più dolorosi della lotta all'infertilità è il fatto che le persone che non capiscono il problema parlano troppo e ascoltano poco

di Leslie Fain

Quando Lindsay Campbell si è sposata a 21 anni, non sospettava che gli anni successivi avrebbero implicato lunghi periodi di infertilità, aborti, interventi chirurgici e recuperi lunghi e dolorosi. Un esperto di fertilità di fama mondiale a Houston disse a lei e al marito Bruce che avevano meno del cinque per cento delle possibilità di avere un bambino.

“Avevo organizzato tutta la mia vita intorno all'essere madre – racconta –. Avevo compiuti studi propedeutici alla medicina cambiando poi la specializzazione perché non volevo fare niente che non mi permettesse di stare a casa”.

Qual è stato l'aspetto peggiore dell'infertilità? “Sono una cattolica praticante, e chiunque intorno a me aveva una famiglia numerosa. Sentivo come se fosse quasi uno status symbol,” afferma la Campbell. “La gente mi avrebbe chiesto: 'Da quanto sei sposata?' '[Io avrei risposto] Quattro anni’, [e avrebbero replicato] ‘Perché non hai figli?’. Essere così aperta alla vita e sapere che avrebbe potuto non accadere mai era frustrante. Mi preoccupavo che si chiedessero se usavo dei contraccettivi”.

Barbara Wyman è rimasta incinta del suo primo figlio con facilità e ha partorito a 24 anni, ma successivamente ha sofferto di infertilità secondaria. Si è sottoposta ai tipici trattamenti offerti negli anni Ottanta: farmaci per la fertilità, cure ormonali… Dopo essersi sottoposta a una procedura per eliminare le ostruzioni nelle sue Tube di Falloppio è rimasta incinta del secondo figlio. Dopo quella nascita, aveva difficoltà a restare incinta di nuovo, e anche se ha concepito due volte ha comunque abortito in entrambi i casi, una volta nel secondo trimestre. “L'unica ecografia che abbia mai fatto è stata per vedere il mio bambino morto”, ha dichiarato.

La Wyman, che all'epoca era episcopaliana, ha detto di non essere stata sostenuta da familiari e amici. “Se non ci sei passato non sai quanto possa essere terribile. Tutti dicevano: 'Hai un maschio e una femmina, bastano'”.

Cosa dovrebbero fare familiari e amici per sostenere le persone non fertili? “In primo luogo si può essere un amico che ascolta. Una persona che prega con il proprio amico”, ha detto Ira Winter, coordinatrice presso la Life Fertility Care Clinic del Warwickshire, in Inghilterra.

Uno degli aspetti più dolorosi della lotta all'infertilità, difatti, può essere il fatto che le persone che non capiscono la situazione parlino troppo e ascoltino troppo poco.

La gente con famiglie numerose scherzava con la Campbell dicendo “Prendi uno dei miei”. “Questo mi dava davvero fastidio. Come si può scherzare su una cosa di questo tipo? Io fatico ad avere un bambino e tu scherzi sul fatto di dare via uno dei tuoi”.

“Un'altra cosa che mi diceva la gente è 'Là fuori potrebbe esserci un bambino che ti aspetta'. Chiunque sentiva una grande necessità di dirmelo, e io mi ero stancata di sentirlo”, ha confessato la Campbell, che dopo grandi difficoltà è riuscita ad avere poi due figli biologici, ma lotta ancora contro l'infertilità.

Per la Wyman, i commenti peggiori venivano dai cattolici dopo che si era convertita al cattolicesimo a 45 anni. “Alcuni, vedendo che avevo solo due figli, dicevano: 'Sei fortunata – eri protestante e potevi usare la contraccezione quando eri più giovane', pensando che fosse per quello che avevo solo due figli”.

Cosa possono fare le Chiese per aiutare le persone che non sono fertili? Secondo la Campbell, un'idea potrebbe essere collegare con le madri in attesa che non vogliono tenere i propri bambini con le coppie non fertili che vogliono adottare.

In secondo luogo, Lindsay ha detto di pensare che le parrocchie dovrebbero avere dei gruppi di sostegno all'infertilità che siano pro-vita, fedeli al Magistero e coinvolgano come oratori medici pro-vita. “Troppo spesso i gruppi di sostegno si trovano solo attraverso un ospedale, e la via che viene prospettata è la fecondazione in vitro”.

A un certo punto, il medico della Campbell insisteva nel proporre la fecondazione in vitro, e gliela rese attraente. “Può essere difficile dire 'no' a un medico”.

L'unico gruppo di sostegno che conosceva era a due ore di distanza. “Non volevo guidare due ore per qualcosa che non era basato sulla fede. Quando si passa questa esperienza non si vuole alcun'altra tentazione”. “È un'esperienza solitaria quando non si conosce nessun altro che la stia attraversando”, ha aggiunto.

LaWinter ha aggiunto che potrebbe essere utile per le persone informarsi sulle cure dell'infertilità approvate dalla Chiesa, come la NaProTECHNOLOGY (Natural Procreative Technology), una nuova scienza per la salute femminile che monitora e mantiene la salute ginecologica e riproduttiva e fornisce cure mediche e chirurgiche che cooperano con il sistema riproduttivo.

“Amici e familiari non devono diventare esperti di questa opzione alternativa, ma forniscono un servizio reale alle coppie se hanno a disposizione queste informazioni, come è improbabile, almeno nel Regno Unito, che le coppie ne vengano a conoscenza attraverso il loro ginecologo “.

“Si può aiutare avendo il numero di telefono e il sito web della propria clinica NaPro locale nella rubrica del cellulare”, ha aggiunto la Winter. “Le conversazioni sulla fertilità saltano fuori nei luoghi più impensati, e in genere non si hanno opuscoli in borsa. [Si potrebbe dire] ‘Wow, ho sentito/ho letto qualcosa che potresti trovare interessante. Mi ha così colpito che ho registrato i contatti sul telefono. Eccoli'”.

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bioeticainfertilitanaprotecnologiasessualità
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