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Papa Francesco: “Lasciamoci scrivere da Dio la nostra storia, ascoltiamo la sua Parola”

© MASSIMILIANO MIGLIORATO/CPP

Radio Vaticana - pubblicato il 07/10/13

Durante l'omelia mattutina a Santa Marta, il pontefice rammenta come l'ascolto di Dio non sia appannaggio dei credenti o dei religiosi, Cristo spesso è ascoltato dagli insospettabili

di Alessandro Gisotti

Lasciamoci scrivere la nostra vita da Dio. E’ l’esortazione levata stamani da Papa Francesco che, nella Messa alla Casa Santa Marta, si è soffermato sulle figure di Giona e del Buon Samaritano. A volte, ha osservato il Papa, può succedere che anche un cristiano, un cattolico fugga da Dio, mentre un peccatore, considerato lontano da Dio, ascolti la voce del Signore.

Giona serve il Signore, prega tanto e fa del bene, ma quando il Signore lo chiama comincia a fuggire. Papa Francesco ha svolto la sua omelia incentrandola sul tema della “fuga da Dio”. Giona, sottolinea, “aveva la sua storia scritta” e “non voleva essere disturbato”. Il Signore lo invia a Ninive e lui “prende una nave per la Spagna. Fuggiva dal Signore”:
La fuga da Dio. Si può fuggire da Dio, ma [pur] essendo cristiano, essendo cattolico, essendo dell’Azione Cattolica, essendo prete, vescovo, Papa … tutti, tutti possiamo fuggire da Dio! E’ una tentazione quotidiana. Non ascoltare Dio, non ascoltare la sua voce, non sentire nel cuore la sua proposta, il suo invito. Si può fuggire direttamente. Ci sono altre maniere di fuggire da Dio, un po’ più educate, un po’ più sofisticate, no? Nel Vangelo, c’è quest’uomo mezzo morto, buttato sul pavimento della strada, e per caso un sacerdote scendeva per quella medesima strada – un degno sacerdote, proprio con la talare, bene, bravissimo! Ha visto e ha guardato: ‘Arrivo tardi a Messa’, e se n’è andato oltre. Non aveva sentito la voce di Dio, lì”.
Passa poi un levita, che, dice il Papa, avrà forse pensato: “Se io lo prendo o se io mi avvicino, forse sarà morto, e domani devo andare dal giudice e dare la testimonianza…” e passò oltre. Anche lui, osserva il Papa, fugge “da questa voce di Dio”. E aggiunge: “Soltanto ha la capacità di capire la voce di Dio uno che abitualmente fuggiva da Dio, un peccatore”, un samaritano. Questo, constata, “è un peccatore, lontano da Dio”, eppure “ha sentito la voce di Dio e si è avvicinato”. Il samaritano, osserva, “non era abituato alle pratiche religiose, alla vita morale, anche teologicamente era sbagliato”, perché i samaritani “credevano che Dio si dovesse adorare da un’altra parte e non dove voleva il Signore”. E tuttavia, è stata la sua riflessione, il samaritano “ha capito che Dio lo chiamava, e non fuggì”. “Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite versandovi olio e vino, poi lo caricò sulla cavalcatura” e ancora “lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Ha perso tutta la serata”:
“Il sacerdote è arrivato in tempo per la Santa Messa, e tutti i fedeli contenti; il levita ha avuto, il giorno dopo, una giornata tranquilla secondo quello che lui aveva pensato di fare, perché non ha avuto tutto questo imbroglio di andare dal giudice e tutte queste cose … E perché Giona fuggì da Dio? Perché il sacerdote fuggì da Dio? Perché il levita fuggì da Dio? Perché avevano il cuore chiuso, e quando tu hai il cuore chiuso, non può sentire la voce di Dio. Invece, un samaritano che era in viaggio ‘vide e ne ebbe compassione’: aveva il cuore aperto, era umano. E l’umanità lo avvicinò”. 
“Giona – osserva il Papa – aveva un disegno della sua vita: lui voleva scrivere la sua storia” e così anche il sacerdote e il levita. “Un disegno di lavoro”. Invece, prosegue il Pontefice, questo peccatore, il samaritano “si è lasciato scrivere la vita da Dio: ha cambiato tutto, quella sera, perché il Signore gli ha avvicinato la persona di questo povero uomo, ferito, malamente ferito, buttato sulla strada”:
“Io mi domando, a me, e domando anche a voi: ci lasciamo scrivere la vita, la nostra vita, da Dio o vogliamo scriverla noi? E questo ci parla della docilità: siamo docili alla Parola di Dio? ‘Sì, io voglio essere docile!’. Ma tu, hai capacità di ascoltarla, di sentirla? Tu hai capacità di trovare la Parola di Dio nella storia di ogni giorno, o le tue idee sono quelle che ti reggono, e non lasci che la sorpresa del Signore ti parli?” 
“Tre persone che sono in fuga da Dio – ha riassunto il Papa – e un’altra in situazione irregolare” che è “capace di ascoltare, aprire il cuore e non fuggire”. Sono sicuro, ha detto il Pontefice, che tutti noi vediamo che “il samaritano, il peccatore, non è fuggito da Dio”. Il Signore, ha concluso, “ci conceda di sentire la voce del Signore, la Sua voce, che ci dice: Va e anche tu fa così!”.
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omelia santa martapapa francesco
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