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Il "G8" del Papa si riunisce in Vaticano

© AFP PHOTO / VINCENZO PINTO

Lucandrea Massaro - pubblicato il 01/10/13

Dal 1 al 3 ottobre i cardinali chiamati a coadiuvare il Pontefice risiederanno a Santa Marta per avviare i lavori di riforma della Curia e decidere le sorti dello Ior

Lo storico della Chiesa Alberto Melloni ne parlava già alcuni giorni mettendo a fuoco di cosa si parla quando si affronta la notizia dell'incontro – iniziato oggi significativamente con la celebrazione Eucaristica del mattino – tra il Papa e gli 8 cardinali da lui scelti per affrontare la trasformazione della Curia e il funzionamento della Chiesa. E' anche uno dei temi dell'intervista che oggi è uscita su La Repubblica. Così il professore di Bologna: “Eppure nella prossima settimana Francesco si misura (e per sua scelta) con «la» questione del cattolicesimo romano dell'ultimo mezzo secolo: quella della collegialità. Questo è il senso del «G8» dei porporati che comincia il 1° ottobre. Essi si adunano senza una bolla, una lettera, un'omelia che  ne definisca lo statuto. Uno scarno comunicato istitutivo evocava una loro funzione di consiglio «ad gubernandam ecclesiam», che andava nella direzione della collegialità conciliare. In una predica Francesco ha alluso al bisogno di sinodalità di cui sono la risonanza”. Ulteriore dettaglio che non sfugge allo studioso del Concilio Vaticano II è che proprio la modalità di convocazione. Il Papa non ha già deciso, non ha intenzione di fingere una cessione di sovranità. Le scelte che compirà e è come se le “volesse fare «con» gli otto e non «prima» di loro un passo che avrebbe, quello sì, una portata storica. Perché quando il Papa dice in aereo le cose che tutti i parroci dicono in confessionale, colpisce un immaginario e soprattutto quell'immaginario incolto che vede nella Chiesa l'ottusa custode di un assolutismo della verità. Ma quando si misura — e con gli otto ha deciso di misurarsi — con «la» questione della collegialità scrive davvero la sua pagina di storia:quella che deciderà se Francesco vuol obbedire ora al concilio, rinviare questa obbedienza o delegarla al successore” (Corriere della Sera, 28 settembre).
Il gruppo di otto porporati è composto da: Giuseppe Bertello (unico italiano e unico curiale), Francisco Javier Errázuriz Ossa (cileno, unico emerito del gruppo), Oswald Gracias (Mumbai), Reinhard Marx (Monaco di Baviera), Laurent Monsengwo Pasinya (Kinshasa), Sean Patrick O’Malley (Boston), George Pell (Sidney), Andrés Rodríguez Maradiaga (Honduras). Quest’ultimo svolge anche l’incarico di coordinatore, mentre la funzione di segretario è stata affidata al vescovo di Albano Marcello Semeraro. 
I porporati hanno già ricevuto un’ottantina di proposte di riforma della Curia, provenienti dai vescovi. Anche i capi dicastero hanno presentato i loro progetti. Tuttavia sono due le direttrici fondamentali su cui si muoverà questo “G8” al servizio del Papa: "il primo riguarda la vita della Chiesa: collegialità, rapporto tra centro e diocesi, tra Curia e conferenze episcopali, oltre alla riforma del Sinodo dei vescovi. Il secondo grande tema è la riforma della Curia, con l’esclusione dello Ior. Sul tappeto ci sono le ipotesi di snellimento che potrebbe comportare l’accorpamento di pontifici consigli e un «dimagrimento» della Segreteria di Stato. Nella discussione degli otto con il Papa si dovrà anche decidere se andare verso la costituzione di un «moderator curiae», una nuova figura per raccordare tra loro i dicasteri. C’è però anche chi ha fatto osservare come lo snellimento dovrebbe far scomparire cariche e incarichi, non crearne di nuovi. Un’altra questione emergente riguarda la pastorale matrimoniale, della quale ha parlato lo stesso Francesco sul volo di ritorno da Rio” (La Stampa, 1 ottobre).
Ma questa trasformazione passa anche per simboli e prassi nuove come la pubblicazione sul sito dello IOR del bilancio oppure la scelta di chiudere i primi 900 conti correnti presenti nell'Istituto. Novecento su 19 mila, circa il 5% del totale, dopo appena 3 mesi di avvio della procedura di revisione. Lo Ior chiuderà anche tutti i conti intestati ad ambasciate, ambasciatori e stretti collaboratori del personale accreditato presso la Santa Sede. Questo accade dopo che i movimenti bancari delle missioni diplomatiche di Iran, Iraq e Indonesia hanno fatto rilevare ingenti spostamenti non giustificati di denaro. Già pensare allo Ior come strumento di riciclaggio fa male, addirittura la possibilità che venga utilizzato – per mancanza di controllo – come strumento di finanziamento del terrorismo è qualcosa di inaccettabile. Anche questo fa parte della svolta impressa da Bergoglio agli strumenti vaticani al servizio della Chiesa (Corriere della Sera, 1 ottobre)

E sul futuro dell'Istituto si ragiona, c'è chi lo vorrebbe a tutti gli effetti trasformato in una banca internazionale, con i vincoli che questo comporta, chi lo vuole abolire del tutto "a cosa serve una banca alla Chiesa?". Ragionamento che lo stesso Pontefice aveva fatto, senza però chiudersi tutte le opzioni. Così come c'è chi vorrebbe mantenere l'Istituto così com'è, non nel senso della sua "opacità", ma riconoscendogli quella particolarità che la contraddistingue dagli omologhi secolari: essere al servizio delle opere di religione e di carità. Un dibattito aperto e per nulla banale. Intanto però il Papa "ha costituito due commissioni per lo Ior. La prima di ecclesiastici e la seconda più tecnica" le due stanno lavorando e prioprio in questi giorni dovrebbero consegnare i risultati al Papa, per poi sciogliersi. Ulteriore materiale per il "G8". (Famiglia Cristiana, 1 ottobre)
Tra le trasformazioni in atto c'è anche qualcosa che riguarda direttamente la CEI. Il Papa vuole che si sani definitivamente la differenza che intercorre tra le conferenze episcopali nazionali, l'Italia è – per la presenza del Papa nel proprio episcopato – l'unica a non permettere di eleggere Presidente e Segretario direttamente, ma entrambe le cariche sono demandate alla nomina pontificia. La collegialità passa anche per la possibilità di riconoscere l'autonomia alle chiese particolari, anche a quella italiana. A questo si affianca il tema più volte evocato dal Papa del ruolo delle donne nella Chiesa. Esse devono poter “esercitare autorità”, ma ha escluso – coerentemente con i pronunciamenti di Giovanni Paolo II – al sacerdozio. Altre vie andranno percorse per trasformare in una prassi ecclesiale questa volontà di Francesco. (Il Fatto Quotidiano, 1 ottobre)
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