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Papa Francesco e Caravaggio: “le sue tele mi parlano”

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La “Vocazione di san Matteo”, custodita presso la chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma, presenta la redenzione dall’avarizia

3
K Christiansen,
Thoughts on the Lombard training of Caravaggio, in M. Gregori (a cura di)
, Co
me dipingeva Caravaggio (Atti della giornata di studio, Firenze 28 gennaio 1992), Milano 1996, p. 28.
4
«Levi si traduce “Preso
,
aggregato", “aggiunto”, "apposto", fu infatti preso dal suo mestiere di esattore del fuco, aggregato al numero degli apostoli, aggiunto al novero degli evangelisti e apposto al catalogo dei martiri»
, Jacopo da Varazze,
Legenda aurea, cap. CXL (ed. a cura di E. e L. Vitale Brovarone, Torino, 1995, p. 770
).
5

Ibid.
6
M. Calvesi,
Le realtà del Caravaggio (continuazione della II parte. I dipinti) in “Storia dell’arte”, n. 63, 1988, p. 117.
7
Calvesi sottolinea, nella bolla papale relativa alla assoluzione di Enrico IV (il quale era stato scomunicato da parte di Sisto V nel 1585), l’espressione “l’atto potente della destra del Signore”, a confermare l’intreccio dei significati. M. Calvesi,
op.cit., p. 118.
8
«Riprende
letteralmente la mano dell’Adamo michelangiolesco», M. Calvesi
, op.cit., p. 118 (corsivo aggiunto).
9
. Jacopo da Varazze,
op. cit., p. 770.
10
B. Treffers,
Dogma, esegesi e pittura: Caravaggio nella Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, in “Storia dell’arte”, n. 67, 1989, pp. 241-255, soprattutto pp. 250 e sgg.
11
I. Lavin,
Divine Inspiration in Caravaggio’s two St. Matthew, in “The Art Bullettin”, LVI, 1974, I, pp. 59-81.
12
Una motivazione analoga è proposta da Calvesi per il rifiuto della
Conversione di san Paolo, ove Cristo appare eccessivamente “immanente”, quasi gettato sopra Paolo.
13 Questa interpretazione è stata data per esempio dallo stesso Bellori, il quale scrisse: «Fu tolto via dai preti, con dire che quella figura non aveva decoro, né aspetto di Santo, stando a sedere con
le gambe incavalcate e co’ piedi rozzamente esposti al popolo». G. P. Bellori,
Le vite de’ pittori, scultori e architetti moderni, Roma 1672 (ed. a cura di E. Borea, Torino 1976, p. 219). Caravaggio in qualche modo eredita questi elementi della composizione dal
San Matteo affrescato da Simone Peterzano nella certosa di Garegnano, ma, secondo Bologna, ne oltrepassa l’audacia. Cfr. F. Bologna,
L’incredulità del Caravaggio e l’esperienza delle "cose naturali", Torino 1992, soprattutto le pp. 67 e sgg., in cui viene riassunta la
«
quaestio" critica dei piedi. Sulla questione dei piedi, cfr. anche A. Zuccari,
Caravaggio controluce. Ideali e capolavori, Roma 2011, pp. 255 e sgg.
14 «Di superbia peccò Saulo, che trasse il suo nome da Saul, il re più superbo, che perseguitò la Chiesa oltre a ogni misura. Di lussuria peccò David, che commise anche adulterio e uccise Uria, suo fedelissimo soldato. Di avarizia peccò lo stesso Matteo, che per avarizia aspirava a turpi guadagni: era infatti esattore del teloneo
» Jacopo da Varazze
, op. cit, p. 774.
15
I. Lavin,
op cit.
16 Si tratta del re di Etiopia, Irtaco, che Matteo aveva contrariato proprio durante la messa, predicando l’impossibilità del matrimonio del re con Efigenia, convertita e consacrata a Cristo.
17
Jacopo da Varazze
, op. cit., p. 772
.
18
Questa variante nella composizione è probabilmente il frutto meditato di un ripensamento; esistono differenti ipotesi sulle modifiche introdotte nel corso della pittura del quadro, ipotesi fondate sull’analisi radiografica della tela. La semplice illustrazione del racconto viene dunque abbandonata a ragion veduta, a vantaggio di una narrazione ritenuta più
«forte" e più incisiva.
19
Rossi afferma invece che Caravaggio si autoritrae «a figura intera nudo, con la parte superiore del corpo ricoperta da un mantello nero e con ancora le scarpe ai piedi; il corpo è di profilo (con bene in evidenza le gambe e una natica nuda), mentre la testa è vista di fronte, come nell’atto di voltarsi improvvisamente». S. Rossi,
Un doppio autoritratto del Caravaggio, in AA. VV.,
Caravaggio. Nuove riflessioni, Roma 1989, p. 152.
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