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“La santità è più forte degli scandali”

FILIPPO MONTEFORTE/AFP
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Così Papa Francesco al clero romano che esorta alla "creatività" nell'evangelizzazione

Papa Francesco ha incontrato i sacerdoti della sua diocesi, oggi in San Giovanni in Laterano per spiegare loro che nonostante gli scandali «La Chiesa non crolla, mai la Chiesa è stata tanto bene come oggi, è un momento bello della Chiesa, basta leggerne la storia. Ci sono santi riconosciuti anche dai non cattolici – pensiamo alla Beata Teresa – ma c'è una santità quotidiana di tanti uomini e donne, e questo dà speranza. La santità è più grande degli scandali».

Francesco non si è soffermato poi alla sola “consolazione” dei preti presenti, ma li ha anche esortati a intraprendere «strade coraggiosamente creative». Così snoccila alcuni esempi a lui ben noti, di quando era arcivescovo di Buenos Aires, come l'apertura di alcune chiese per tutta la giornata con la disponibilità di un confessore o l'avvio di «corsi personali» per le coppie che intendono sposarsi ma non possono frequentare i corsi prematrimoniali perché lavorano fino a tardi. Restano – come sempre nel pensiero e nella pastorale del Papa – prioritarie le «periferie esistenziali», che sono anche «quelle delle famiglie», di cui ha parlato più volte Benedetto XVI, come il tema delle seconde nozze. Il nostro compito, dice, è «trovare un'altra strada, nella giustizia». (Vatican Insider, 16 settembre)

Dietro l'angolo, per ogni sacerdote c'è poi la perdita dell'umiltà, e così Papa Francesco chiede ai presbiteri e ai diaconi romani di pregare per lui e quasi di vigilare che lui non perda mai il suo amore per il sacerdozio: “Ma, io mi sento prete, davvero. Io mi sento prete, sacerdote, davvero, vescovo … Mi sento così, no? E ringrazio il Signore per questo. Avrei paura di sentirmi un po’ più importante, no?, quello sì: ho paura di quello, perché il diavolo è furbo, eh?, è furbo, e ti fa sentire che adesso tu hai potere, che tu puoi fare quello, che tu puoi fare quell’altro … ma sempre ci gira, ci gira, come un leone – così dice San Pietro, no? Ma grazie a Dio, quello non lo ho perso, ancora, no? E se voi vedete che una volta l’ho perso, per favore, ditemelo, ditemelo, e se non potete dirlo privatamente, ditelo pubblicamente, ma ditelo: ‘Guarda, convertiti!’, perché è chiaro, no?” (Radio Vaticana, 16 settembre)

E tratteggia le virtù del prete che deve «Dire sempre la verità», sapendo che «la verità non si esaurisce nella definizione dogmatica» ma si inserisce «nell’amore e nella pienezza di Dio». Il prete deve quindi «accompagnare». Basti pensare, spiega il Papa, ai discepoli di Emmaus, a come «il Signore li ha accompagnati e ha riscaldato loro il cuore». (Roma Sette, 16 settembre)


E aggiunge anche che prete innamorato, deve sempre fare memoria del primo amore, di Gesù, “tornare a quella fedeltà che rimane sempre e ci aspetta”. Per me, questo “è il punto-chiave di un prete innamorato: che abbia la capacità di tornare con la memoria al primo amore”. Per questo a breve il Papa festeggerà i suoi 60 anni da quella chiamata che lo ha portato alla sequela di Gesù, il 21 di settembre. (Radio Vaticana, 16 settembre)

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