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I cristiani sono una comunità di “imperfetti” felici di farsi completare da Gesù Risorto

© DR
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Il nuovo libro del cardinal Luis Antonio Tagle sull'evangelizzazione "Gente di Pasqua"

A cura di Maria Teresa Pontara Pederiva

Ancora un volume per i tipi dell'Editrice Missionaria e sempre la collana "Le Nuove caravelle" diretta dalla religiosa saveriana Tea Frigerio, esperienza in Brasile. Se le caravelle partite dall'Europa sono state protagoniste di scoperte, conquiste e colonizzazione, le "nuove" caravelle tornano alla terra da cui erano partite con un dono: la Bibbia riletta con occhi nuovi, quelli di un mondo diverso dal nostro.

 
Sono gli occhi cui ci sta abituando papa Francesco e che ci fa conoscere un altro pastore della Chiesa, molto più giovane di età e di un continente che viene anche definito giovane come quello asiatico: stiamo parlando dell'arcivescovo di Manila, il card. Tagle, classe 1957.
 
 
È un libro carico di speranza il suo, anzi il sottotitolo recita "La comunità cristiana profezia di speranza", perché i cristiani, "gente di pasqua" assolveranno davvero la loro missione solo se saranno in grado di portare la Buona Notizia con gioia ed entusiasmo in un mondo spesso incapace di pensare al futuro. Uomo di grande cultura – studi teologici dai gesuiti a Roma e Washington – già membro della Commissione teologica internazionale e uno degli autori della Storia del vaticano II diretta da Giuseppe Alberigo, Tagle è "un uomo profondamente evangelico che sa davvero raccontare Gesù Cristo": così infatti lo definisce con semplicità il priore di Bose Enzo Bianchi, autore della prefazione, e che ha condiviso con lui diversi incontri e conferenze.
 
 
Uno dei punti di forza del cardinale filippino è l'aiutare noi occidentali a riconoscere i profondi squilibri di un mondo ingiusto, un mondo sì globalizzato, ma dove la globalizzazione è rimasta "di élite", perché milioni di persone ne restano di fatto escluse. Solo se gli uomini sapranno considerarsi davvero un'unica famiglia recuperando un forte senso di comunità, come indicato da Cristo, l'evangelizzazione avrà compiuto il suo corso e i cristiani avranno dato un contributo determinante al futuro del pianeta.
 
 
Mi sembra significativo il passo che parte dagli Apostoli riuniti nel Cenacolo dopo la Risurrezione, primo nucleo della Chiesa:
 
"La comunità da riunire nella stanza al piano superiore è una comunità di allievi, più di insegnanti. Essi ascoltano avidamente con ardore Gesù che ri-presenta o ri-insegna il regno di Dio per correggere i loro vecchi fraintendimenti. In una comunità di ascoltatori e allievi che desiderano ardentemente apprendere non alberga l'illusione di possedere una conoscenza completa e di non avere nulla da imparare. Una vera comunità del cenacolo è formata da persone che sono in pace con la propria incompletezza, che le spinge ad imparare di più da Gesù. E' una comunità in cui tutti dicono: "Poiché sono tardo di cuore nell'apprendere, sono disposto a ricevere insegnamenti". Il compianto vescovo Felix Paz Perez disse: "Una delle cose peggiori che possano capitare ai preti è credere di sapere già tutto. Se rifiuti di imparare, cominci a spadroneggiare sui tuoi parrocchiani. Non permetti la partecipazione dei laici, non lasci che si assumano alcuna responsabilità, perché non c'è spazio per loro nella mente di un pastore che pensa di sapere tutto". Aveva ragione. Quante persone del genere, specialmente se sono pastori, avranno difficoltà a formare comunità.
 
Una qualità essenziale della comunità della stanza al piano superiore è il desiderio di ricevere insegnamenti. L'offerta di speranza da parte del Cristo risorto sta nella risposta che diamo alla domanda: "Sei capace di imparare ancora da me? Puoi essere costante nel ricevere il mio insegnamento? Sei disposto ad imparare ancora qualcosa?". Queste sono domande di speranza rivolte ai discepoli di poca fede. Gesù non rinuncia a sperare in loro. Ma i discepoli hanno rinunciato a sperare in se stessi?
 
[…] Come la Galilea Gerusalemme non è solo un luogo, ma anche un evento pieno di significato. Gerusalemme è associata al tempio, con tutti i suoi connotati di benedizioni e di decadenza. E' il luogo adatto per il culto, ma anche per le pratiche corrotte dei grandi sacerdoti e dei farisei. E' un luogo di sacrificio, ma anche di mercato. Gerusalemme è il luogo dove tradizionalmente i profeti vengono uccisi, un luogo santo che rifiuta le persone sante., un luogo ambivalente, un evento ambiguo.
 
[…] Vogliamo essere segni di speranza nella nostra comunità? Come possiamo essere offerta della speranza di Gesù per il nostro prossimo? Non possiamo essere segni di speranza fuggendo dalla nostra "ambigua Gerusalemme". Dobbiamo restare e scoprire la nostra vera identità. Viviamo vite ambigue e dobbiamo ammetterlo. Facciamo quello che possiamo per mettere in ordine il nostro mondo, ma dobbiamo riconoscere che non ci riusciamo. Se lo facciamo a modo nostro, non ne verrà fuori niente, perché a volte è più facile rinunciare che continuare a sperare in Dio. Dobbiamo costantemente ricordare la speranza del Risorto che trasfigura degli esseri umani distrutti e ne fa testimoni eroici dello Spirito che rinnova".
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