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Papa Francesco e l’elogio dell’inquietudine

Pope Francis, daily homily at the Vatican – it

©ALESSIA GIULIANI/CPP

Lucandrea Massaro - pubblicato il 29/08/13

"I giovani pessimisti? Li mando dallo psichiatra"
Prima ai giovani poi al Capitolo Generale degli Agostiniani ai quali ha proposto una lectio su Santa Monica e Sant'Agostino sul valore della “inquietudine” nel rapporto con Dio. Papa Francesco sprona giovani e consacrati ad una vita piena di slancio, senza la comodità di una fede “vivacchiata” ma nell'inquietudine: quella spirituale, quella della ricerca di Dio, quella dell'amore. E ai giovani ripete, come già successo alla GMG di Rio: “fate rumore!” Qualcuno direbbe “fate casino”, un invito paradossale, che non sembra essere da ragazzi da oratorio, ma per il Papa, questo “fare rumore”, vuol dire farsi sentire dal mondo, andare controcorrente: niente droga, niente alcol, niente edonismo. Amare Dio e il prossimo, mettersi al servizio, annunciare il Vangelo. Contro la cultura dominante del “tutto e subito”, della mancanza di impegno. Li invita anche a sbagliare, e a non temere, di avere coraggio: «Scommettere su un grande ideale, e l'ideale di fare un mondo di bontà, bellezza e verità». Non abbandonare la speranza: «Quando a me dicono», ha proseguito, «Ma, Padre, che brutti tempi, questi… Guarda, non si può fare niente! Come, non si può fare niente? E spiego che si può fare tanto! Ma quando un giovane mi dice: “Che brutti tempi, questi, Padre, non si può fare niente!”, ma, lo mando dallo psichiatra, eh? Perché è vero, non si capisce un giovane, un ragazzo, una ragazza, che non vogliano fare una cosa grande. Poi faranno quello che possono, ma la scommessa è per cose grandi e belle». (Famiglia Cristiana, 28 agosto)
Ma ha parole forti, di responsabilità anche per i consacrati, come i monaci agostiniani ai quali raccomanda, come già aveva fatto a proposito delle suore, di non consacrare “zitelloni”, e spiega: «Con dolore penso ai consacrati che non sono fecondi, che sono “zitelloni”. Conservate l'inquietudine spirituale, l'inquietudine di cercare e annunciare il Signore con coraggio e di andare verso l'altro. Inquietudine di cercare l'amore, amore verso ogni fratello e sorella» e ancora sull'inquietudine come metodo: «Possiamo domandarci: sono inquieto per Dio, per annunciarlo, per farlo conoscere? O mi lascio affascinare da quella mondanità spirituale che spinge a fare tutto per amore di se stessi? Mi sono per così dire “accomodato” nella mia vita cristiana, nella mia vita sacerdotale, nella mia vita religiosa, anche nella mia vita di comunità – si domanda ancora il Pontetice – o conservo la forza dell'inquietudine per Dio, per la sua Parola, che mi porta ad “andare fuori”, verso gli altri?» (Avvenire, 28 agosto)
Per Papa Francesco l'esempio di Agostino è molto adatto ai nostri tempi, in lui si verifica un percorso comune a molti uomini e a molte donne nelle società occidentali: «Agostino – ricorda il Pontefice – vive un’esperienza abbastanza comune al giorno d’oggi: viene educato dalla mamma Monica [331-387] nella fede cristiana, anche se non riceve il Battesimo, ma crescendo se ne allontana, non trova in essa la risposta alle sue domande, ai desideri del suo cuore, e viene attirato da altre proposte». Agostino durante la sua giovinezza s'interessa al manicheismo, ma si dà anche al «divertimento spensierato», agli spettacoli, alle donne, alla carriera della corte imperiale. «Agostino – prosegue il Papa – è un uomo “arrivato”, ha tutto, ma nel suo cuore rimane l’inquietudine della ricerca del senso profondo della vita». E questa sua inquietudine che gli permette nonostante una vita fatta anche di eccessi di trovare la via che lo riporta al Padre. «Certo commette errori, prende anche vie sbagliate, pecca, è un peccatore; ma non perde l’inquietudine della ricerca spirituale. E in questo modo scopre che Dio lo aspettava, anzi, che non aveva mai smesso di cercarlo per primo».. A queste inquietudini si aggiunge quella dell'amore, che il Papa esemplifica con le lacrime e la preghiera di Santa Monica, madre di Sant'Agostino, «Quante lacrime ha versato quella santa donna per la conversione del figlio! E quante mamme anche oggi versano lacrime perché i propri figli tornino a Cristo e alla Chiesa! Non perdete la speranza nella grazia di Dio!». A Monica un vescovo disse: «Non è possibile che un figlio di tante lacrime perisca»  (La Nuova Bussola Quotidiana, 29 agosto)

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