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John Waters: il bunker della modernità è l’uomo che basta a se stesso

Mirko Testa - pubblicato il 21/08/13

Questo martedì al Meeting di Rimini, il columnist dell'Irish Times ha affrontato il tema dell'emergenza uomo

Nessuno meglio di lui poteva illustrare il tema cardine dell'edizione di quest'anno del Meeting di Rimini: John Waters, scrittore, editorialista e vicedirettore di The Irish Times, il più autorevole quotidiano di Dublino, lui che dopo aver sperimentato “l'etica della ribellione”, le tappe forzate della gioventù “bruciata”, ha incontrato quella verità cristiana che sembrava ormai sepolta nelle nebbie dell'infanzia vissuta nell’Irlanda rurale.

Nel suo lavoro Waters ha spesso richiamato l'immagine del “bunker” di cui parlò papa Benedetto XVI nel discorso al Bundestag nel settembre 2011, un “edificio di cemento armato senza finestre, in cui ci diamo il clima e la luce da soli” e che per Ratzinger stava a rappresentare perfettamente il mondo odierno edificato sulla visione positivista della ragione in cui l’uomo basta a se stesso e sordo al Mistero dell'esistenza (Tempi, 19 agosto).

Da giovane, infatti, Waters sedotto dalle sirene della musica rock e dalle sue promesse di una libertà inedita, si rinchiuse nella prigione dell’alcolismo. “È sempre il bunker che ci ingabbia: siamo convinti di un’immagine di noi che è falsa. Non siamo soddisfatti di nulla, e la risposta che ci viene data è 'bevi di più, mangia di più, prendi più droga… così sarai più felice'”.  Dopo essere ritornato alla fede convinto che solo Cristo può liberare la ragione, Waters capì che il cambio di passo si fa attraverso uno sguardo rinnovato su se stessi: “Noi abbiamo imparato a dare un nome ad ogni cosa, e siamo convinti che quindi ogni cosa parta dalla nostra iniziativa. Ma c’è sempre un qualcosa di misterioso che non riusciamo a decifrare, a nominare. È quello che dice anche Bob Dylan: 'Deep down, nobody’s got a name'. Al fondo di tutto, anche di me, c’è un Mistero” (Tempi, 19 agosto).

In un articolo apparso il 20 agosto su Il Sussidiario Waters aveva, tuttavia, premesso di avere il timore che la sua analisi sul tema dell'emergenza uomo potesse in qualche modo essere derubricata come un qualcosa di religioso, mentre “il tema, così come posto, sembra trascendere qualunque delle definizioni convenzionali relative alla fede, al cristianesimo o in generale al 'preoccuparsi di Dio'”. Al cuore del problema, ha scritto, c'è il fatto “che l'uomo non si fa da sé. Che ciò che sta avvenendo non è possibile che non avvenga. Dopo di che, il più intelligente tra noi lotta per produrre asserzioni definitive e incontrovertibili che iniziano dal fondamento della possibilità e rimangono sufficientemente solide per permettere agli uomini di stare in piedi e tirare avanti. Il bunker chiede prove su tutto e, tuttavia, non sembra capire che gran parte di ciò che 'sappiamo' ci arriva in modi che non rispettano queste caratteristiche di dimostrabilità. Ciascuno di noi vive un'esistenza che rimane in maniera preponderante misteriosa e anche una grande conoscenza di tutto aggiunge in realtà molto poco al nostro senso personale del significato ultimo di ogni cosa”.

L'uomo moderno si sente sempre più intelligente – annotava il columnist dell'Irish Times –, ma rimane immobilizzato davanti alle domande con cui si sono confrontati, nella loro pietà, i nostri antenati. La sua testa crede di essere parte del grande progetto per avvicinarsi alla onniscienza umana, ma il suo cuore si sente escluso. Al meglio, sente i suoi dubbi come se fossero solo suoi e pensa sia meglio tenerseli per sé”.

Le forme di oppressione però che lo incatenano sono diventate più sottili, aveva scritto John Waters in una riflessione apparsa sul quotidiano Avvenire del 17 agosto, perché si sono tramutate in “una sorta di tirannia dell'appagamento” che ha preso il posto delle “violente repressioni e delle paure viscerali di un tempo”.  “Viviamo in un tempo che ha paura del mistero più che di qualsiasi altra cosa – scriveva infine –, perché la sua conoscenza porrebbe inevitabilmente la parola fine al sogno di onnipotenza del genere umano. Solo quando inizieremo a vedere che l'onnipotenza è la stra verso l'autodistruzione, la verità inizierà a essere nuovamente messa a fuoco”.

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meeting di riminipapa benedetto xvi
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