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I 30 anni dell’Arsenale della pace: da fabbrica di morte a luogo di vita

@DR
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Ernesto Olivero: "la bontà della gente è capace di cambiare tante situazioni"

Un arsenale trasformato in luogo promotore di pace: già l'inizio del progetto sottolineava la scommessa. Sono passati 30 anni dal 2 agosto del 1983 quando Ernesto Olivero insieme ai suoi amici ha varcato per la prima volta il portone dell’ex arsenale militare di piazza Borgo Dora 61 a Torino, il rudere della fabbrica che aveva prodotto le armi utilizzate durante il Risorgimento e le due guerre mondiali. Lì ha trovato casa il Sermig (il Servizio missionario giovani) e un luogo nato per la guerra è diventato Arsenale della Pace.

«"Quando siamo entrati qui, il 2 agosto del 1983 – ha raccontato a Radio Vaticana (2 agosto) il fondatore del Sermig Ernesto Olivero -, eravamo un piccolissimo gruppo missionario. ‘Sermig’ vuol dire appunto ‘Servizio missionario giovani’. Tutta una serie di appuntamenti, che Dio aveva previsto per noi, ci hanno allargato l’orizzonte"». Un grande sogno ma pochi mezzi: «"Quando noi siamo entrati nell’Arsenale – ha proseguito Olivero -, non avevamo una lira. Ci volevano 100 miliardi per metterlo a posto! E abbiamo sentito l’esigenza di non bussare alle casse degli enti pubblici, ma di testimoniare questo nostro sogno. In poco tempo, milioni e milioni di persone dall’Italia e da tutto il mondo sono venute a portarci la loro disponibilità. E il primo Arsenale di guerra è stato trasformato in un Arsenale di pace. Se Dio vuole che facciamo altre cose, lui sa come dircelo, lui sa che noi siamo davvero disponibili ad aiutare, specialmente i giovani, a capire il senso profondo che hanno nel cuore"».

Dalla prima lettera arrivata all'Arsenale dal Carcere speciale di Palmi, dove le Brigate Rosse chiedevano di entrare in contatto perché «volevano uscire fuori da questo buco nero», la struttura restaurata con il contributo di molti è diventata la casa dei tanti che sono in difficoltà: «nei suoi 40 mila metri quadrati, la struttura ospita spazi di accoglienza, un poliambulatorio medico, una scuola di musica e di restauro, un asilo e un oratorio multietnici, l’Università del Dialogo e un centro di solidarietà internazionale che ha promosso migliaia di progetti di sviluppo e in oltre cento paesi del mondo» (La Stampa.it, 2 agosto).

Un'attività che tradotta in cifre appare impressionante: quasi 19 milioni di ore di volontariato offerte; 4 milioni e mezzo di notti di ospitalità a persone e famiglie; 10 milioni di pasti distribuiti; 3.780 tonnellate di attrezzature, medicinali, alimenti e vestiti inviati, equivalenti al carico di 344 aerei. Il valore economico totale di queste e molte altre attività svolte è stato stimato pari a 386 milioni di euro, frutto per la quasi totalità di contribuzioni volontarie da parte di persone comuni (30Giorni).

Una storia che si è dipanata senza interruzioni nell'arco di trent'anni intrecciandosi alla disperazione, alla solitudine, ma anche alla resurrezione di tante vite: «"Quando la gente ha visto ‘Arsenale della pace’, Casa della speranza’ – ha detto ancora il fondatore del Sermig a Radio Vaticana – è venuta a portarci la propria disperazione, le proprie vite. E quante persone sono uscite fuori da giri immondi, banditi, persone che sono scappate dai loro Paesi … L’Arsenale è una delle tante testimonianze del fatto che Dio esiste e che la bontà della gente è capace di cambiare tante, tante situazioni …".

Per festeggiare la ricorrenza l'Arsenale propone per questo venerdì una giornata di eventi, in concomitanza con la prima festa di "Maria, Madre dei giovani", voluta dall'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia. Punto culminante è alla sera del 2 agosto "la marcia della Speranza" che invaderà le vie della città toccando le tappe importanti e significative per la storia del Sermig: il Municipio di Torino, il Cottolengo, i santuari di Maria Ausiliatrice e della Consolata, la chiesa ortodossa di via Cottolengo per poi chiudersi in piazza Carlo Alberto.

La storia del Sermig e dell'Arsenale della pace diventa così un pezzo importante della storia di Torino e dei suoi abitanti. «"Se per grazia di Dio dovessero comparire tutte insieme le persone che ci hanno aiutato e che abbiamo aiutato – ha sottolineato Ernesto Olivero (Nuovasocietà, 31 luglio) – non basterebbe Torino a contenerle. Lo dico con uno stupore da bambino che fa crescere ancora di più la gratitudine per questi 30 anni. Un grazie fasciato dal volto di una Madonna particolarissima, che ha tre mani, la protagonista della storia più incredibile della mia vita"».

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