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“Papa Francesco voglio parlarti delle periferie dell’omosessualità…”

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Aleteia - pubblicato il 31/07/13

Lettera di un omosessuale a Bergoglio dopo le sue dichiarazioni sulle lobby gay sul volo da Rio

Quando papa Francesco ha affrontato il tema delle lobby gay sul volo di ritorno dalla GMG di Rio, le sue parole hanno suscitato polemiche da una parte e gratitudine dall’altra. Ma in questo coro di voci ne mancava una…quella delle persone omosessuali. Per questo abbiamo voluto ripubblicare una lettera comparsa sul blog “Eliseo del deserto”.

* * *

Carissimo Papa Francesco,

mi chiamo Eliseo e ti scrivo anche per dirti quanto ti voglio bene! Devo ammettere che il mio cuore era rimasto legato a Giovanni Paolo II, finché non sei arrivato tu: la sua storia parlava alla mia storia. Quando lo vedevo e lo ascoltavo, qualcosa operava da sé nelle mie viscere. Il suo messaggio a Roma nel 2000 per i giovani risuona ancora potente dentro di me. Perché è vero! La nostra sete di amore, di bellezza, di verità… E’ Lui che cerchiamo! Giovanni Paolo non si arrabbierà per questo mio nuovo slancio d’affetto, e spero nemmeno Benedetto che ha tutta la mia stima. 

Papa Francesco! Con la tua simpatia hai rapito il mio cuore. Ero sotto il balcone quando sei stato eletto, abbiamo vissuto la Pentecoste quella sera a San Pietro, nel silenzio, nelle preghiere che abbiamo recitato insieme, in ogni parola che hai pronunciato. Quando ci hai salutati la festa in piazza non voleva finire. Ho avuto la sensazione lampante che la Chiesa non si era assopita, come ci vogliono far credere, la Chiesa è più viva che mai!

Io sono un ragazzo, ormai più un uomo adulto, e soffro di pulsioni omosessuali. Sono stupito perché oggi i titoli dei giornali parlano solo di quello che hai detto o non hai detto sui gay, dimenticando le bellissime parole che hai speso per i giovani in questi giorni a Rio.

Ma le voglio ricordare io! Hai spinto i giovani ad andare! Anche nelle periferie dell’esistenza, là dove spesso hai invitato i sacerdoti, invitandoli a prendere l’odore delle pecore. Hai parlato di questi giovani che stanno premendo per essere protagonisti del cambiamento ed hai citato Madre Teresa che diceva di cominciare da me e te per cambiare il mondo.

Papa Francesco voglio parlarti delle periferie dell’omosessualità, ne ho individuate tre.

La prima è quella di chi si scopre omosessuale. E’ la periferia della solitudine. Mi ricordo che quando mi sono riconosciuto omosessuale per un momento mi si è annebbiata la vista. Mi sono domandato perché era successo proprio a me, ricordo che stavo andando alla Messa feriale. Il ragazzino che ammette di essere omosessuale si sente un mostro e non sa con chi parlarne. I genitori? Perché dargli una sofferenza così grande? Gli amici? Mi prenderebbero in giro. I preti? Mi direbbero che è un peccato. Quando io ne ho parlato a Dio, ho trovato sulla Bibbia questa parola: “Ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi.”. E’ Isaia. Nell’immagine della forza ho letto una promessa. Perché a me sembrava di non essere maschio perché non ero forte come i miei coetanei. Poi ho trovato il coraggio di parlarne ad un sacerdote, e con il tempo a degli amici fidati. 

La seconda periferia è l’omosessualità di chi è credente. Sì, ci sono anche tanti omosessuali che credono in Gesù, ma non accettano quello che la Chiesa dice sull’omosessualità e sulla sessualità in genere. Non penso a loro, ma soprattutto a quelli che invece amano la Chiesa e vorrebbero seguirne gli insegnamenti. L’omosessualità ha un problema fondamentale, che porta a vivere spesso una sessualità disordinata ed eccessiva: le persone omosessuali sentono delle pulsioni compulsive fortissime dentro di sé, oltre a ciò a volte possono nascere anche dei sentimenti reali. La proposta della castità o del celibato può sembrare un atto di eroismo, un martirio che solo pochi possono affrontare. Questi uomini vengono capiti sempre di meno proprio perché il concetto di castità è sempre meno comprensibile nella nostra società, anche in ambito cattolico, e come se non bastasse si prendono pure le bastonate della militanza gay, perché sono considerati come una sorta di traditori.

Tanti lottano con la speranza di guarire, una guarigione però che mantiene sempre i segni delle cicatrici. In quel punto infatti si rimane sempre un po’ più sensibili.

La terza periferia sono gli inferi dell’omosessualità. Dove l’omosessuale perde la dignità di persona umana. Sono i siti internet di incontri, una specie di vetrina dove mettere in mostra brandelli del proprio corpo per trovare chi ti compra a volte anche a poco prezzo. Non si tratta sempre di soldi, ma appunto del prezzo della propria dignità. Sono le strade dove di notte si cercano incontri con altri uomini che possano colmare i propri vuoti. Sono i locali gay, come le discoteche oppure quei nuovi bordelli, passati come circoli culturali (ce n’è uno a Roma che si chiama “Il diavolo dentro” e non dico altro) dove si pratica ogni tipo di depravazione. Sono le parate dove si chiede dignità per la propria condizione ed invece la si perde. 

Tu ci chiedi di andare nelle periferie e di farlo insieme. Io sono ancora molto fragile, ma ti chiedo di pregare perché possa averne la forza. Vedo quello che sta succedendo in Italia, ultimamente ho scritto una lettera ad una scrittrice cattolica (Costanza Miriano) che ha avuto una risonanza inaspettata. Che siano arrivati i tempi per me di uscire dal Cenacolo? 

Desidero essere accanto a chi è solo, per dirgli di non perdere la Speranza in Dio, e credere che è prezioso ai Suoi occhi. Desidero lottare con chi lotta per essere una persona migliore, per vivere la bellezza di un amore puro, e l’avventura stupenda della santità, sapendo che le ferite, come quelle di Cristo possono diventare sorgente di guarigione per chi ne ha bisogno. In ultimo vorrei come Gesù, discendere agli inferi, in cui sono già stato, dai quali sono stato tratto, nei quali a volta ricado, magari nel 2013 a Sodoma e Gomorra c’è ancora qualche giusto per cui vale la pena parlare della Misericordia di Dio; quante volte in quell’inferno dal quale non riuscivo ad uscire speravo di incontrare un’anima che mi portasse in salvo!

Il cambiamento parte da me e da te, diceva Madre Teresa. Papa Francesco ho questa immagine, di te che scendi anche in queste periferie così scomode dell’esistenza. Ti ringrazio per la delicatezza con cui hai sempre affrontato la questione. Non hai mai puntato il dito per non dividere l’umanità secondo i suoi istinti sessuali. Sai che l’essere umano è qualcosa di molto più complesso e ricco.

Prega per me e per tutti quelli che magari leggendo questa lettera decideranno di varcare la soglia di queste periferie per portare la Buona Notizia di Gesù… Se non altro il vantaggio è che gli omosessuali a differenza delle pecore, sono molto profumati… Scusa la battuta! Ma anche a me, come a te piace molto ridere… Anzi complimenti per la battuta che hai fatto sulla beata Imelda. Sei grande!
Io pregherò per te… come figlio!

Un abbraccio!

Eliseo Del Deserto!

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