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Servono i miracoli per diventare santi? “L’eccezione” di Giovanni XXIII

© KNA-Bild / CIRIC
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La vastità del culto liturgico già reso al Papa buono e il “santo subito” dei padri del Concilio Vaticano II hanno dispensato Roncalli dal secondo miracolo

Sarebbe bastata la notizia che Giovanni Paolo II diventava ufficialmente santo per la Chiesa insieme a Giovanni XXIII per fare il giro del mondo suscitando l’interesse generale, ma la particolarità che per il “Papa buono” il suo successore Francesco abbia deciso di “soprassedere” sul secondo miracolo prescritto per la canonizzazione ha stimolato ulteriormente la curiosità.

Ma quali sono le regole in materia? E quella di papa Roncalli è un’eccezione in senso stretto? I due miracoli sono in verità una relativa novità nella storia della Chiesa, introdotti solo cinque secoli fa dai papi Sisto V (1585-1590) e Urbano VIII (1623-1644), che stabilirono le moderne procedure di canonizzazione. Per i quindici secoli precedenti, la regola dei due miracoli non valeva. Anzi, da Pietro sino a Costantino, tutti i vescovi di Roma sono stati considerati martiri e per questo Santi.

La situazione cambia nei secoli successivi: nei duecento anni successivi a Costantino i pontefici dichiarati Santi sono stati ben venti. Ma poi il black out. Nel Medioevo infatti solo un successore di Pietro fu canonizzato: Celestino V. Dopo tre secoli, nel 1606 Paolo V canonizzò Gregorio VII; quindi la serie riprese alla fine del 1800, al termine del potere temporale della Chiesa.

Il Post (6 luglio) ricorda che, attualmente, secondo la Costituzione apostolica Divinus Perfectionis Magister, promulgata nel 1983 da Giovanni Paolo II, il processo per diventare santi, cioè la canonizzazione, richiede diverse condizioni e passaggi: «Il candidato dev’essere morto da almeno cinque anni (a meno che non ci sia una dispensa del Papa, come ha fatto Benedetto XVI per Giovanni Paolo II), deve essere già stato proclamato Servo di Dio e poi Beato e gli devono essere riconosciuto almeno un miracolo, se è morto martire, o due, se non è stato martirizzato».

E allora Roncalli? Come fa a diventare santo se gli “manca” un miracolo? La parola definitiva al vaticanista Andrea Tornielli che su Vatican Insider (15 luglio) spiega come questo potrà avvenire. Se molti ricordano la richiesta di “santo subito” avvenuta durante i funerali di Giovanni Paolo II, in pochi sanno che qualcosa di simile è avvenuto anche per Giovanni XXIII. «Nel pieno dei lavori conciliari – racconta la giornalista Stefania Falasca su Avvenire – il teologo Yves Congar scriveva nel suo diario che il cardinale belga Lèon Joseph Suenens voleva concludere l’intervento sullo schema «De Ecclesia» richiedendo una canonizzazione per acclamazione di Giovanni XXIII. “Un obiettivo questo – scriveva Congar – da ottenere subito”». Una richiesta condivisa da molti altri padri conciliari e da folle di fedeli in lacrime per la scomparsa del pontefice di Sotto il Monte.

Il 5 luglio scorso Papa Francesco ha promulgato il decreto sul miracolo per intercessione del beato Giovanni Paolo II e contemporaneamente ha approvato i voti favorevoli espressi dalla Sessione ordinaria dei cardinali e dei vescovi per la canonizzazione «pro gratia» del beato Giovanni XXIII. «Ciò vuol dire – scrive Avvenire – che papa Bergoglio ha accolto favorevolmente le motivazioni presentate dalla Congregazione dei santi su istanza della postulazione della causa di Giovanni XXIII, per poter procedere alla sua canonizzazione pur in assenza di un miracolo formalmente riconosciuto, come avviene di prassi per arrivare alla proclamazione della santità».

La possibilità di proclamare la santità anche in assenza di un miracolo scientificamente e teologicamente dimostrato, conferma Avvenire, non è una novità assoluta: si tratta piuttosto di «un’eccezione ma contemplata nella prassi, che ha avuto diversi precedenti».

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