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Il Decreto del Fare: considerazioni sulla ripresa e sull’Euro

© DR
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Alleggerimento della stretta di Equitalia sulle famiglie, investimenti per il rifinanziamento delle aziende e snellimento dei processi, i punti forti secondo Marco Girardo di Avvenire

Infine è arrivato il cosiddetto “Decreto del Fare”, primo atto politicamente significativo del Governo presieduto da Enrico Letta. Un provvedimento “omnibus” che si concentra su diversi aspetti concernenti sia le famiglie che le imprese in particolare nel settore dell'energia – dove verranno soppressi alcuni 'balzelli' – e sui crediti per le imprese con interventi complessivi pari a 50 miliardi di Euro.

 A questo si aggiunge anche l'avvio per la semplificazione delle norme che concedono la cittadinanza agli immigrati regolari ed in particolare ai figli nati e cresciuti in Italia. Per farci guidare ad una prima analisi di questo documento abbiamo chiesto l'ausilio di Marco Girardo, caporedattore della redazione Economia del quotidiano “Avvenire”.

Che valutazione è possibile dare a questo provvedimento del Governo Letta?

Marco Girardo: Io chiamerei questo primo passo “decreto della razionalizzazione”. Negli 80 capitoli che lo compongono, si trovano molte cose che erano già state precedentemente decise, ma che dovevano trovare attuazione e sistematizzazione. Tuttavia per avere effettivamente una idea dovremo aspettare almeno fino a mercoledì, quando verrà presentato il disegno di legge sulle semplificazioni. Sarà un documento che verrà lasciato al vaglio del Parlamento, ma dall'impostazione capiremo meglio il tipo di cose che il Governo ha in mente di fare.

Sinteticamente cosa troviamo per l'economia?

Marco Girardo: Alcune cose importanti e positive per famiglie e imprese ci sono. Le possiamo elencare sinteticamente:

1) Un alleggerimento della stretta di Equitalia sulle famiglie, grazie a due provvedimenti, uno che semplifica la rateizzazione di quanto dovuto al Fisco, e poi con l'impignorabilità della prima casa che rende meno angosciante un momento di difficoltà in cui i singoli nuclei familiari possono venirsi a trovare.

2) Gli investimenti per le imprese con 5 miliardi che provengono dalla Cassa Depositi e Prestiti che dovrebbe permettere il rifinanziamento delle aziende e gli investimenti in ricerca e rinnovamento dei macchinari.

3) Sul lato della Giustizia, con uno snellimento dei processi, favorendo l'extragiudizialità delle soluzioni. Questo dovrebbe velocizzare specialmente i processi civili e migliorare la vita dei cittadini, specialmente delle imprese. Resta naturalmente l'attesa, come dicevo, di mercoledì.

L'Euro e l'Europa godono al giorno d'oggi di bassissima stima tra gli italiani. Inoltre, alla percezione sempre più diffusa di aver fatto un cattivo affare, si aggiunge un argomento molto gettonato: quello della perdita di sovranità bancaria, il cosiddetto “signoraggio bancario”. E' così?

Marco Girardo: Sull'Euro ho una posizione netta: oggi senza di esso avremmo una inflazione a due o tre cifre, saremmo dunque falliti per altri motivi, non avremmo mai potuto sopravvivere. L'inflazione – che è una tassa sui poveri – avrebbe distrutto il potere d'acquisto delle famiglie, quindi l'Euro funziona come cintura di sicurezza per noi. E' nel cambio lira/euro che qualcosa non ha funzionato, è mancata la vigilanza e abbiamo iniziato a pagare una serie di beni a prezzi superiori rispetto a prima. Sul tema del controllo della moneta poi ci sarebbe da fare una osservazione: i tassi oggi sono al minimo storico. Ci fosse ancora la Banca d'Italia, di certo non potremmo avere un tasso di finanziamento più favorevole senza innescare la deflazione. Il nostro problema è che non si riesce a far incrociare l'offerta di credito (attualmente molto vantaggiosa) con la richiesta di famiglie e imprese. Il problema italiano (ma non solo) oggi non è la politica monetaria ma quella reale, è la domanda che è ferma. E' l'industria ad essere in crisi.

In altri paesi (Giappone e Stati Uniti in primis) banche centrali con più poteri sono intervenute energicamente…

Marco Girardo: E' vero, la BCE non ha i mezzi di FED e BoJ [rispettivamente la banca centrale americana e quella giapponese, Bank of Japan, ndr], ma bisogna riconoscere che pure ha fatto molto. In questo momento sono tutti molto soddisfatti in Giappone per gli ampi stimoli che il governo Abe ha voluto favorendo una politica espansiva, ma c'è anche il concreto rischio di una bolla finanziaria dietro l'angolo magari tra 6-7 anni. Stesso discorso negli Stati Uniti dove la FED si è presa l'impegno di “pompare” liquidità nel sistema economico americano finché “la disoccupazione non scenderà sotto il 7%”, i segnali di ripresa sono buoni e visto che il dato più recente la pone al 7.2% tra poco inizieranno a far calare gli stimoli. Anche in questo caso il rischio di innescare un'altra bolla esiste, i banchieri centrali lo sanno, sono “rischi calcolati”, è un equilibrio molto delicato in cui è importante anche il come questi stimoli caleranno se troppo rapidamente o troppo lentamente.

Sia apre in queste ore il G8 e il passo successivo sarà l'incontro del Consiglio Europeo cosa ti aspetti?

Marco Girardo: Quello che sembra emergere è che non siamo più nella fase critica dell'Eurozona. Il vero elemento di svolta sarebbe se il comunicato finale del G8 contenesse anche un passaggio esplicito sull'occupazione giovanile, un tema su cui Letta si sta spendendo cercando anche sponde con i Paesi europei come Francia e Spagna. L'idea cioè che i soldi per rilanciare l'occupazione non sono più un pericolo per la stabilità dell'Euro, magari permettendo di scorporare questi investimenti dal deficit dei paesi, facendo computare nel famoso rapporto Deficit/PIL solo la spesa corrente e non la spesa per infrastrutture e investimenti. Un via libera dal G8 sarebbe un viatico per l'incontro del Consiglio Europeo della settimana prossima…

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