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Migranti, rifugiati, richiedenti asilo: il cimitero del Mediterraneo

MC2 DANIEL BARKER

Chiara Santomiero - pubblicato il 14/06/13

Kyenge, ministro per l’integrazione nella Giornata del rifugiato: “sono una di voi”

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Il Mediterraneo da culla di civiltà si è trasformato in un cimitero di migliaia di migranti: con questa immagine incisiva padre Giovanni La Manna sj, presidente del Centro Astalli, il Servizio dei Gesuiti per i rifugiati in Italia, ha spiegato il senso del colloquio “Il mare unisce, la terra non divida” organizzato il 13 giugno in collaborazione con la Pontificia Università Gregoriana in occasione della Giornata mondiale del rifugiato 2013.

Il Mediterraneo, infatti, nel passato mare che accomunava i popoli dei Paesi che vi si affacciavano, per i migranti che cercano di arrivare in Italia rappresenta adesso una barriera d'acqua minacciosa dalla quale è difficile uscire vivi. “Tutti – ha affermato La Manna – riconoscono il diritto all'asilo politico, ma nessuno si preoccupa di assicurare le condizioni per poter arrivare in Italia ed esercitare questo diritto”.

La proposta del Centro Astalli è quella di creare canali umanitari sicuri per raggiungere il nostro Paese senza diventare schiavi dei trafficanti di esseri umani e “dare opportunità oneste e concrete alle persone che accogliamo” per impedire loro di perdere la speranza di una vita migliore che è il motivo che li ha spinti a lasciare il proprio di Paese.

Manca in Italia un sistema nazionale per l'accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati unitario, integrato e commisurato ai flussi d'arrivo. Nel 2012 le domande d'asilo presentate in Italia sono state 15.700, meno della metà rispetto all'anno precedente e un numero molto basso, anche in termini assoluti, rispetto a quelli registrati nei principali paesi europei. Tuttavia il totale dei pasti distribuiti dalla mensa di via degli Astalli – oltre 115 mila, con una media giornaliera di oltre 400 unità – è rimasto quasi invariato rispetto al 2011. Un dato che segnala, per gli operatori del Servizio per i rifugiati, l'incapacità del sistema italiano di dare risposte anche ai bisogni più immediati.

Sono cresciute, invece, le persone vittime di tortura che nel 2012 si sono sottoposte a una visita per il rilascio del certificato medico-legale da presentare alla Commissione territoriale: 267, con un incremento di oltre il 60% rispetto all'anno precedente. Il 22% delle 439 vittime di tortura seguite dal Centro di orientamento legale di Astalli, hanno dichiarato di vivere per strada, in edifici occupati o, nel migliore dei casi, di essere saltuariamente ospiti di amici e conoscenti. L'affitto di un alloggio così come la possibilità di accedere a un lavoro sono i punti più critici del sistema di integrazione italiano mentre continua ad allungarsi la permanenza nei centri di accoglienza.

“Non vogliamo essere assistiti in maniera perpetua” ha dichiarato nell'incontro all'Università Gregoriana, Mira, una rifugiata congolese che ha chiesto di “riconoscere il valore delle nostre competenze così che possiamo trovare un lavoro e condizioni di vita dignitose”.

“Dobbiamo cercare insieme – ha affermato Cécile Kyenge, Ministro per l’Integrazione che è intervenuta all'incontro, moderato dal direttore di “Famiglia cristiana” don Antonio Sciortino, insieme al neo-sindaco di Roma Ignazio Marino, a Miguel Ángel Ayuso Guixot, Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e Hassan Abouyoub, Ambasciatore del Regno del Marocco in Italia – un nuovo modello di cittadinanza che emerga dalla riflessione che si compie in ogni centro grande e piccolo d'Italia”.

Certamente non può essere, secondo il ministro che ha ricevuto la solidarietà dei partecipanti per gli attacchi personali di stampo razzista di cui è stata fatta oggetto anche nei giorni scorsi, il modello di accoglienza da cui si è partiti nel 1992 quando il fenomeno dell'immigrazione era all'inizio nel nostro Paese. “Oggi – ha ricordato Kyenge – in Italia ci sono 5 milioni di abitanti di origine straniera e un milione di bambini rischiano di crescere con una crisi di identità”. Riconoscere il diritto alla cittadinanza significa anche far sentire all'immigrato, al rifugiato e al richiedente asilo che da anni vive in Italia, il legame con il territorio in cui abita.

Il Ministro a margine del convegno ha incontrato gli oltre 100 rifugiati presenti che le hanno rivolto un saluto. “Conosco il vostro dolore – ha affermato rivolgendosi a uomini e donne che hanno cercato un asilo in Italia –, sono una di voi”.

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