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Scavare per trovare la fede

Lucandrea Massaro - pubblicato il 03/06/13

Intervista all'archeologa Barbara Liussi, che interverrà al Festival Biblico di Vicenza parlando delle maggiori scoperte archeologiche nelle Terre Bibliche

Non è una notizia finita sulle prime pagine dei giornali nazionali, ma per i rapporti – non sempre facili – tra Santa Sede e Israele, gli accordi sulle tasse e sulla gestione del Cenacolo da parte della Custodia di Terra Santa sono una piccola rivoluzione (positiva) e un passo avanti nella normalizzazione tra le due diplomazie. Proprio tra il 3 e il 4 giugno è prevista la firma di questi accordi a Roma tra i due Paesi (Vatican Insider, 28 maggio).


La Terra Santa è per sua natura una testimonianza permanente per i fedeli cristiani di quello che viene raccontato nella Bibbia, ecco perché gli studi biblici si avvalgono anche e sempre di più dei risultati delle scoperte archeologiche e dei loro metodo di ricerca. Proprio mentre è in corso il Festival Biblico a Vicenza, raggiungiamo la dottoressa Barbara Liussi, archeologa, che parlerà l'8 giugno portando agli studiosi dell'Antico e Nuovo Testamento una rassegna delle recenti scoperte.

Quali vantaggi porta l'archeologia allo studio della Bibbia?

Barbara Liussi: Capire il contesto entro cui si trova il “testo”, a questo serve “Linfa dell'Ulivo” che è il progetto dell'ufficio pellegrinaggi della diocesi di Vicenza per far capire ai fedeli e ai lettori moderni a chi e cosa fanno riferimento le cose di cui si parla nella Bibbia. Mostrare ai pellegrini in viaggio nella Terra Santa cosa voglia dire – ad esempio – avere un metro quadro di ombra nel deserto, che esso non è una metafora, ma la condizione in cui Gesù e i discepoli vivevano quotidianamente, è un fatto fondamentale che spesso fa crescere la comprensione del racconto evangelico. Con questo progetto  (di cui si parlerà all'interno del Festival venerdì, sabato e domenica, ndr) vogliamo far capire meglio l'avanzamento delle scoperte archeologiche della Terra Santa e delle terre bibliche e come questo aiuti a comprendere la presenza cristiana nella storia. Il cristiano è una persona in ricerca. Un po' come l'archeologia.

A che punto sono le ricerche e quali progressi portano alla regione?

Barbara Liussi: Anche quest'anno ci sono stati dei ritrovamenti, sebbene meno eclatanti rispetto a quelli del 2011, come la scoperta in Turchia della tomba dell'apostolo Filippo ad opera – piccolo momento di orgoglio – di uno scavo italiano guidato dal professor Francesco D'Andria. Ora invece ci sono sviluppi importanti in uno scavo iniziato un anno fa nel Kurdistan iracheno ad opera dell'ateneo di Udine, per creare un parco archeologico per la salvaguardia di Ninive. Sarebbe un risultato importante perché ci permetterebbe di studiare meglio anche i fatti del cosiddetto “esilio babilonese” del popolo ebraico. Questo perché non solo Gerusalemme, ma anche la Giordania, il Libano, l'Arabia Saudita, e tutte le terre di prima evangelizzazione come la Turchia, sono da considerarsi terre bibliche. E' pieno di opportunità di conoscenza reciproca

Andiamo al Cenacolo… cosa ci può dire?

Barbara Liussi: E' un passo avanti importante, purtroppo spesso è un problema politico e ideologico quello degli stop alla ricerca archeologica. Ora è stato riaperto al pellegrinaggio e al culto della Custodia e questo è un fatto positivo. L'archeologia a volte dà fastidio alla politica in questi luoghi perché dimostrare la presenza – nel corso dei millenni – di altri popoli o altre culture può fornire argomenti allo scontro ideologico. Ma questo è sbagliato, noi cerchiamo la verità.

Che rapporto lega l'archeologia con la fede?

Barbara Liussi: Forse lo studio dell'archeologia biblica è un trovare le proprie origini, in senso religioso. Ognuno cerca le proprie origini personali: chi sono i miei genitori? Qual è la mia città di origine? Dal punto di vista religioso uno si fa le stesse domande: chi ha scritto il Vangelo o prima ancora la Bibbia? Ecco allora che il ritrovamento di un frammento di papiro che riguarda la vita di un patriarca ci fa ritrovare un pezzo di puzzle della vita dell'uomo, e della storia della Salvezza. E' trovarsi. In fondo siamo tutti come San Tommaso, vero credente che vuole toccare per credere. Noi continuiamo a scavare.

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