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Oltre Berlusconi e il “processo Ruby”: quale comportamento per il cattolico in politica?

GIUSEPPE CACACE
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Intervista con il professor Gianni Manzone, ordinario di etica sociale

Qual è la verità sul caso Ruby e su Silvio Berlusconi? La dice Repubblica oppure Il Giornale? Non è facile capire che cosa sia successo, sarà naturalmente la magistratura a dover dare una parola definitiva su questo caso che comunque appare opaco e di non facile comprensione. Di sicuro ci sono i comportamenti di un personaggio pubblico che in quanto tale è tenuto ad un comportamento differente? E’ quanto abbiamo chiesto al professor Gianni Manzone, ordinario di Dottrina sociale della Chiesa ed etica pubblica presso la Pontificia Università Lateranense di Roma, autore tra l’altro di un saggio di teologia pratica: “Una comunità di libertà, introduzione alla teologia sociale”.

Professor Manzone, Luigi Sturzo diceva che la politica è “attività sociale e razionale, e in quanto tale intrinsecamente morale”. Al giorno d’oggi per fare i politici bisogna anche sembrare moralmente ineccepibili oltre che esserlo?

Gianni Manzone:  Sturzo dice giustamente che la politica è una attività dell’uomo per l’uomo. Per essere un buon politico egli deve essere non solo preparato tecnicamente ma anche essere un uomo “buono”. Poi il politico rappresenta qualcosa oltre se stesso, e di fronte ai cittadini diviene anche un esempio, l’immagine è parte della sua responsabilità pubblica. Nello stesso tempo deve essere anche abile, tecnicamente preparato, non basta la volontà o la rettitudine morale.

Se un politico che si dice cattolico proclama, nei suoi programmi, di difendere i valori della vita o della famiglia, è chiaro che può cercare di mediare questi valori, attraverso le leggi, per tutta la comunità politica, ma a livello personale dovrà sempre mostrare di viverli e testimoniarli con coerenza?

Gianni Manzone: Intanto bisogna rispondere all’obiezione per cui l’etica pubblica sia separata da quella privata. Nella vita pubblica, nella vita sociale un politico porta i propri progetti e le proprie proposte, la propria gerarchia morale. E’ indubbio che questo abbia un peso. In politica si portano le proprie convinzioni. Bisogna, naturalmente, sapere di trovarsi in una situazione sempre più pluralistica, questione che non riguarda solo matrimonio e famiglia, ma anche tematiche come il lavoro o l’economia. Il cattolico dovrà trovare dei punti di comunanza anche solo parziali, lavorando perché su quei punti comuni si possa progressivamente allargare il consenso. Il cattolico cercherà di fare il “bene possibile” e non il “bene ideale” al quale deve tendere, ma deve sapere che la mediazione a volte è al ribasso. E’ un fatto molto delicato, ma non si può fare diversamente, non è possibile non “sporcarsi le mani” cercando di limitare al massimo il danno: l’approdo non è il “male minore”, bensì “il bene possibile”.

Il 26 novembre 1981, durante una messa per i deputati cattolici del parlamento tedesco nella chiesa di San Winfried a Bonn, il cardinale Joseph Ratzinger disse: “Non è morale il moralismo dell’avventura, che intende realizzare da sé le cose di Dio. Lo è invece la lealtà che accetta le misure dell’uomo e compie, entro queste misure, l’opera dell’uomo. Non l’assenza di ogni compromesso, ma il compromesso stesso è la vera morale dell’attività politica”. Si può scendere a compromessi con le debolezze umane di un politico nella propria sfera privata?

Gianni Manzone: Noi nella società, nell’impegno sociale e nella politica, dobbiamo cercare di testimoniare il bene, senza arrenderci al male e al peccato, per avvicinarsi di più al Bene.  Il fatto di avere – pensiamo alla famiglia – un fallimento alle spalle non mette in discussione la possibilità di fare il Bene e di avere un futuro. Bisogna tenere conto che i politici sono uomini, e sono espressione di una società: il politico è corrotto se la società è corrotta, e bisogna ripartire da questa verità. Si può essere un cattivo marito e un buon presidente, ma bisogna mettere al centro il Bene Comune. L’ideale è avere un abile politico che sia un buon esempio, anche perché dipende dalla maturità della persona la capacità di discernere. Dunque – specie in una società massmediatizzata – anche il comportamento deve essere il più possibile coerente.

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