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Introvigne: "Inferno" di Dan Brown, "un manifesto anti-cattolico per la 'cultura della morte'"

Aleteia - pubblicato il 15/05/13

Per il sociologo, direttore del CESNUR, il libro sembra strizzare l'occhio ad aborto, sterilizzazione forzata ed eutanasia

«Il Vaticano mi odia», afferma a un certo punto di «Inferno», il nuovo romanzo di Dan Brown, la dottoressa Elizabeth Sinskey, direttrice dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e santa laica del racconto. «Anche lei? Pensavo di essere l’unico», risponde Robert Langdon, il professore di simbologia di Harvard già protagonista dei precedenti romanzi di Brown. «L’avversione per “il Vaticano”, cioè per la Chiesa Cattolica, è il filo rosso che tiene uniti i romanzi di Dan Brown» denuncia il sociologo torinese Massimo Introvigne, direttore del CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni) e autore di tre volumi critici nei confronti dei precedenti lavori del romanziere americano.

In «Inferno», spiega Introvigne in una nota del CESNUR, la chiave della trama è l’idea – che tutti i protagonisti accettano – che l’umanità è prossima a essere annientata dalla crescita demografica. Come spiega un’altra scienziata a Langdon, «la fine della nostra specie è alle porte, Non sarà causata dal fuoco né dallo zolfo, dall’apocalisse o da una guerra nucleare… Il collasso globale sarà provocato dal numero di abitanti del pianeta. La matematica non è un’opinione». Introvigne cita ancora l’epilogo del romanzo, dove Langdon medita sul fatto che il «peccato» esiste, ma non è quello di cui parla la Chiesa Cattolica. È la «negazione» (denial), una «pandemia globale» che fa sì che cerchiamo di non pensare alla bomba a orologeria della sovrappopolazione mondiale che ticchetta e che distruggerà certamente l’umanità, distraendoci e rivolgendo la nostra attenzione ad altri problemi, tutti in realtà meno urgenti.

«E per Dan Brown – prosegue Introvigne – la Chiesa Cattolica è la principale responsabile di questo “peccato” universale. Si oppone alla sterilizzazione di massa – di cui il virus di cui si parla nel romanzo è un’ovvia metafora – all’aborto, alla contraccezione, all’eutanasia». «È paradossale – afferma il sociologo – che Brown rilanci vecchi miti ed esagerazioni screditate sulla sovrappopolazione che sta per distruggere l’umanità proprio nel momento in cui gran parte del mondo soffra precisamente del contrario della sovrappopolazione. L’Europa e la Russia hanno troppe poche nascite, non troppe, e i giovani sono già diventati troppo pochi per mantenere livelli adeguati di produzione, di consumo e di contribuzione pensionistica a favore di chi ha cessato di lavorare. La Banca Mondiale prevede che la Cina avrà a breve lo stesso problema. L’Africa stessa, di cui tanto si parla nel romanzo, potrebbe mantenere una popolazione ben superiore a quella attuale, con una migliore e più razionale distribuzione delle risorse».

«Ci si deve chiedere allora – conclude Introvigne – se non ci sia una ragione precisa per questo ritorno a miti demografici screditati. Il virus Inferno ovviamente è solo un’invenzione da romanzo Ma siccome la “negazione” e il non voler pensare all’inevitabile e relativamente imminente – cento anni al massimo – fine dell’umanità dovuta alla sovrappopolazione è l’unico vero “peccato”, è chiaro che il romanzo – dove non manca la solita nota di Dan Brown per precisare che non è “solo” un romanzo – incita a fare qualcosa, con accenni trasparenti all’aborto, alla sterilizzazione forzata e all’eutanasia. Così, il libro si risolve in un manifesto per quella che il beato Giovanni Paolo II,Benedetto XVI e Papa Francesco hanno chiamato la cultura della morte».

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