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È davvero nato un movimento pro-life italiano?

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Dopo la Marcia per la vita e la raccolta firme per la petizione “Uno di noi” ci si interroga sulle evoluzioni possibili dei movimenti pro-life

P { margin-bottom: 0.21cm; Sono stati almeno “in 40 mila” i partecipanti alla terza Marcia per la vita, “il principale evento pro-life in Italia e in Europa”, secondo i promotori, che si è tenuta domenica 12 maggio per le strade di Rom

Sono stati almeno “in 40 mila” i partecipanti alla terza Marcia per la vita, “il principale evento pro-life in Italia e in Europa”, secondo i promotori, che si è tenuta domenica 12 maggio per le strade di Roma.

La manifestazione, animata da un movimento composito che punta soprattutto all’abolizione della legge 194 che regolamenta in Italia l’aborto, ha visto anche l’adesione di numerosi esponenti politici. E anche per questo non sono mancate le polemiche, vista la prossimità delle elezioni comunali a Roma, soprattutto tra il sindaco uscente Gianni Alemanno e il candidato sindaco per il Pd, Ignazio Marino.
 

Quest’ultimo, che non ha partecipato pur considerando la marcia “un’iniziativa giusta”, ha accusato di “esasperare gli animi e strumentalizzare l’iniziativa per fini elettorali”. Il sindaco ha ricordato allo sfidante la sua presenza anche nell’edizione dello scorso hanno e ha spiegato che “qui al Colosseo, dove si dice no alla pena di morte, non si può non dire no alla strage degli innocenti” (Il Messaggero, 13 maggio).

Le polemiche politiche sono state alimentate anche dalla mancata autorizzazione in contemporanea di un corteo parallelo in memoria di “Giorgiana Masi che, a 19 anni, nel ‘77 era in piazza per festeggiare la vittoria al referendum sul divorzio e venne raggiunta da un proiettile durante gli scontri con la polizia” (La Repubblica, 13 maggio). La Marcia è infine confluita in p.zza San Pietro dove ha ricevuto il saluto di papa Francesco che ha ricordato e sottolineato la concomitanza della Marcia con un’altra iniziativa a difesa della vita, e della vita nascente “la raccolta di firme” tenutasi domenica in molte parrocchie italiane “al fine di sostenere l’iniziativa europea ‘Uno di noi’”. Il pontefice ha concluso invitando tutti a un evento “la ‘Giornata dell’Evangelium Vitae’, che avrà luogo qui in Vaticano, nel contesto dell’Anno della fede, il 15 e 16 giugno prossimo” (Vatican.va, 12 maggio).

‘Uno di noi’ è appunto “la petizione per dare riconoscimento e protezione all’embrione umano in sede comunitaria”. L’iniziativa europea, che prima della giornata di domenica aveva già raccolto oltre 320mila firme di cui 86mila in Italia, è stata esplicitamente promossa dal card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei. Pur ricordando che i vescovi italiani la appoggiano, ma che “non ne sono i diretti promotori”, Bagnasco ha definito la petizione “una risposta concreta della coscienza cristiana, non solo cattolica, rispetto al cammino europeo” (Avvenire, 11 maggio).

Archiviata la giornata del 12 maggio, resta una questione aperta sul campo, ossia se si stia formando o già esista un vero e unico movimento pro-life in Italia, e se riesca e possa far convergere nel medio termine anche un consenso esplicito dentro e fuori il mondo cattolico.
 

Sul primo punto, a fronte di vari mugugni emersi sopratutto nel web, il sociologo Massimo Introvigne, “nella sua veste di reggente nazionale vicario di Alleanza Cattolica, un'associazione che partecipa sia alla Marcia per la Vita sia a 'Uno di noi'” rassicurava già alla vigilia che “con il raccordo e la collaborazione tra le due iniziative nasce finalmente un movimento pro life unitario anche in Italia, superando vecchie contrapposizioni fra diverse sensibilità” (La Stampa.it, 11 maggio).
 

Un’altra voce autorevole nel mondo cattolico, quella del professor Francesco D’Agostino, presidente dell’Unione dei giuristi cattolici, ricordando esplicitamente l’iniziativa ‘Uno di noi’ ha commentato l’importanza della mobilitazione ed ha poi parlato delle “battaglie dei movimenti per la vita” (Romasette, 13 maggio).

Insomma, si continua a parlarne al plurale. A questo proposito, Massimo Faggioli, storico e teologo italiano, con base negli Usa, nota rispetto alla situazione italiana alcune sostanziali differenze col movimento pro life americano” che innanzitutto “è molto più radicato”. Ma sottolinea anche che oggi “è diventato meno confessionale: nato come fenomeno protestante, oggi cattolici, ortodossi, ebrei e musulmani sono entrati a far parte di esso in forme diverse” (HuffingtonPost.it, 13 maggio).
 

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bioetica
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