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Governo Letta: riuscirà a tirare fuori dalla crisi l’Italia?

VINCENZO PINTO
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Tra i nuovi ministri modulata la presenza dei cattolici. Preoccupazioni per la scelta di Emma Bonino

Enrico Letta è riuscito nella difficile impresa di mettere d'accordo tutti e formare un esecutivo che “dovrà tirare fuori l'Italia dalle secche della crisi politica in cui si è incagliata”. Nel suo Governo, otto gli esponenti del Pd – oltre al presidente del consiglio –, cinque del Pdl, due di Scelta civica, uno dell'Udc, uno dei Radicali, quattro tecnici. Come ha affermato il presidente Napolitano, “era ed è l'unico Governo possibile in un momento in cui non si poteva più aspettare oltre per le sorti del nostro Paese” (Famiglia Cristiana, 27 aprile).

Al Governo Letta, frutto di una crisi politica “lunghissima e senza precedenti” che ha trovato uno sbocco solo attraverso “grandi sacrifici personali”, primo fra tutti quello del presidente Napolitano, che ha accettato a malincuore un secondo mandato per favorire l'uscita dall'impasse, si chiede ora “di costruire una base di consenso popolare tale da rasserenare gli animi, di predisporre alla collaborazione, di aguzzare le intelligenze, di invogliare a costruire ponti, di ricercare le difficili ragioni dell’unità a scapito delle facili divisioni, di individuare un percorso riformista, di seminare speranza” (Agenzia Sir, 28 aprile).

Enrico Letta ha una formazione radicata nella storia del cattolicesimo democratico italiano ed è “trasversale”: frequenta assiduamente il Meeting di Comunione e liberazione ma al contempo non immagina una “segregazione” dei cattolici in politica. “Che si tratti con dei cattolici di altra appartenenza politica o con dei non credenti, il punto di partenza è una disposizione a smussare gli angoli, quella che negli anni Ottanta veniva chiamata cultura della mediazione” (Europa, 24 aprile).

Per alcuni, Letta “ha fatto esattamente il Governo che ci si poteva attendere da lui”: “nient’affatto 'politico' ma anzi forse ancor più 'tecnico' di quello di Mario Monti, almeno se per 'tecnico' si deve intendere un organismo caratterizzato dalla presenza in ruoli-chiave di rappresentanti non eletti ma autorevolmente indicati dall’ordine costituito laico-borghese” (La Nuova Bussola Quotidiana, 28 aprile). Sul “modello Monti” sarebbe poi stata modulata anche la presenza dei cattolici: niente ministeri che riguardino materie su cui potrebbero creare dei fastidi, come sanità e scuola, “meglio mandarli a fare i parafulmini, se non nel peggiore dei casi i possibili capri espiatori, affidando loro ministeri definanziati”.

Dubbi suscita poi la scelta per gli Affari esteri di Emma Bonino, “esperta in abolizione delle droghe, in campagne per il suicidio assistito, in aborti aperti a tutte”. “Si sa che l’Europa è la maggiore finanziatrice dell’aborto nel mondo. Si sa che le agenzie ONU stanno promuovendo aborto e ideologia del gender nei Paesi in via di sviluppo. Sappiamo che spesso i programmi internazionali per lo sviluppo contemplano pianificazione forzata delle nascite compresi sterilizzazione e aborto. Al ministero degli Affari esteri Emma Bonino può dare impulso a queste politiche internazionali disumane” (La Nuova Bussola Quotidiana, 29 aprile).

In questo contesto, cosa aspettarsi dal nuovo esecutivo? Nel 40° anniversario della morte di Jacques Maritain, monsignor Bruno Forte ha scelto tre espressioni del pensatore di fama mondiale con cui questi si definiva e che vorrebbe applicare ai politici: “romantico della giustizia”, “una specie di rabdomante”, “un mendicante del cielo” (Il Sole 24 Ore, 28 aprile).

“Sogno politici che siano 'romantici della giustizia', donne e uomini che si dedichino al servizio del bene comune e all'urgente superamento della stanchezza, delle divisioni e della pericolosa debolezza del Paese, perché mossi da uno sguardo capace di spingersi in alto e lontano”. “Occorrono donne e uomini capaci di pensare in grande, di osare per una meta bella e alta”.

“Sogno politici che siano 'rabdomanti'”, “capaci cioè di leggere i segni dei tempi, di avvertire le urgenze reali, di corrispondere al grido silenzioso dei poveri, e di perseguire non astratti progetti ideologici, ma piani di equità e di crescita, in cui l'esigenza dei conti in regola non sacrifichi mai l'ambito vitale dei deboli, doni audacia al possibile e chieda sacrificio soprattutto a chi già ha di più”.

“Sogno, infine, politici che non rinuncino a essere 'mendicanti del cielo', che sappiano cioè coniugare la fedeltà al mondo presente a quella dovuta al mondo che deve venire, che non si limitino a formulare giudizi meramente pragmatici circa le scelte da fare e uniscano la tattica dei piccoli passi alla strategia delle grandi mete, dei sogni e delle speranze collettive”.

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