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Con Cecile Kyenge l’integrazione va definitivamente al Governo

© FILIPPO MONTEFORTE / AFP
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In un esecutivo molto al femminile, soddisfazione bipartisan ma anche critiche per la prima donna ministro di pelle nera

Cecile Kyenge è il primo ministro di pelle nera della storia della Repubblica italiana. L’ha voluta con sé il premier Enrico Letta che nel suo discorso per la fiducia, alla Camera, riferendosi a questa scelta innovativa ha detto che “significa una nuova concezione di confine, da barriera a speranza, da limite invalicabile a ponte” (AgenParl, 29 aprile). Una scelta che è piaciuta a tanti e ad altrettanti ha fatto storcere la bocca.

In un governo che per la prima volta vede 7 donne ministro, altra scelta apprezzata e allo stesso tempo criticata come strumentale, Cecile Kyenge, neo ministro per l’Integrazione, ovviamente spicca. E la pronuncia del suo nome ha già messo in difficoltà il cerimoniale in occasione del giuramento dei ministri. Non chiamatela però ministro di colore perché ha già chiarito che non gradisce: “Credo che non sia un’espressione giusta. O si dice di che colore ho la pelle oppure, meglio, si dice il mio paese di origine, o al limite che sono di ‘origine straniera’. Nel mio caso si dovrebbe dire italo-congolese” (Affaritaliani.it, 29 aprile).
 

Ma chi è e da dove viene la Kyenge, prima rappresentate delle cosiddette seconde generazioni (2G) in un governo italiano? “Il neo ministro dell’Integrazione, Cecile Kyenge” che ha studiato anche all’Università cattolica di Roma “è nata a Kambove in Congo 49 anni fa ed è un medico oculista. Modenese, vive a Castelfranco dell’Emilia, ed è da tempo impegnata in politica, prima nei Ds, poi nel Pd. Già responsabile regionale per l’immigrazione nel Pd, è consigliere provinciale a Modena, è stata eletta deputata lo scorso febbraio, sola parlamentare di colore della diciassettesima Legislatura alla Camera. Prima donna di origine africana a sedere in Parlamento Kyenge è sposata e madre di due figlie, è laureata in Medicina e chirurgia, specializzata in Oculistica” (Avvenire, 27 aprile).

Legittime le preoccupazioni di alcuni sul rischio che la sua presenza nel governo possa risultare solo un’operazione di comunicazione e di maquillage, per una classe politica lontanissima assetata di consenso e simpatia da parte dell’elettorato. Odiose e ingiustificate le critiche pregiudiziali, alcune chiaramente a sfondo razziale, che purtroppo non sono mancate.

Famiglia cristiana, dopo aver messo in evidenza l’impegno di lungo corso della Kyenge per i diritti dei migranti, si è chiesta retoricamente: “Poteva mancare l’attacco della Lega Nord al primo ministro di colore nella storia della Repubblica, il giorno stesso del giuramento davanti al Presidente Napolitano, senza neppure aspettare di vederla all’opera? E cioè con un intervento, quello del segretario leghista Matteo Salvini, che è il peggiore dei razzismi possibili?” (Famiglia Cristiana, 28 aprile).

Salvini, che non ha fatto mancare nemmeno il suo “apprezzamento” per le nomine rosa in quota Pdl, Lorenzin e De Girolamo, aveva infatti dichiarato a proposito della Kyenge: "Siamo pronti a fare opposizione totale al ministro per l’Integrazione, simbolo di una sinistra buonista e ipocrita, che vorrebbe cancellare il reato di clandestinità e per gli immigrati pensa solo ai diritti e non ai doveri" (Libero, 28 aprile).

Ma la neoministro ha subito dichiarato che “alle provocazioni risponderò soltanto con i fatti”. E ha indicato le priorità del suo lavoro, che d’altra parte la nomina ha già di per sé reso evidente: “Il compito è arduo: prima lavoravo a livello locale, ascoltavo i miei ‘vicini’, ora si tratta di ascoltare tutto un Paese”. Ma il punto di partenza è la proposta di legge del Pd su “diritto di cittadinanza e ius soli(Il Messaggero, 28 aprile).

La cittadinanza ai figli nati in Italia dei cittadini immigrati è da tempo indicata come questione prioritaria anche dalla Chiesa italiana: “La ‘preminenza’ dello ius sanguinis comporta di fatto l’esclusione e la differenziazione sociale di quasi 650 mila minori nati in Italia da genitori immigrati”, aveva dichiarato monsignor Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes, in gennaio, vista della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato. “Sembra, pertanto tempo, di ampliare anche in Italia lo ius soli, cioè l’acquisto della cittadinanza italiana per nascita sul territorio” (Avvenire, 8 gennaio).

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