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L'ultimo abbraccio di Wojtyla a Francesco

©CATHOLICPRESSPHOTO

Silvia Gattas - pubblicato il 02/04/13

Gian Franco Svidercoschi ricorda il papa polacco in punto di morte

Solamente quando morì, quel 2 aprile 2005, capii perché Giovanni Paolo II fu un papa grande, perché rendeva le persone umili le più grandi”. Ricordo commosso di Gian Franco Svidercoschi, giornalista, scrittore, vaticanista, amico di Giovanni Paolo II. Nel giorno dell’anniversario della morte di Karol Wojtyla, avvenuta alle 21.38 del 2 aprile 2005, Svidercoschi racconta alcuni aneddoti delle ultime ore del papa polacco. Come quell’incontro con Francesco, non il futuro papa.

Il 2 aprile mattina, poco prima di morire, il papa volle chiamare Francesco, l’uomo delle pulizie che abitava fuori Roma, e che andava ogni giorno a fare le pulizie nell’appartamento papale. Il papa era solito chiacchierare con lui, scambiare una parola, chiedere della famiglia. Quel giorno, l’ultimo della sua vita, volle chiamarlo e salutarlo. Francesco era un uomo semplice e rimase tanto colpito da quell’ultimo ‘abbraccio’ con Giovanni Paolo II, che lo benedisse sul capo”.

Ma di storie come queste ce ne sono state tante. “Bellissime testimonianze delle ultime ore di vita di Giovanni Paolo II. Come quella dell’infermiera del Gemelli, il Vaticano III come amava chiamarlo papa Wojtyla. L’infermiera – racconta Svidercoschi – faceva ridere il papa, si prendeva cura di lui. E negli ultimi giorni della sua vita, anche in fase di agonia, Giovanni Paolo II  volle chiamarla per salutarla e benedirla. Con un filo di voce. La donna racconta di quell’esperienza incredibile ancora oggi con emozione e commozione”.

Infine, un altro piccolo racconto. “Il pomeriggio del 2 aprile, il papa fece chiamare suor Tobia e in polacco, con quel poco di voce che gli restava, disse quelle famose ultime parole che poi hanno fatto il giro del mondo: ‘Lasciatemi tornare alla casa del Padre’. È significativo che quelle ultime parole furono rivolte e affidate a una donna. Ha un suo simbolismo”.

Il giornalista trova molte similitudini con papa Francesco. “Pur nella diversità di carattere, uno polacco e quindi all’inizio un po’ più rigido, l’altro sudamericano e quindi subito più aperto. Ma entrambi – spiega Svidercoschi – nella loro prima uscita pubblica hanno parlato di vescovo di Roma, per dare il senso di collegialità e non più quell’alone di monarchia che regnava da tempo. Due pastori che sentono il bisogno immediato con la folla, come le prime parole rivolte alla folla. Wojtyla disse: vengo da un Paese molto lontano; Francesco riprese quella frase: vengo quasi dalla fine del mondo”.

Per Svidercoschi, per vedere Giovanni Paolo II santo non occorrerà attendere ancora molto. “La canonizzazione avverrà ad ottobre, a meno di cambiamenti dell’ultimo momento”, dice. E padre Slawomir Oder , postulatore della causa di beatificazione di Giovanni Paolo II, in una intervista ad Aleteia afferma: “Ora tutto il dossier è alla Congregazione per la Causa dei Santi che seguirà il suo iter previsto. Certamente il mio desiderio, e quello che accompagna il mio lavoro sin dall’inizio, è di vedere presto Giovanni Paolo II diventare santo. Un desiderio che si è concretizzato il giorno della beatificazione quando negli occhi di Benedetto XVI ho visto la gioia profonda, e in quelli della piazza un entusiasmo vivissimo. La segnalazione delle grazie sono state tante, molto serie, soggette a uno studio accurato e approfondito. È stato scelto un miracolo che sembra dare maggiore garanzia al processo di canonizzazione”.

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