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Alla Chiesa non interessa fare politica, vuole soltanto “dire Gesù”

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La biopolitica, “frontiera immancabile di qualsiasi programma”

“Non è vero che a noi interessa far politica, noi vogliamo dire Gesù”. Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, si è espresso chiaramente nella prolusione pronunciata in occasione del consiglio permanente dell'organismo, il 28 gennaio.

Il porporato ha dedicato gran parte delle sue riflessioni alla “biopolitica”, che ha definito “una frontiera immancabile di qualsiasi programma”. Alla radice del bene comune, ha osservato, ci sono “le realtà primarie della vita, della famiglia e della libertà, che si intrecciano e si richiamano universalmente perché sono valori fondativi e quindi irrinunciabili dell’umano”. Si potrebbe dire che “l’inviolabilità della vita è il principio, la famiglia ne è il grembo sorgivo, la libertà la condizione prima di sviluppo”, e tutto il resto “viene di conseguenza”. Su questi principi, i cattolici sanno che “non esiste compromesso o mediazione” (Radio Vaticana, 28 gennaio).

Gli italiani, ha sottolineato il presidente della CEI, “non chiedono l'impossibile”, “esigono piuttosto che nessuno dei sacrifici compiuti vada deviato o perduto”. Sarebbe infatti “un insulto” se il “patrimonio di di responsabilità e rigore, di dignità e adattamento” mostrato dagli italiani andasse “sprecato” (Avvenire, 28 gennaio). Se nell'ultimo periodo sono state compiute azioni importanti per recuperare affidabilità e autorevolezza, “anche a prezzo di pesanti sacrifici non sempre proporzionatamente distribuiti”, è ora il momento di “una ripresa concreta, diffusa, equa”.

Per questo, ha esortato a esprimersi nelle consultazioni elettorali superando “allergie e insoddisfazioni anche profonde”, perché “la diserzione dalle urne è un segnale di cortissimo respiro” e il voto è un “dovere irrevocabile” (Agenzia Sir, 28 gennaio). “Scongiurato il baratro, è il momento decisivo e irrimandabile per il rilancio” (La Repubblica, 28 gennaio).

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