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In che modo l’arte può tornare a trasmettere la fede?

Rodolfo Papa - pubblicato il 06/12/12

Spiegazione del medesimo: Se egli dice, tu non insegni con i costumi, allora non insegnare con la parola, affinché quelli che tu attiri con la parola poi tu non li respinga perché non hai un costume onesto: infatti, se tu fai ciò che bisogna fare, questa condotta retta sarà anche la parola d’insegnamento, così come il pittore con la figura insegna in misura maggiore» (Difesa delle immagini sacre, nn. 107-108).

L’opera d’arte sacra è testimone credibile perché non può contraddire se stessa; rimane nella propria dimensione rappresentativa, riesce a insegnare con le “figure” senza timore di contraddirsi mediante i costumi.

Questo ruolo di testimonianza evangelizzatrice è stato svolto in tutti i tempi dalle opere di arte sacra. Per questo Giovanni Paolo II in un Discorso del 1981 affermava: «L’arte religiosa, in questo senso, è un grande libro aperto, un invito a credere al fine di comprendere».

4) La vera bellezza è sempre stata attributo di santità.

Interrogando la storia dell’arte, scopriamo che la bellezza è sempre stata legata alla santità, alla virtù, alle perfezioni divine. In tutta la tradizione cattolica la bellezza possiede una tale caratura ontologica da essere annoverata tra i trascendentali, ovvero tra quelle caratteristiche che tutti gli esseri possiedono, proprio perché sono e nella misura in cui sono. Si tratta di perfezioni che sono fondamentalmente riconducibili al vero, al buono, al bello. Ogni realtà, partecipando dell’essere, partecipa di tali perfezioni ontologiche, che hanno in Dio creatore la loro causa prima. Dio è, infatti, sommamente vero, sommamente buono, sommamente bello, e tutta la realtà è in qualche modo vera, buona e bella proprio perché è creata da Dio.

Sebbene i trascendentali non costituiscano materia di Magistero (in quanto sono appunto di ambito metafisico, dunque filosofico, cioè accessibile con la ragione che tutti gli uomini possiedono), tuttavia il Magistero e in modo particolare i documenti del Concilio Vaticano II fanno costante riferimento ad essi, ed in qualche modo li presuppongono.

La bellezza è eminentemente legata alla Santità, tanto da essere primariamente in Dio e solo in modo derivato nelle cose. Dio è Somma Bellezza e origine di ogni bellezza.

Anche la bellezza artistica è fondamentalmente legata alla santità. Gabriele Paleotti nel Discorso intorno alle immagini sacre e profane del 1582 scriveva: «vi è anche la nobiltà cristiana, più sublime e onorata delle altre, esattamente come la legge del Vangelo insegnataci dal nostro Salvatore è di gran lunga più perfetta di tutte le altre appartenute ai secoli precedenti (Summa, 1.2 q.91 a.5). Questa nobiltà riteniamo che debba essere giustamente attribuita all’arte di dar forma alle immagini».

L’arte cristiana è sempre stata il luogo della bellezza intesa come proporzione, nello spirito di sant’Agostino, o come claritas, nello spirito di san Tommaso; gli artisti cristiani sono sempre stati custodi della bellezza che è segno della presenza di Dio, che è scala per arrivare a Dio, che è strumento per lodare Dio, che è manifestazione della Santità di Dio.

Le opere d’arte cristiana, nate dalla Fede e destinate al culto, hanno cercato e realizzato la bellezza, dando luogo ad opere grandiose, usando anche materiali preziosi. L’elemento materiale è solo un aspetto funzionale alla finalità di lode e di preghiera. Per esempio l’oro, così spesso usato nell’arte sacra, viene scelto per la sua luminosità, per la sua permanenza, per la sua malleabilità. La stessa materia, informata dalla bellezza artistica, diventa testimonianza di Fede. Nulla è mai troppo prezioso per lodare l’immensa Bellezza di Dio.

BIBLIOGRAFIA:

1) Giovanni Paolo II, Trittico romano, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2003

2) Benedetto XVI, Teologia della liturgia, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2010

3) Rino Fisichella, La nuova evangelizzazione. Una sfida per uscire dall’indifferenza, Mondadori, Milano 2011

4) Rodolfo Papa, Discorsi sull’arte sacra, introd. Card. A. Cañizares Llovera, Cantagalli Siena 2012.

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