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L'Italia maglia nera in Europa per le condizioni dei detenuti

Radio Vaticana - RomaSette.it - pubblicato il 21/11/12

Sovraffollamento, scarsità di personale, suicidi e dignità minata


Con 140 detenuti per ogni 100 posti letto, l'Italia si afferma come il Paese d'Europa in cui le condizioni delle carceri sono più drammatiche. 


“Senza dignità” è il titolo eloquente del IX Rapporto nazionale dell'Associazione Antigone sulle condizioni di detenzione nel nostro Paese. L'Italia si conferma lo Stato europeo in cui le condizioni degli istituti di pena sono peggiori. Il tasso di sovraffollamento è infatti del 142,5%, contro il 99,6% della media del continente.

I detenuti sono 66.600 per 46.000 posti letto, circa 5.000 dei quali in ristrutturazione. Lo stato di emergenza per il sovraffollamento carcerario è stato dichiarato nel 2010, ma non ci sono stati miglioramenti di spicco.

Per il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, non hanno funzionato “né il piano carceri puramente edilizio, né le leggi definite enfaticamente 'svuota carceri' o 'salva carceri'” – dal 2009 ad oggi i detenuti sono aumentati di quasi 2.000 unità. A suo avviso, servono “un intervento d'urto” per ridurre la popolazione detenuta facendo uscire dal carcere quanti non rappresentano un pericolo per la sicurezza sociale e un'azione determinata sulla custodia cautelare, sulla legge sulle droghe e su quella relativa alla recidiva (Radio Vaticana, 19 novembre).

I reclusi sono soprattutto uomini – le donne che rappresentano appena il 4,2% del totale (2.857), e sono 53 i bambini che vivono in carcere con le madri -, sono principalmente di nazionalità italiana e provengono in maggioranza da Campania (26,3%), Sicilia (17,9%) e Puglia (10,5%). I detenuti stranieri sono 23.789, pari al 35,6% del totale. I reati più diffusi tra i detenuti italiani sono quelli contro il patrimonio, seguiti da quelli previsti dal Testo unico sugli stupefacenti, mentre nel caso degli stranieri la situazione è ribaltata. In base agli ultimi dati del Consiglio d’Europa, in Italia è stato condannato per violazione della legge sulle droghe il 38,4% dei detenuti (Tempi.it, 20 novembre).

Secondo quanto riportato dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, nel corso dell’anno scolastico 2010/2011 meno di un quarto della popolazione carceraria ha frequentato corsi attivi presso gli istituti penitenziari, e poco più di un decimo ha portato a termine con successo un percorso di studio. Il Dipartimento ha subito notevoli tagli, che hanno intaccato gli investimenti e il mantenimento, la rieducazione, l’assistenza e il trasporto dei detenuti.

La crisi del sistema carcerario italiano dipende anche dalla carenza di personale. Mancano infatti dirigenti (-22,1%), educatori (-27,2%), assistenti sociali (-35,1%) e personale di polizia (-8,9%). In Italia si registra il rapporto più basso di detenuti per agenti di polizia, con una percentuale dell’1,8 contro il 2,5 della Francia, il 2,6 di Germania, Inghilterra e Galles e il 4,2 della Spagna.

La pagina più nera è ovviamente quella dei suicidi. Più di un detenuto su dieci (il 12,3%) ha tentato il suicidio, e nel 41,2% dei casi ha meno di 35 anni. Nel 2012 sono 93 i detenuti che si sono tolti la vita: 50 per suicidio, uno per sciopero della fame, uno per overdose, uno per omicidio, 31 per cause da accertare e 9 per malattie, a cui vanno aggiunti altri quattro decessi, di cui tre per suicidio, avvenuti nelle camere di sicurezza.

Unica nota positiva è finora il calo del fenomeno delle cosiddette “porte girevoli”: da gennaio a giugno 2012 ci sono stati 32.625 ingressi in meno in carcere rispetto al 2011. Per l'Associazione Antigone è quindi possibile che nel 2012 si arrivi a registrare 700.000 ingressi in meno nelle carceri italiane.

A corredo del Rapporto, l'Associazione ha presentato anche “Insidecarceri”, il primo web-doc/inchiesta sulla vita in alcune carceri italiane, tra cui tre ospedali psichiatrici giudiziari (Roma Sette.it, 20 novembre). Video, audio e immagini sono disponibili gratuitamente su www.insidecarceri.it e sono stati realizzati insieme al service giornalistico “Next New Media”. 

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