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Monastero Wi-Fi. Padre Emidio Alessandrini e l'importanza di incontrare Dio da vivi!

Romana Cordova - Facebook

Padre Emidio Alessandrini - Capitolo Generale Monastero Wi-Fi, 19 gennaio 2019 - S. Giovanni in Laterano

Il blog di Costanza Miriano - pubblicato il 11/03/19

Ecco la catechesi del primo capitolo generale del Monastero Wi-Fi svoltosi in San Giovanni in Laternao, il 19 gennaio scorso. Avvenuta nel pomeriggio era rivolta a tutti, sia uomini che donne. Non fatevi ingannare dallo stile del parlato: è un lungo testo pieno di nutrimento per la nostra vita vera, quella eterna che può cominciare fin da ora.

Ecco la catechesi che padre Emidio Alessandrini ha fatto a San Giovanni in Laterano il 19 gennaio, al Capitolo generale del monastero wi-fi. E’ una trascrizione letterale, quindi con l’incedere del parlato, ma abbiamo preferito lasciarla come era, per non rischiare di sbagliare. Si ringrazia Roberta Carolina Ricci per il paziente sbobinamento!

Vi prego leggetela tutta, e poi rileggetela, e poi ancora. C’è da meditare – e soprattutto da vivere – fino al 19 ottobre, e oltre…


MONASTERO WI-FI

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di Padre Emidio Alessandrini

….. adesso non voglio essere retorico, perché io quando vado alle conferenze mi addormento, e non voglio vendicarmi con gli altri, e pensavo di iniziare con quella favola di La Fontaine scritta in poesia che si rifà o a Esopo o a qualcun altro, della riunione dei topi. I topi vanno a riunione e siccome c’era questo gatto pericolosissimo dicono: “come si fa, come non si fa”, alla fine il genio dice “mettiamo il campanello al gatto”, e il vecchio saggio obietta: ”ma chi lo fa?”

A un certo punto ci vuole qualcuno che si prenda il peso degli altri, qualcuno che metta il campanello per salvare gli altri topi.

Ecco di cosa mi occupo: io faccio il confessore a tempo pieno e sto lì come il meccanico a riparare le macchine rotte, uno quando la macchina la compra è tutta bella, poi quando si rompe la macchina nessuno la vuole aggiustare oppure costa moltissimo, e quindi è molto difficile per me… E allora, mettendo insieme le cose che vedo nel confessionale – motori rotti – sentendo le testimonianze della gente che ha fatto capolino nell’aldilà, mi sono fatto una visione della realtà un po’ diversa dal normale, ecco non ci sono le masse, quell’essere in tanti che ci dà il senso dell’onnipotenza (quando a Norimberga facevano tutte quelle manifestazioni di notte con le svastica rotante fatte con le torce la gente si sentiva chissà che, diceva Alberto Sordi ‘più semo e più vor dì che c’avemo ragione’ cioè il senso del gruppo ti dà una visione della realtà che però non è automaticamente vera, anzi a volte rischia di essere fuorviante) e io che tra le altre cose confesso molto, capisco che la gente usa come schema, spesso, quello che usavano nell’antico Egitto della psicostasia: c’era la pesatura delle anime, Anubi portava il morto che alla fine arrivava da Osiride e lui diceva non ho fatto questo, non ho fatto quest’altro ecc, non ho ammazzato… e poi se il cuore era pesante e colpevole c’era un mostro mezzo ippopotamo, mezzo coccodrillo che si mangiavano il cuore, altrimenti era salvo.

Invece noi abbiamo nel Vangelo dei criteri leggermente diversi che sono: avevo fame, avevo sete, ero pellegrino, ero nudo, ero malato e quelle due parabole, le conoscete, quella dei talenti, no, dice: ho preso il talento e che ho fatto? L’ho messo sotto terra.


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Sotto terra, cadavere, più o meno.

Poi c’è l’altra parabola: la mina, la mina è un bel tocco doro, l’ho messa nel sudarion, pure questa, uno che lo mette come cadavere sotto terra l’altro nel sudarion e là ci sono le parole più dure del Signore. E allora io ecco io oggi voglio pensare, ma che gli devo dire? Gli devo dire come non sprecare l’unica vita che hanno.

Quindi, certe volte, il mio compito dolorosissimo, dolorosissimo, è avvisare le persone su quello che mi sembra, che poi sono un poraccio pure io..

Allora vorrei cominciare, primo punto, attenti bene: la cosa più importante nella vita è incontrare il Dio Vero, incontrare il Dio Vero, non le mie idee di Dio, non il super io. C’è la realtà che è dura, e l’io è un pezzetto del nostro mondo inconscio che fa da mediatore tra la cattedrale ed il vulcano, e poi ci sta un pezzo che si chiama super io che è una sorta di morale irrisoria che ci entra dentro, che ci fa sentire in colpa, che ci attacchiamo delle pallocche di Vangelo, poi non c’entra niente … è il famoso senso nevrotico di colpa, che fai una cavolata e vai dal prete e ti dice che quello non è il peccato, ma è il senso nevrotico di colpa, ah, allora cosa fai? Ti confessi del peccato originale.

Una volta è venuta la cuoca del Papa, tanto simpatica, dico senti se sai una volta che il Papa non c’ha fretta, puoi dirgli se oltre a peccato originale può usare il termine ferita originale che sarebbe una disaggregazione profonda che c’abbiamo, tra i vari cervelli che c’abbiamo…. Che è un’accozzaglia di pezzi.. Non è colpa di Dio ma non è manco colpa nostra.

E allora sapere un pochettino mettere mano a questo caos senza dire sciocchezze è una cosa grossa. E a forza di sbattere il grugno, sia personalmente, sia ascoltando gli altri, mi sono fatto un’idea che senza un incontro vero con un altro, con qualche persona, il totalmente Altro, non lo incontri, col cavolo che lo incontri.

Ecco, c’erano le SS molto esperte che proibivano ai prigionieri di guardare negli occhi, perché quando tu guardi uno negli occhi lo mandi in tilt.

Allora ecco, qual è il primo punto? Se vuoi incontrare Dio ti devi confrontare con lo sguardo di qualcuno, che non sempre è bello.

Spesso i professori che hanno i ruffiani come alunni, vengono tutti sovrastimati però quando tua madre litiga con te, quando litighi con tuo marito, quando tua figlia litiga con te e ti rimanda, ecco non è molto gradevole lo sguardo dell’altro, anzi, si fa di tutto per evitarlo, eppure da lì si parte per incontrare l’alterità, questa è una cosa dura e sgradevole, perché io vi vedo, vi conosco, però siete tutta gente leggermente per bene, e tra gente per bene le cose non si dicono, si accennano, una che sta per partorì eh sei robusta, “sei una mongolfiera” non si dice mai… oppure quando una è arrabbiata, “mamma mia come sei sincera”, altro eufemismo.

Se volete conoscere voi stessi quando vostra madre vi prende a pesci in faccia, registratela e fatele un regalo, perché questo è un abbozzo di verità.

Quindi, purtroppo, prima di incontrare Dio bisogna incontrare l’altro, un altro, poi si incontrano gli altri, poi veramente il Signore..

E poi c’è quella famosa Bibbia che tutti quanti abbiamo da qualche parte, che spesso apriamo a caso (ecco vi informo che nel Concilio Lateranense IV, 1215, aprire la Bibbia a caso per capire la Volontà di Dio venne chiamato “sorte”, come leggere i fondi del caffè, venne proibito, certo si legge il Vangelo, però pensare che aprendola a sorte.. come quando Pietro deve scegliere Mattia o Barnaba.. è un’eresia pratica.)

La Bibbia è un racconto di famiglia in cui tra le tantissime cose che succedono qualcuna è verissima per tutti, vi faccio un esempio: le cose storte, vi sarà successo no? Ogni tanto capitano le cose storte, una dietro l’altra… e poi te bocciano e poi te licenziano e poi te lasciano e poi de là.. La prima cosa che si fa, va dall’amica del cuore e l’amica del cuore dice “guarda c’è un esorcista, guarda questo è proprio bravo, questo proprio…” e comincia la linea genealogica, due mesi fa le hanno fatto una fattura ginecologica a una perché l’aveva lasciato il ragazzo e comincia il sospetto.. che vi devo dire? Triste a chi gli capita, non ne esce più.

Sant’Agostino nel sermone 306 punti 7 e 8 dice che nel Paradiso, una delle cose più belle è che non ci sarà il sospetto, e la Conferenza Episcopale di Benevento e il Vescovo di Isernia hanno proibito tutti questi intrugli perché creano il problema, mettono il sospetto: ma che per caso c’è qualcuno che m’ha fatto una fattura?… eh mio figlio è andato tanto bene al liceo, poi ha fatto ingegneria nucleare e si è bloccato… Eh c’è una che io penso che gli ha fatto la fattura… e tu invece di fargli fare lettere moderne o sociologia o scienze politiche, dai la colpa alla zia. Se invece uno conosce la Bibbia, Giuseppe, questo ragazzo che era speciale, i cui fratelli sono gelosi, e prima lo vogliono ammazzare e poi se lo vendono e arriva da Potifar e la moglie ci prova, e poi quello non ci sta e lei lo accusa, e poi va in galera e poi tutto quanto e poi.. e poi grazie a Dio diventa viceré e salva tutti, quella è un’altra lettura no, che dite?

Tra la cognata che ti ha fatto la fattura e Giuseppe e i suoi fratelli non è proprio la stessa cosa, sono due modi completamente diversi di interpretare le cose storte.

La cosa interessante è che in ebraico quando finisce quel racconto, che vi invito a rileggere, Giuseppe non dice ‘il Signore ha permesso ma IL SIGNORE A SALVEZZA HA FATTO QUESTO! L’Ha fatto Lui, certo anche per mezzo della malvagità di cause seconde, ma l’ha fatto Lui!’

Capite che differenza d’impostazione, come ti cambia la vita?

Dar la colpa agli altri, alle cose misteriose, oppure capire che ti sei trovato dentro ad una storia e se becchi a che punto stai, ti orienti e sei salvo.

Una volta stavo a Todi, e c’era una poveraccia che era andata a lavorare a Todi da Rieti perché aveva il fratello gravemente menomato e c’era una scuola, bene, il papà di lei le fregava i soldi dell’accompagnamento del fratello, poi arriva pure un’altra sorella, zitella e disoccupata, un’altra sorella zitella e disoccupata, poi si sposa con un uomo meraviglioso però era molto timido, era un adottivo, nasce un figlio e il fratello, gravemente handicappato è geloso del figlio, dico: questa prende, viene qua e mi spara e un giorno mi chiama e dice ‘voglio venire a parlare’. Dico ‘questa viene o prima di ammazzarsi o ammazza me’, questa dice: ‘quanto sono contenta della storia che Dio ha fatto con me! Mi ha messo in questo deserto e ho scoperto chi sono e come mi ama!’

Ecco, ecco cosa fa la Bibbia: ti dà occhi nuovi per leggere la realtà, non per aprirla a caso e fare la sorte degli apostoli, ma per farti capire dove stai.

Una volta una mia amica suora che era stata 25 anni con le ragazze, insegnava nelle scuole magistrali, con le feste della badessa, le feste della superiora, quel mondo di ragazze sempre vivaci, la fanno responsabile di una casa piena di donne anziane, professoresse, tutte intellettuali, lei abituata con le ragazzette, mi chiama che doveva parlarmi. Io le dico ‘vengo dopo la Messa’, a un certo punto, vado là, e la vedo alla finestra e mi fa ‘non me servi più!’

Io che non mi offendo mai quando qualcuno mi molla, perché non mi pare vero, a un certo punto le dico: ‘io sono contento, però, che t’è successo?’ ‘Oggi c’era scritto, nella lettera di Paolo, romani 8, 28 tutto concorre al bene di quelli che amano Dio’.

Una riga.

Questa aveva intravisto in questo mutamento, dolorosissimo, una novità, una grazia.

Ecco perché è importante conoscerla (la Bibbia), ma conoscerla bene, avere dei brani adatti, quando si dice Sant’Antonio Abate conosceva tutta la Scrittura, no, conosceva la Scrittura adatta alle situazioni. Allora su questo, scambiandovi i pezzi, i brani, cercate di diventare esperti. Ah, il razzismo, io non voglio indagare sennò a Costanza le pigliano le coliche, però di razzismo ce ne sta parecchio in giro, no?




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Allora la Bibbia cosa dice? Dice a uno, a Giona, vai a Ninive, la grande città – è come dire a un polacco va a Berlino dopo la seconda Guerra mondiale – e vai a predicare. Quello dice ‘ma che sono matto? Proprio io devo salvare sta gente?’. Giona scappa, scappa, va su una nave, poi alla fine ci va e questa gente si converte e allora Giona rimane arrabbiato, il fuoco dal cielo voleva, no?

E a un certo punto arriva una pianta, faceva caldo, lui aspettava il meteorite, poi arriva sta pianta, gli fa ombra, dice meno male e arrivano un verme che fa seccare la pianta e lui si arrabbia ‘ma come? La pianta!’ e Dio dice: ‘Ah, ti arrabbi per la pianta che è cresciuta senza di te e io non devo prendermi cura di Ninive, centomila abitanti che non sanno distinguere la destra dalla sinistra.. e Giona allora capisce, Giona = colomba.

Allora se uno Giona se lo va a leggere, quando le viscere dentro gli si rivoltano, le rimette a posto e comincia a capire come Dio vede gli uomini.

Questo è importante: la Bibbia è fatta anche per correggere il nostro cuore.

Io vi dico queste cose per avvisarvi che bisogna cambiare, oltre che comportamento, anche mentalità, è duro cambiare mentalità, sapete, non è che si cambia.. però già leggere Giona qualcosa fa.

Non è che tiene … eh, questa è roba religiosa eh, io sono un uomo pratico, io sono commendatore, io ho la vita, reale, queste sono favole, però… però.. nel silenzio della notte con le coliche che non hai il buscopan ci pensi.. ecco..

Ultima cosettina sempre sull’incontro con Dio, questa è importante, c’era Giovanni Paolo I che parlava della carità in briciole, spesso la nostra vita è così piena e banale, ma la carità in briciole fa come Pollicino, una volta una visita, una volta una telefonata, una volta un’opera buona, ti avvicini al Padre e quando incontri Dio, capisci che le tue idee di Dio vanno a farsi friggere.

San Tommaso, prima di morire, ebbe una visione dell’aldilà e disse al suo segretario, Reginaldo, brucia tutto, quello che ho scritto è tutta paglia. Pensate a incontrare Dio da vivi, ecco la sfida cristiana, se uno incontra Dio da vivo, non che è matto e se lo inventa, ma che è realmente così, attorno a lui o a lei, ecco diceva questa mattina Costanza, la gente ti insegue, se tu veramente incontri Dio, anche se stai zitto, la gente lo capisce e anche il gatto se ne accorge.

Allora diceva Karl Rahner…. O il cristiano del terzo millennio sarà un mistico, uno che incontra Dio, o non sarà ….non esisterà più.

Ma mi raccomando, su questo punto, fateci caso, leggete la Bibbia, fatevela spiegare, cercate di capire dove state, in quei momenti brutti, in cui c’è il deserto, un cui c’è un tracollo economico, in cui c’è un tracollo affettivo, in cui c’è una malattia che irrompe, sono delle grazie che Dio fa per svegliarti quando sei ancora giovane. Questo, mi raccomando, è un concetto semplice, non ci vogliono tanti appunti per capirlo, però, vi assicuro, questo, è un punto importante.

Un altro punto importante è la cecità su noi stessi: noi non ci accorgiamo, noi siamo come Dorian Gray, che siamo belli, simpatici, poi c’è un ritratto misterioso che raccoglie tutto, ma noi non ci accorgiamo di chi siamo, noi deformiamo la realtà: a volte siamo dei giganti, quando c’è la fase ascendente della sindrome bipolare, a volte siamo nani sotto zero, quando arriva la depressione, siamo poveracci.

Una volta – conoscete tutti il pellegrino russo, no? Ne avete sentito parlare dei racconti del pellegrino russo, no? – una volta all’accademia di Romania hanno fatto tutta una mattinata sul pellegrino russo, dalle 9 alle 13:30, senza sosta, senza pausa, caldo. E tutto sul pellegrino russo, penso che più di quello non si possa dire sul pellegrino russo, è un libro di mistica esistenziale, basato sull’esicasmo, molto amato in oriente, in Russia, in Grecia, al monte Atos. Attenti: erano le 13:20, stavamo per finire, la fame bucava gli stomaci, tutti pronti come i tori che fanno con il piede, per andarsene, a un certo punto arriva un ‘freschetto’ (un tipo piccolo di statura, ndr) e dice: ‘scusate ancora un po’ di attenzione (alle 13:20 eh!), vorrei commentare quella frase “portare la mente nel cuore”’

E vabbè, la gente ha fatto l’ultimo fioretto, e questo fa un esempio: pensate di avere un grande ascensore verso queste … tipo la grande barriera corallina, tipo quelle barche che hanno il fondo trasparente e cominciate lentamente a scendere sul vostro cuore e vedete come è fatto il vostro cuore e vedete cosa pensa il vostro cuore, a tre metri di distanza, bloccate l’ascensore.

Quando vedete veramente come è fatto il vostro cuore, vi prende il terrore e sapete il primo frutto qual è? Che di pensare ai cavoli degli altri neanche vi passa per l’anticamera del cervello!

Chi ha il morto in casa, non va a guardare il morto degli altri.

Nella Bibbia c’è Davide che ha fatto un pastrocchio con Betsabea, poi arriva il profeta che gli racconta: ‘c’era uno che c’aveva tanti animali, poi un amico aveva una sola pecorella e lui si è pigliato anche la pecorella dell’amico, e poi lo fa pure ammazzare’. ‘Oh, per questo ci vuole una punizione esemplare, pagherà quattro volte tanto!’ ‘Eh, sei tu! Sei tu che hai tradito quel pover’uomo, l’hai fatto ammazzare!’ ‘Eh io?’

Paolo! Paolo era come voi, pieno di volontà, di convertire il mondo, peggio di Costanza era ancora Saulo, proprio lo zelo lo bruciava (eh fammi vendica’ pure a me no). Allora Saulo di Tarso andava, faceva, contro questi, contro quegli altri, ‘na botta in testa, casca per terra e diventa cieco e la frase è ‘Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?’ ‘Come Signore? Ma io faccio tutto per te, riempio San Giovanni, faccio tutto per te, tutto, tutto, tutto’. ‘Ah Sa’, datte ‘na calmata! Intanto Saulo diventa cieco, arriverà Anania e ti spiegherà’.




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Paolo, tutto devoto che pure aveva assistito alla morte di Stefano reggendo tutti i mantelli ‘Ma che ho fatto? Ma che strada ho fatto? Dice: agivo in buona fede, ma era completamente cieco, ma cieco di brutto!

Una volta venne un tizio a parlare con me, era triste perché la moglie l’aveva cacciato, i figli gli volevano menare, la figlia piccoletta lo odiava, io lo vidi come si comportava: era un prepotente, un furbastro, era un commercialista affermatissimo e dico, come commercialista la gente basta che non gli fai pagare, ti adorano, però non puoi usare lo stesso metodo in famiglia, non puoi. Questo si è messo a piangere come un bambino e dice: ‘oh , padre, io non l’avevo mai capito questo! Io vedendo che tutti mi cercavano, mi pagavano, mi stimavano, usavo quel metodo anche in casa, adattato, ma quel metodo.’ ‘No, tu a casa devi essere debole, paziente, buono, non puoi usare quel metodo e questo mi ha colpito perché era veramente cieco!

Perché vi dico questo? Perché molte volte, noi, nello scontro con gli altri cominciamo ad avere qualche percezione di noi e quando qualcuno prova a dirci qualcosa, diventiamo suscettibili e la gente, quasi, non ti dice più niente.

Una volta mi disse un frate: ‘Emi’, se tu ogni volta che uno ti fa una critica, rispondi, alla fine la gente te darà ragione, come ai matti, rimarrai solo.’

Allora, accettate la correzione, fare regali a chi vi manda a quel paese.

Una volta, facciamoci una risata, c’è un camilliano, un mio figlio spirituale, che per strada, pieno di zelo, fa: ‘Padre Emi’, va a morì ammazzato!’ Allora, con calma dico: ‘Guarda San Filippo Neri diceva possi morire ammazzato per la fede! L’ho corretto e si è fatto correggere, bisogna correggere a volte le persone, e farsi correggere, quindi dietro a questo essere grandi peccatori, non bisogna fare nessuna tragedia, però lasciamocelo dire.

Ma adesso arriviamo al punto, il centro.

Sapete come si chiama ‘sta chiesa? Ditelo forte!

San Giovanni in Laterano, – rispondono tutti.

Eh, no. Si chiama Arcibasilica del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista e Evangelista in Laterano. Del Santissimo Salvatore.

Perché vi dico questo? Perché il Signore, il Vangelo, è sconosciuto, è un insieme di piccole frasi, però…

Allora, anticamente il Vangelo sapete cos’era? Era la storia di Gesù a Gerusalemme: domenica della palme, grandi applausi, processo, morte, crocifissione e risurrezione, quello era il centro del Vangelo, il centro.

Un giorno mi sono messo con calma a guardare e mi sono accorto che questo che è il centro, il trailer, la sintesi di tutto il Vangelo si legge la domenica delle palme – che è un macello con i ragazzi, con le palme, che non si capisce niente, sbrighiamoci che è tardi – e poi il venerdì santo – che la gente ha iniziato il grande week end di Pasqua e che non lo fa perché sta a lavorare – quindi noi praticamente il centro del Vangelo, non lo conosciamo.

Io avevo un prete che diceva che la cosa più importante è Gesù che caccia i mercanti, un altro frate ‘furbi come i serpenti dice Gesù’, cioè uno si fissa con qualche frase così, ma gli sfugge il grosso.

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