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Da Loyola a Barcellona: hai mai pensato di fare il “Cammino di Sant’Ignazio”?

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Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 31/05/18

Un percorso di 660 chilometri come quello compiuto dal fondatore dei Gesuiti per elevare la propria spiritualità. Ecco alcuni consigli se decidete di farlo

Nel 1522 Ignazio parte a piedi dalla sua casa di Loyola, nei Paesi Baschi, per arrivare a Barcellona e imbarcarsi verso Gerusalemme. In realtà si fermerà a lungo a Manresa, dove la sua esistenza riceve una vera e propria illuminazione.

Ma tutto il viaggio è una progressiva rivelazione: su queste strade prendono corpo le esperienze spirituali che portano Íñigo López de Loyola (1491-1556) a fondare negli anni successivi la Compagnia di Gesù (i gesuiti) e quegli “Esercizi Spirituali” che da allora accompagnano come un fiume di benedizione il popolo cristiano (fino al contemporaneo papa Francesco, anch’egli gesuita).

Perché fare il cammino

In “Il cammino di Sant’Ignazio” (Terre di Mezzo), José Luis Iriberri SJ e Chris Lowney spiegano come fare in autonomia il Cammino.

«Intraprendi il Cammino per ringraziare di tutto ciò che hai, conoscere meglio te stesso, mettere alla prova la tua resistenza, riflettere sul tuo futuro o semplicemente per divertimento».

Le insidie

Le tappe sono 27 e il totale da percorrere è di 658 chilometri: dai Paesi Baschi sino alla Catalogna.

I Paesi Baschi sono montuosi e spesso umidi, la zona de los Monegros, è invece arida. Primavera e autunno sono i periodi migliori. La regione di Zaragoza ha invece un clima mediterraneo semiarido, continentale. Le precipitazioni medie sono di 310mm, soprattutto in primavera, con siccità nel periodo estivo. Le temperature in estate raggiungono i 40 gradi. In inverno variano tra 0 e 10 gradi, in questa stagione fare attenzione alle nevicate da Loyola a Logroño. Si consiglia di consultare la meteorologia locale.




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I luoghi più interessanti

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Santuario di Loyola (qui sopra): ad Azpeitia, nei Paesi Baschi, sorge il magnifico complesso del Santuario di Loyola, costruito attorno alla casa natale di sant’Ignazio. Qui ha inizio il nostro Cammino.

Logroño: capoluogo della Rioja, ospita bellissime chiese, come Santa María de la Redonda, coi suoi campanili gemelli in stile barocco.

Verso Araia: si cammina nel Parco naturale di Aizkorri-Aratz, tra boschi e immensi prati punteggiati da rocce bianche e animali al pascolo.

Tudela: in particolare scultoreo della Porta del Giudizio, sul retro della cattedrale. Tudela, graziosa cittadina della Navarra, fu fondata dagli arabi nell’802. Al posto della cattedrale, fino all’XI secolo, sorgeva una grande moschea.

Alfaro: il paese è conosciuto come il “paradiso delle cicogne”: in alcuni periodi dell’anno è frequente vederle in cima a chiese e palazzi.

Saragozza: tra le meraviglie della città, spicca la basilica del Pilar, in stile gotico-mudéjar. È il centro di culto mariano più antico della cristianità.

Montserrat: il monastero benedettino di Santa María de Montserrat, che ospita la statua della Vergine “Moreneta” (dal colore scuro della carnagione). Qui Ignazio trascorse una notte di preghiera e abbandonò le armi e i vecchi abiti, simbolo della sua vita passata.

Verso San Jaume de Castellbell: la vista migliore del Montserrat si gode sulla strada per Manresa, che si snoda in mezzo ai campi.




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Un altro mondo

La Spagna di Ignazio era probabilmente abitata solamente da sette o otto milioni di persone, appena un quinto della popolazione di oggi. Le città avevano solo una frazione della dimensione attuale. A Saragozza vivono 700mila persone, mentre nell’anno 1500 solo circa in ventimila avevano lì il loro domicilio.

Barcellona presenta un contrasto ancora più stridente, tra 1,6 milioni di abitanti di oggi e i quarantamila che aveva quando la conobbe Ignazio. Questo non vuol dire che a lui parve piccola: era una delle maggiori città d’Europa e la più grande che avesse mai visto fino a quel momento. Nemmeno la Spagna gli sarebbe parsa spopolata o vuota: era l’unico mondo che conosceva.




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L’orologio di Ignazio

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Public Domain

Mentre camminava al ritmo dei suoi pensieri, senza essere distratto dalle cuffie con la musica o dal cellulare, Ignazio contemplava un paesaggio sprovvisto di tutti questi manufatti moderni. Il suo senso del tempo era radicalmente diverso dal nostro: non sapeva nulla dei minuti o secondi, e le ore di cui teneva conto nei paesi in cui passava non erano le ventiquattro frazioni del giorno di identica durata, bensì le ore medievali, inferiori di numero e di durata variabile a seconda della stagione dell’anno, con cui i monaci stabiliscono ancora i tempi di preghiera in comune, come la prima, che è l’ora del sorgere del sole, o i vespri, l’ora del tramonto.




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Riparo per la notte

Le preoccupazioni di Ignazio rispetto al tempo erano più basilari: aveva bisogno di un riparo per trascorrere la notte e, perciò, stava molto attento al percorso giornaliero del sole, per valutare quante ore di luce gli rimanevano prima di interrompere il cammino (tieni presente che, in un mondo senza luce elettrica, pochi viaggiatori osavano percorrere di notte strade sconosciute). Ignazio non portava con sé alcuna mappa, praticamente non esisteva alcuna segnaletica nei sentieri e non c’era nemmeno la possibilità di fare una telefonata per chiedere indicazioni.

Gli abiti

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Wikipedia-PD

Benché gli abiti di Ignazio lo distinguessero dai nomadi e dai vagabondi, è possibile che gli abitanti dei villaggi avessero altre ragioni per considerarlo pericoloso. Almeno in un’occasione gli proibirono di entrare in un paese, secondo quanto riferisce egli stesso nella sua Autobiografia, probabilmente perché gli abitanti del luogo temevano che potesse essere contagiato dalla peste. La “morte nera”, o peste bubbonica, nel XIV secolo aveva decimato la popolazione europea, dimezzandola, e lo spettro della peste si aggirava nelle menti della gente del Medioevo.

Il cammino 3.0

Ovviamente chi oggi intraprende il Cammino viaggia in un’altra dimensione del tempo. Le tappe sono scandite da decine di possibilità di pernotti e ristori lungo il percorso. Ci sono cellulari e mappe web che fungono da bussola. Due mondi diversi, ma che hanno in comune il fascino del pelleginaggio e una buona dose di spiritualità.




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