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Se il film “Perfetti sconosciuti” diventa una lezione di vita per Papa Francesco

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Tutto nasce da un messaggio ricevuto sul telefonino dal predicatore degli esercizi spirituali, padre Paolo

La bellezza dello stare insieme. Una lezione che arriva dal film “Perfetti sconosciuti“, diventato un riferimento per gli esercizi spirituali che sta seguendo Papa Francesco ad Ariccia.

Tutto è nato con un messaggio ricevuto sullo smartphone dal predicatore degli esercizi il frate minore francescano padre Giulio Michelini. Il messaggio gli è stato inviato da suo nipote, che ha indicato nel «mangiare insieme» – come racconta la pellicola – un segno cristianamente importante di unità e di salvezza.

CONDIVISIONE A TAVOLA

E’ da lì che Michelini – docente di esegesi del Nuovo Testamento all’Istituto Teologico di Assisi – ha avviato una riflessione, invitando a capovolgere «la realtà del non potersi fidare più di nessuno e dei tradimenti», rilanciando invece «la bellezza dello stare insieme».

Il film del regista Paolo Genovese racconta «la cena di tre coppie e un single che mettono sul tavolo i cellulari accettando di rivelare il contenuto di tutti i messaggini». Ed «è significativo che tutto avvenga proprio a tavola», ha commentato il predicatore.

Quello che all’inizio sembra un passatempo innocente diventerà man mano un gioco al massacro, tra equivoci e rivelazioni, e si scoprirà che non sempre conosciamo le persone così bene come pensiamo. Eppure alla fine il valore dell’amicizia prevarrà anche sulle ambiguità (http://www.comingsoon.it).

La lezione che colpisce è la condivisione, anche di contenuti “scabrosi”, che avviene durante un momento topico della serata: la condivisione del cibo.

LO SPRECO DEL CIBO

Padre Giulio ha raccomandando la rilettura dell’enciclica Laudato si’, «soprattutto nel punto in cui si condanna l’ineguale distribuzione di risorse e ci viene ricordato come nel mondo si spreca approssimativamente un terzo degli alimenti che si producono, e il cibo che si butta via è come se lo si rubasse dalla mensa del povero». Così la prima questione «riguarda il nostro rapporto con il cibo». E il francescano ha citato sant’Ignazio: «Bisogna evitare che l’animo sia tutto intento a quello che si mangia; al contrario bisogna avere padronanza di sé».

L’UNITA’ INTORNO ALLA CENA

Il predicatore ha esortato anche a riflettere sul «ruolo ecclesiale» affidato a ciascuno, chiedendosi «come sia possibile che noi cristiani, che dovremmo trovare l’unità proprio attorno alla cena, riproduciamo con le nostre divisioni le stesse dinamiche divisorie della comunità di Corinto», secondo quanto lamentava san Paolo.

Certo, ha riconosciuto Michelini, «molti sono i passi intrapresi per trovare un’unità, a esempio con i luterani, ma ancora molto c’è da fare».

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