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Quali sono i rischi in caso di vaccini vivi?

Shutterstock - Syda Productions

Ospedale Bambino Gesù - pubblicato il 09/12/20

Anche se sono molto efficaci, non tutti possono ricevere questi vaccini. I bambini con un sistema immunitario indebolito, ad esempio quelli che sono sottoposti a chemioterapia o a terapia immunosoppressiva, non possono essere vaccinati con i vaccini vivi attenuati.

I vaccini vivi attenuati sono disponibili dagli anni ’50 dello scorso secolo e sono preparati partendo da microbi che non sono in grado di causare la malattia.

Quando vengono somministrati, i vaccini simulano il primo contatto dell’organismo con virus e batteri provocando, in chi li riceve, una risposta immunologica simile a quella causata dal microrganismo, senza però causare la malattia e le sue complicanze.

I vaccini vivi attenuati sono molto efficaci

Poiché i vaccini vivi attenuati causano nell’uomo una reazione molto simile a quella causata dall’infezione naturale, sono considerati buoni “insegnanti” per il sistema immunitario e quindi molto efficaci.

Infatti suscitano un’ottima memoria immunologica, che è la capacità del sistema immunitario di ricordare quali microbi abbiamo incontrato in passato e di rispondere rapidamente se li incontriamo di nuovo.

Quali sono i vaccini vivi attenuati?

Esempi di vaccini vivi attenuati comprendono il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia (MPR), il vaccino contro la varicella ed il vaccino contro il Rotavirus.

Anche se sono molto efficaci, non tutti possono ricevere questi vaccini.

I bambini con un sistema immunitario indebolito, ad esempio quelli che sono sottoposti a chemioterapia o a terapia immunosoppressiva (che riduce la capacità del sistema immunitario di rispondere agli stimoli), non possono essere vaccinati con i vaccini vivi attenuati.

Ci sono rischi?

Di recente si è parlato del rischio di contagiosità dei bambini vaccinati, ovvero del rischio che i bambini vaccinati possano trasmettere il virus vaccinale.

In realtà, chi si sottopone a qualunque vaccinazione non è contagioso per la malattia per la quale si è vaccinato.

Questo vale sempre per tutti i vaccini, anche per quelli vivi attenuati. L’unica eccezione è data dal vaccino per la varicella.

Chi riceve questo vaccino può sviluppare, a distanza di alcuni giorni dalla vaccinazione, una forma molto lieve della malattia con febbre e qualche vescicola.

In teoria questi bambini potrebbero trasmettere il virus, ma, in pratica, questo è successo solo in 11 casi su milioni di dosi di vaccino somministrate (140 milioni solo negli Stati Uniti) ed in tutte le persone coinvolte la malattia è stata molto lieve.

Un accorgimento

Si pensa che la trasmissione possa avvenire attraverso le vescicole, che possono contenere il virus. Quindi, se chi si è vaccinato le presenta, basta coprire la pelle interessata dalle vescicole (bastano maniche o pantaloni lunghi ed un cerotto se le zone interessate sono sul volto e non possono essere coperte dai vestiti) quando e se si entra in contatto con bambini non vaccinati, persone immunodepresse o con donne incinte.

Seguendo questa semplice regola si può stare tranquilli e continuare a svolgere tutte le normali attività quotidiane.

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Tags:
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