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“Noi accogliamo tutti”: l’asilo delle suore vincenziane a Gerusalemme

CHILDREN, JERUSALEM, HAPPY
Mick Harper | Shutterstock
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Era un ex ospedale per malati di lebbra e ora accoglie 200 bambini fin dai primi mesi di vita. Un ricovero per famiglie in difficoltà cristiane, ebree e musulmane che le Figlie della Carità tengono aperto sette giorni su sette per rispettare le tradizioni religiose di tutti.

Lungo la celebre via dello shopping pedonale del complesso di Mamilla Mall, tra negozi di lusso e gioiellerie, si staglia la facciata di un’imponente chiesa in stile neoromanico che fa parte dell’ospizio delle Figlie della Carità dell’ordine di San Vincenzo de Paoli costruito nel 1885 per curare i malati di lebbra. In realtà fin dai primi anni, la struttura non solo ospita gli ammalati, ma chiunque abbia bisogno di trovare una casa e un aiuto.

La missione delle suore da allora non è cambiata, le cinque sorelle che vivono a Gerusalemme si dedicano con passione e devozione alle fasce più deboli della popolazioni: bambini, anziani e disabili. Gestiscono un asilo con circa 200 bambini dai primi mesi di vita fino all’età prescolare di otto nazionalità diverse: la maggior parte sono arabi provenienti da famiglie cristiane e musulmane, ma ci sono anche figli di internazionali, di genitori filippini venuti in Israele in cerca di lavoro, e bambini figli di migrantietiopi ed eritrei, nati in Israele da genitori fuggiti dai loro Paesi d’origine, per sfuggire alla guerra civile e alla dittatura. Proprio questi ultimi hanno bisogno di maggior cure e attenzione poiché provengono da famiglie in gravi difficoltà economiche. Per via del loro particolare status, i genitori hanno grandi difficoltà a trovare lavoro, e nel caso in cui accada si tratta spesso di lavori umili, saltuari e mal pagati.

Cerchiamo di venire incontro a queste famiglie facendo pagare una retta ridotta, oppure chiediamo aiuto alla municipalità o altri benefattori

ci dice Suor Simone direttrice dell’intero complesso. Ci racconta una delle tante richieste di aiuto a cui deve far fronte quotidianamente: una giovane mamma eritrea giunta da lei in lacrime chiedendo di essere aiutata, abbandonata dal marito, si era ritrovata da sola con una bambina di 3 anni e incinta di un altro figlio.

Abbiamo accolto la figlia e accoglieremo il neonato per permettere alla madre di poter lavorare e mantenere la famiglia e, fino a quando la situazione non si sarà stabilizzata, dovrà pagare solamente una quota minima.

Arabo, ebraico, inglese; nell’asilo vengono insegnate e parlate moltissime lingue, si tratta di un ambiente multiculturale che, per venire incontro alle diverse necessità offre un servizio sette giorni su sette, alternando i giorni di riposo: venerdì per i musulmani, sabato per gli ebrei, domenica per i cristiani restando aperto dalle sette del mattino alle cinque di pomeriggio per poter agevolare i genitori lavoratori.

Vediamo tante situazioni difficili: famiglie con problemi economicimadri sole, genitori divorziati che non possono stare a casa con la famiglia perché costretti a fare due o tre lavori contemporaneamente. Noi accogliamo tutti e cerchiamo di offrire loro il meglio con ciò che abbiamo. Tanti bambini hanno bisogno di vestiti e di essere lavati e nutriti con pasti sani e sostanziosi e noi ci prediamo cura di loro.

Associazione pro Terra Sancta supporta l’attività delle Figlie della Carità e questo loro asilo unico nel suo genere a pochi passi dalla Città Vecchia di Gerusalemme che accoglie gli ultimi e i meno fortunati mettendo in pratica gli insegnamenti di carità di San Vincenzo de Paoli, considerato il più importante riformatore della carità nella Chiesa Cattolica.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA ATS PRO TERRA SANTA

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