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A Betania ci sono ancora Marta e Maria, a tenere in piedi l’economia

DONNE, TERRA SANTA
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Un'associazione che si regge sulla forza delle donne, sulle orme del Vangelo per fare di questa terra in difficoltà un luogo di ospitalità e accoglienza

La città di Betania è famosa per la tomba di Lazzaro, legata all’episodio della sua resurrezione, ma anche per le diverse figure femminili che ne hanno scritto la storia. Nei Vangeli, Marta e Maria (le due sorelle di Lazzaro) furono paradigma d’ospitalità e accoglienza nei confronti di Gesù, quando Maria cosparse di olio profumato il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli (Gv. 12, 1-2). Proprio da questo episodio è nata l’idea di favorire la produzione di saponi e oli per pellegrini e visitatori, realizzati dalle donne di una città che oggi, a causa della situazione politica, vive una situazione di grave disagio economico, sociale e ambientale.

Creative Commons

Per questo nel progetto di valorizzazione storica, sociale e culturale della città sviluppatasi intorno al Santuario di Lazzaro, ATS pro Terra Sancta insieme al Mosaic Centre Jericho, ha deciso di sostenere l’associazione femminile Shorouq Society for women, con l’obbiettivo di migliorare le condizioni di vita della popolazione. L’obiettivo è offrire opportunità di sviluppo economico sostenibile come nuove opportunità di mercato e commercializzazione di prodotti di qualità legati al luogo.

“Di fronte al forte degrado ambientale bisogna recuperare il fattore ‘terra’” spiega Andrea Primavera, un agronomo che per tre giorni ha tenuto un corso sulla produzione di sapone e altre prodotti cosmetici realizzati in modo naturale. “La Palestina è ricca delle due materie principali per la produzione di sapone: olio e cera d’api, a cui si aggiunge la soda”, spiega. “Ma per creare un prodotto con valore aggiunto si è pensato di utilizzare singole risorse naturali”. Ogni pianta è una fonte di qualche sostanza, così dopo una prima produzione di saponi, tre ragazze hanno imparato a produrre una crema per le mani con cera d’api, estratto di olivo e oli essenziali di piante aromatiche locali.

TAVOLA, CIBO, MANI
Shutterstock

“Ho studiato farmacia – racconta Angan – e ho sempre voluto sviluppare nuovi prodotti per la cura del corpo e questa per me è una grande opportunità di crescita”. Per Wean, una giovane cuoca che studiato scienze dell’alimentazione il cibo è vita. “Io amo mischiare odori, colori e sapori naturali tipici della tradizione culinaria della mia terra”. Anche lei ha seguito il corso, interessandosi soprattutto alle lezioni teoriche: “in questi giorni – spiega lei – ho imparato a riconoscere l’importanza dell’ olio, non solo in cucina. Fondamentale per me è stato riconoscere gli odori e le proprietà di molte piante che sono molto importanti per chi vuol mangiare bene e in modo sano”. Insieme a loro ha lavorato anche Deema, una giovane di questo centro situato a due passi dalla chiesa greco-ortodossa che ricorda l’incontro di Gesù con Marta e Maria e anche per lei sono state giornate di un intenso scambio culturale.

“Questa associazione si regge sulla forza delle donne” racconta Fatma, una donna energica che da anni cerca di far sviluppare i talenti, passioni e studi di tante donne della sua città, attraverso la collaborazione con altre associazioni. “Migliorando la produzione, con tecniche e strumenti migliori, puntando anche al packaging e alle modalità di vendita, vorremo ricevere molti pellegrini e visitatori perché solo così possiamo abbattere i muri che creano sofferenza e che ci dividono”. E attraverso queste attività Betania può tornare ad essere città dell’accoglienza fraterna sul modello di quelle donne che duemila anni fa accolsero Gesù nella propria casa come fratello e Messia.

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