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Castità... se non siamo d'accordo?

Flickr.com/Samuel Hearn

5pani e 2pesci | Fri Sep 22 2017

"Il diavolo ci tenta prima del matrimonio con l'illusione di un unità che non esiste e dopo il matrimonio cercando di dividere l’unità che esiste"

di Chiara
I don’t understand, I want sex. Queste sono le prime parole che ricordo sull’argomento. Ci eravamo incontrati poco più di un anno prima, io italiana e lui tedesco; stavamo insieme da poco più di un mese, e quel giorno per la prima volta avevamo affrontato la questione rapporti prematrimoniali. Quel giorno fu anche la prima volta in cui parlammo di matrimonio: sarà che fin dal primo nanosecondo anche solo parlare di castità purificava il nostro sguardo e ci costringeva a guardare la verità della nostra relazione. Io ero ferratissima sulla teoria (anche se solo il tempo e l’esperienza mi hanno insegnato come viverla), e non trovavo differenze tra le promesse degli sposi in Chiesa il giorno delle nozze e quel dono totale dei nostri corpi: donarsi totalmente e liberamente per tutta la vita, accogliendo eventuali figli come un dono di Dio. Come non eravamo pronti a farci quel tipo di promesse di vita, così mi sembrava impossibile dirci quelle stesse cose semplicemente con il corpo.
“I want sex”, certo. Anche io provavo quel desiderio di unirci totalmente, lo capivo benissimo. C’era dentro la chiamata ad essere uno e donarsi totalmente, la vocazione di entrambi. Era la chiamata a qualcosa di grande e bello, che proprio per questo valeva la pena di essere sognato e difeso! Ma anche atteso, perché ancora non poteva esserci nella sua interezza. Anche io lo voglio intensamente, ma per davvero, voglio donarmi totalmente anima e corpo, non a pezzi o con una data di scadenza (stiamo insieme finché ne abbiamo voglia, e poi?).
Ero convinta che la nostra non poteva essere una vera unione in quel momento, al massimo una brutta copia di quello che nel profondo entrambi desideravamo, una versione ridotta, qualcosa a cui avremmo rischiato di accontentarci. Se sei fatto per nuotare in un oceano, che ci fai a bagnarti i piedi in una pozzanghera lì vicino, magari con il rischio di rimanerci pure impantanato? Se sei un’aquila (e lo siamo!) perché vivere da pollo? Perché non permettere alle nostre ali di crescere ed irrobustirsi per poi prendere il volo?

Come fare se l’altro non è d’accordo


Proporre la castità al mio fidanzato, suscitava critiche e domande soprattutto dentro di me, perché sapevo che spesso chi propone una scelta del genere, può apparire poco rispettoso del punto di vista dell’altro. Sono stata egoista a chiedere a Daniel di vivere la castità? Ho imposto con la forza questa storia della castità a Daniel? Ho trascurato un suo bisogno per vedere le cose solo a modo mio? Ceto non è stato come trascinarlo al cinema invece che allo stadio perchè ne ho voglia io, oppure una scelta tra due opzioni equivalenti, tipo “pizza o cinese, stasera?”. Non è stato nemmeno rifiutare perché a me non interessava o perché sono una bigottona-parrocchiosa™. È stato fare una proposta, invitare ad un cammino, alla ricerca di quell’oceano infinito, dell’amore più puro e vero, dell’unione profondissima anima e corpo che entrambi —non solo io— aspiravamo a vivere. Un cammino non solo faticoso per lui, ma altrettanto per me! Fatto di scelte prese insieme, di sguardi oltre, di prospettive meravigliose ma anche di scoraggiamenti ed incomprensioni.
Ho rischiato di perdere Daniel? Probabilmente si. Ma potevo io per questo rischio scegliere la certezza di non amarlo in pienezza, nella verità che intuivo? E poi, perché ero li, in quella relazione? Per passare del tempo nel modo più comodo possibile o per scomodarci per rispondere alla nostra chiamata ad amare per davvero? Per tenere Daniel legato a me ad ogni costo o per camminare insieme ad ogni costo?
Il mio desiderio più grande era rispondere a questa domanda: siamo chiamati, io e te, all’avventura del matrimonio, al per sempre? Siamo io per te e tu per me quella via di santificazione che il Signore ci dona per incontrarlo in pienezza,per stare con Lui? La via della santificazione? E si, perché questo è il matrimonio, il sacerdote lo ricorda agli sposi proprio il giorno delle nozze. Con questa prospettiva, l’unico vero rischio per me era non rispondere davvero a questa domanda.
Lasciarci per aver fatto verità sulla nostra relazione e la nostra chiamata sarebbe stato terribilmente doloroso, e ne avevo paura (tanta), ma capivo che, poteva essere comunque una risposta onesta a questa domanda. Non provare a rispondere, magari anche rimanendo legati evitando di farsi troppe domande, sarebbe stato perdere tempo e sarebbe stato il nostro più grande fallimento, anche se in apparenza meno spaventoso.

A me interessa la sua gioia


A noi che ci siamo conosciuti camminando in montagna, ha sempre aiutato molto paragonare il nostro cammino di coppia ad una sorta di scalata verso la cima, la più perfetta felicità, la santità, la comunione del Paradiso, insomma … la gioia vera (quella che non finisce). Quando abbiamo iniziato a parlare di castità era un po’ come se fosse toccato a me far vedere a Daniel il sentiero per la scalata di cui avevo sentito parlare. Potevo dire di amare Daniel senza indicargli quella strada, senza almeno proporgli di salire? Posso amarlo davvero senza desiderare la sua più vera felicità, la sua santità?
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