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Quando un cattolico si innamora: 8 situazioni incredibili che tutti abbiamo sperimentato

CATTOLICI INNAMORAMENTO

pixabay

Catholic Link - pubblicato il 26/05/17

di Sebastian Campos

Alzino la mano quelli tra voi che non si sono mai innamorati! Sono certo che non ce ne sia uno. Tutti siamo stati innamorati. Sappiamo quanto sia bello provare amore verso un’altra persona. Sia i cattolici che i non cattolici si innamorano e fanno cose pazzesche per amore. Dal nostro cuore sorge impetuoso un eroe coraggioso e a tratti imprudente, eccitato nel lanciarsi in una pazza avventura per conquistare il cuore della persona che ama.

Ti invito a tornare indietro nel tempo e cercare nel tuo cuore i ricordi di quei momenti, quando qualcuno ti ha rubato il cuore senza dire una parola (e forse senza nemmeno sapere della tua esistenza). Ma allora – e questa è la parte più seria – pensa a come reagisce un cattolico quando si innamora. Forse il nostro amore per Dio fa emergere considerazioni che probabilmente, senza di Lui, non attraverserebbero la nostra mente?

1. È la felicità assoluta

Shutterstock / stone36

Avete visto qualcuno più felice di un ragazzo innamorato? Non è nemmeno necessario che l’amore sia ricambiato. Una persona, semplicemente per il fatto di amare, cammina già sulle nuvole. Spesso potremmo sentirci tormentati, e soffriamo in segreto, ma sappiamo bene che ogni canzone alla radio parla dei nostri sentimenti, ogni film racconta la storia che noi stessi vogliamo vivere con quella persona. Tutto è così ispirato ed emozionante.

2. Ci poniamo domande sulla nostra vocazione: “Potrebbe essere reale?”

© Luxorphoto / Shutterstock

Ogni cattolico che prende la sua fede seriamente deve chiedersi a quale vocazione Dio lo chiami. E questa idea diventa concreta quando ci si innamora. Sono veramente chiamato al matrimonio? E più di una volta, quando siamo innamorati, abbiamo chiesto a Dio: per favore, non chiamarmi alla vita consacrata! Scherzi a parte, tutto questo è molto normale e ci si aspetta che tutti camminiamo nella strada del discernimento, ma quando quella persona speciale appare nella tua vita le fondamenta e le ginocchia tendono a tremare. Non preoccuparti. È bello l’impulso vocazionale ad amare, sia verso l’altra persona che verso Dio, ma in questo caso stare vicini a chi ci fa sospirare e svenire ci fa porre seriamente delle domande vocazionali.




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3. Facciamo attenzione e non corriamo

Kris Krüg

Ho avuto la possibilità di confrontarmi con giovani sposi e coppie non sposate che parlano delle loro esitazioni (passate e presente), quando si sentono attratti da qualcuno. Non osano fare il primo passo se non sono sicuri che possa essere serio. Per i cristiani, avviare una relazione non è una forma informale di intrattenimento, ma un modo di scoperta vocazionale e soprattutto di rispetto e riverenza verso l’altro. Ecco perché nei rapporti il punto non è “provare”. L’apertura del cuore e l’audacia dell’amore sono pratiche sincere di dono e vulnerabilità, non un esperimento sociale per testare il terreno.

Probabilmente ricorderai i primi appuntamenti da “amici”, dove entrambi avevate la sensazione che c’era “qualcosa di più”, ma non osavate fare il passo successivo per paura di essere respinti. Quanto sono state utili le conversazioni durate fino a tarda notte (forse oggi avvengono su Whatsapp), quando papà brontolava perché usavamo troppo il telefono o ci trattenevamo più di mezz’ora per salutare la mia “amica” alla porta. Tutto il tempo passato a conoscersi ci ha aiutato a capire chi sia quella persona di cui sono innamorato/a, cosa vuole e cosa fa, è nella fede e tutti questi tipi di scoperte importanti nel costruire un rapporto.

Oggi penso ai discorsi su cose che per me non erano granché interessanti, ma per il solo fatto di essere le sue storie, sono state le storie migliori che avrei potuto ascoltare. È saggio prendersi del tempo e controllare che “la piscina sia riempita d’acqua prima di tuffarsi”, ma non bisogna essere timidi; se sei innamorato di qualcuno da un anno, ti preghiamo di lanciarti e dirglielo.

4. Preghiamo per la persona che amiamo

© SC Designs/SHUTTERSTOCK

Posso testimoniare con gioia dei giovani che hanno attraversato vere crociate di preghiera e di guerra spirituale a beneficio del loro amato. La parte bella è che i beneficiari di questa preghiera di solito non hanno alcuna idea di quanto sia stato fatto per loro. Un giovane a me caro, molto innamorato di una ragazza (che non era interessato a lui), non si è arreso al rifiuto e, dopo aver provato con fiori, cioccolatini e orsacchiotti, ha iniziato a pregare per lei, ma quando dico pregare intendo sul serio. Determinato e convinto, ogni giorno ha pregato per lei dicendo: “Dal momento che non posso amarla di persona, sarò sicuro che Dio si prenderà cura di lei come non posso fare io”. Sicuramente, se lui l’avesse detto a questa ragazza, sarebbe caduta ai suoi piedi.

Così molti di noi (in realtà parlo per me stesso) hanno iniziato formulare preghiere che non abbiamo nemmeno il coraggio di fare per i nostri interessi, ma è l’amore che ci spinge a chiedere a Dio il benessere di quella persona. Ci preoccupiamo dei dettagli della sua giornata. Che lei possa dormire bene, che la sua colazione sia buona, che il suo capo non sia di cattivo umore, e così via. Preghiamo affinché lei o lui sia a posto, non solo fisicamente ma anche perché, amando, guardiamo e desideriamo il meglio che sappiamo solo Dio possa dare.




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