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10 cose che avete sempre voluto sapere sui disabili ma che temete di chiedere

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Minerva Studio

Goodbros - pubblicato il 06/10/16

Qual è il termine corretto per riferirsi a un disabile? Ogni sordo è muto? Handicap intellettivo e malattia mentale sono la stessa cosa?

Dai, confessate. Avete un sacco di domande sull’universo delle persone disabili ma non avete mai trovato delle risposte, o perché avete chiesto a persone anch’esse con molti dubbi o perché avete finito per dimenticare di informarvi sulla questione. Il motivo non è importante. In questo post risponderemo ad alcune delle domande più frequenti delle persone non disabili su quelle disabili.

1. Qual è il termine corretto per riferirsi a un disabile?

È forse il dubbio più comune, e la questione su cui si commettono più errori. In alcuni casi, la gente cerca di essere “politicamente corretta” e finisce per usare eufemismi che non fanno altro che peggiorare la situazione. Il termine corretto e accettato a livello internazionale è “persona disabile”. Qualsiasi altra definizione è imprecisa. La definizione “persona disabile” è in vigore dal 2006, dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità. Eliminate quindi dal vostro vocabolario definizioni come “portatore di handicap”, “handicappato” e “portatore di necessità speciali”.

2. Cosa devo dire quando mi presentano una persona disabile?

Potreste cominciare dicendo “Salve!” e comunicando il vostro nome. Va bene eliminare frasi come “Piacere di conoscerla”. Ricordatevi che vi trovate di fronte a una persona in carne e ossa, con sogni, visioni del mondo, paure, aspettative, capacità… come voi. E allora trattatela normalmente, come fate con tutti. Facile, no?

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3. Perché le persone hanno delle disabilità?

Contrariamente a quello che possono pensare molte persone, le grandi cause di disabilità non hanno nulla a che vedere con la genetica e non sono ereditarie. In altre parole, poche disabilità sono congenite. Nella maggior parte dei casi vengono acquisite nella vita. Infezioni provocate dalla mancanza di cure sanitarie di base, mancanza di assistenza prenatale, errori medici al momento del parto e soprattutto incidenti automobistici e con armi da fuoco sono alcune delle cause delle disabilità. Nessuno è esente. Tutti siamo vulnerabili.

4. Tutte le persone che hanno la stessa disabilità si conoscono?

No, l’universo composto dalle persone disabili non è piccolo come si pensa. Nel mondo, il 10% della popolazione ha almeno una disabilità, lieve o grave. In Brasile la percentuale arriva al 25%! È molto difficile che la maggior parte delle persone disabili si conosca e sia amica nelle reti sociali, anche se c’è un forte senso di “gruppo”, di “comunità” tra molte di loro. E allora non partite dal presupposto che la persona disabile che avete appena conosciuto sia amica di Tizio o Caia.

5. Come usano Internet le persone cieche?

Le persone cieche usano Internet, e molto! Chi non lo usa al giorno d’oggi? Grazie a software vocali che leggono tutto ciò che è sullo schermo, le persone cieche o ipovedenti possono navigare sui siti che preferiscono, ovviamente a patto che questi siano leggibili da questi software. Quando ciò accade, diciamo che il sito è accessibile. Questi lettori di schermi possono essere installati in qualsiasi dispositivo fornito di multimedialità. Nel caso dell’uso dei computer, i software più comuni sono JAWS, NVDA, Virtual Vision e DOSVOX. Nel caso dei dispositivi mobili, i più noti sono Talkback (piattaforma Android) e VoiceOver (piattaforma iOS), che sono già installati su smartphone e tablet.

6. Ogni sordo è muto?

No, non sempre. La persona sorda nella maggior parte dei casi presenta organi fonoarticolatori integri e ha tutto il potenziale per sviluppare il linguaggio. Non è che perché sia sordo diventa automaticamente muto. I veri muti sono estremamente rari, e la loro condizione deriva da lesioni cerebrali. Fonte: Somos@Telecentros

7. Disabilità intellettiva e malattia mentale sono la stessa cosa?

No! Sono cose del tutto diverse. La disabilità intellettiva (e non “mentale”, come dicono alcuni) può essere conseguenza di una malattia, ma non è una malattia in sé; è una “condizione”, una limitazione determinata. Oltre alle malattie, la possono provocare incidenti, condizioni socio-economiche sfavorevoli che portano alla privazione di stimoli, denutrizione, fattori organici, ereditari e genetici. Vale la pena sottolineare che non trattandosi di una malattia non può essere contratta mediante contagio, ovvero nessuno può “prendersi” niente convivendo con persone con disabilità intellettive. In realtà, ci si possono “prendere” solo affetto e amicizia! Fonte: APAE Limeira

8. Ogni persona con disabilità uditiva è sorda?

Non necessariamente. Un sordo è una persona con una disabilità a livello uditivo. In questo caso, non riesce a sentire niente. Ma non tutte le persone con disabilità uditive sono sorde. Ci sono altri livelli di disabilità uditiva, che può essere lieve o mderata. In questo caso ci sono persone che comunicano attraverso il linguaggio orale senza grandi problemi, soprattutto se la perdita dell’udito è stata sviluppata in età adulta.

9. Le persone con disabilità intellettive sono più affettuose?

Le persone con disabilità uditive sono, in generale, ben disposte e affettuose e amano comunicare, ma non è una questione di “più” o “meno”. La gentilezza di una persona ha molto a che vedere con la sua personalità, la sua educazione e i suoi valori, come nel caso di chiunque altro. Il fatto di avere o meno una disabilità non è determinante.

10. Una persona sulla sedia a rotelle può fare sesso?

A volte anche molto. La sessualità è qualcosa di molto più ampio del sesso, e di conseguenza il sesso è molto più dell’incontro di genitali. Nonostante la scarsa o nulla sensibilità dalla vita in giù, le persone provano piacere attraverso il tatto in altre zone erogene del corpo, o stimoli olfattivi e visivi. Tutto questo aiuta l’irrorazione sanguigna, l’aumento del battito caridaco e il resto che immaginate. Le persone con disabilità motorie, uomini o donne, possono quindi avere una vita sessuale attiva, sposarsi e nella maggior parte dei casi anche avere figli.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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