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Report e il vaccino contro il Papilloma Virus: proviamo a fare un po’ di chiarezza

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Il difficile equilibrio tra seria informazione e rischio di allarmismi nell’affrontare tematiche sanitarie di salute pubblica

La trasmissione di Rai3 Report, andata in onda lunedì 17 aprile, ha dedicato un servizio della puntata, condotta dal giornalista Sigfrido Ranucci, agli effetti avversi del vaccino contro il Papilloma Virus e, più in generale, ha affrontato il problema della farmacovigilanza evidenziandone alcune criticità.

COS’È IL PAPILLOMA VIRUS?

I Papilloma Virus, come riporta il sito HPV UNIT Network Multidisciplinare per lo studio del papilloma virus, costituiscono una numerosa famiglia di microorganismi in grado di causare in entrambi i sessi un’infezione della cute o delle mucose di diversi regioni corporee.

Gli HPV possono essere distinti in virus a basso o alto-rischio, in riferimento alla possibilità di causare, in concorrenza con altri fattori, la trasformazione tumorale delle cellule infettate.

L’infezione sia con i ceppi a basso che ad alto-rischio è estremamente comune, visto che la probabilità di trasmissione durante i rapporti sessuali è molto elevata: infatti nell’arco della vita almeno l’80% delle donne e degli uomini viene in contatto col virus.

La gran parte delle infezioni da HPV, e specialmente quelle contratte in giovane età, passa totalmente inosservata e asintomatica, regredendo spontaneamente senza causare alcun danno.

Il persistere nel tempo di un’infezione da HPV con uno dei sottogruppi ad alto-rischio, insieme ad alterazioni del sistema immunitario e la presenza di altri cofattori come il fumo di sigaretta e alcune condizioni ormonali, può portare allo sviluppo di una lesione precancerosa e, da qui, alla progressione verso il tumore conclamato.

Questo percorso è esattamente quello che conduce al cancro del collo dell’utero, tumore che nel 100% dei casi riconosce la presenza del virus HPV, mentre solo in una modesta percentuale dei casi l’infezione, anche se causata da ceppi ad alto rischio, porta allo sviluppo di questa malattia.

L’Hpv è ritenuto responsabile anche di una parte significativa di altri tumori delle vie genitali, sia maschili che femminili.
In generale viene stimato che il HPV sia responsabile del 5% di tutti i cancri umani, del 10% di quelli della popolazione femminile, del 15% dei tumori nei Paesi in via di sviluppo. (HPV UNIT Network Multidisciplinare per lo studio del papilloma virus)

LA VACCINAZIONE CONTRO L’HPV

I vaccini anti HPV attualmente in commercio in Italia sono il Cervarix e il Gardasil, l’ultimo dei quali in grado di contrastare non solo i ceppi responsabili del cancro del collo dell’utero, ma anche quelli che causano i diffusissimi condilomi anogenitali, patologia benigna ma molto difficile da curare e tendente spessissimo alla recidiva, che pertanto può essere somministrato sia a maschi che a femmine.

Questi vaccini, somministrati prima dell’esposizione al virus, riducono notevolmente la possibilità di sviluppo di un tumore maligno, anche se solo nei prossimi anni si potranno avere dei dati definitivi circa l’abbattimento delle forme di cancro causate dal Papilloma Virus.

Alla fine del 2010, 18 Paesi dell’Unione Europea, compresa l’Italia, hanno introdotto la vaccinazione HPV nel calendario vaccinale, in forma non obbligatoria.

Il vaccino è preventivo, non svolge alcuna azione terapeutica una volta che si sia prodotta l’infezione, e per poter essere efficace deve essere somministrato prima dell’esposizione al virus, quindi preferibilmente quando l’attività sessuale non è ancora iniziata, per cui viene attualmente proposto alle fanciulle tra i 9 e i 13/14 anni.

La vaccinazione non sostituisce comunque gli abituali controlli per la prevenzione al cancro del collo dell’utero, e quindi le donne devono comunque effettuare regolarmente il Pap test. (Vaccinarsi.org)

CONSIGLI GENERALI PER LA PREVENZIONE DELL’INFEZIONE

Mantenere la fedeltà di coppia; preferire altri metodi alla contraccezione ormonale; curare puntualmente le Cervicovaginiti fungine, ed in particolare la Candidosi; limitare o eliminare il fumo ti tabacco, e difendersi dal fumo passivo; dedicare il giusto numero di ore al sonno notturno per non indebolire le difese immunitarie; evitare se non strettamente necessarie terapie farmacologiche che incidono negativamente sul sistema immunitario (cortisonici, antitumorali, ecc…).

IL SERVIZIO DI REPORT E GLI EFFETTI AVVERSI DELLA VACCINAZIONE

Secondo i dati scientifici ufficiali più accreditati il vaccino contro l’Hpv, che viene utilizzato in tutto il mondo da vari anni ed è stato somministrato a circa ottanta milioni di persone (Report), è risultato molto sicuro: il rischio che il vaccino provochi un danno grave, come una reazione allergica severa, è estremamente modesto.

Come per tutti gli altri vaccini, anche il vaccino HPV dovrà essere monitorato costantemente nel tempo, con l’obbligo di segnalazione da parte dei medici di eventuali effetti sfavorevoli, compresi quelli insoliti o gravi.

La trasmissione ha citato i dati di un team di ricercatori indipendenti della rete “Cochrane Collaboration”, che ha presentato un reclamo ufficiale a Strasburgo contro l’Agenzia Europea del Farmaco che avrebbe sottovalutato il numero e la gravità di effetti avversi al vaccino, oltre ad evidenziare conflitti di interesse dovuti al fatto che questo ente viene finanziato per l’85% dalle industrie farmaceutiche. La puntata ha anche ospitato le dichiarazioni di alcune giovani donne italiane che lamentano la presenza di gravi disturbi insorti dopo la vaccinazione, e che – in alcuni casi – con molta difficoltà sarebbero stati segnalati dai medici alle competenti autorità sanitarie.

La trasmissione ha suscitato numerose e vivaci polemiche nel mondo scientifico e in quello politico. La Società Italiana di Virologia, come riporta il sito del Corriere della Sera, ha sottolineato che la «correlazione tra gli effetti collaterali del vaccino, che nel servizio televisivo venivano attribuiti all’adiuvante chimico e ad altri potenziali contaminanti metallici, è smentita da ricerche approfondite e da studi effettuati su centinaia di migliaia di pazienti».

Il presidente Giorgio Palù ha dichiarato che i dati scientifici «mostrano in maniera inoppugnabile come il vaccino anti-HPV sia dotato di un ottimo profilo di sicurezza e di una straordinaria efficacia nel ridurre in maniera drammatica l’incidenza dell’infezione da HPV e delle lesioni precancerose nei vaccinati come dimostrato da una serie di ricerche culminate con l’assegnazione del premio Nobel per la Medicina nel 2008» (Corriere della Sera).

Gianni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, ha affermato che «La puntata di Report è piena di inesattezze. Per ora non c’è alcuna evidenza scientifica che il vaccino contro il Papilloma virus provochi eventi avversi. Non c’è dunque motivo di allarmare la popolazione», sottolineando che «ogni evento avverso che si verifica dopo una vaccinazione va registrato e verificato con molta cura, ma non è detto che ci sia un nesso causa-effetto. Nel servizio di “Report” si parlava di sindromi di tipo fibromialgico associate al vaccino Hpv ma questo è tutto da dimostrare. Per farlo serve innanzitutto rigore scientifico» (Corriere della Sera).

Alle critiche, la televisione pubblica ha replicato in una nota che la Rai è da sempre schierata a favore delle campagne vaccinali, e ha nel tempo sostenuto che i vaccini sono fondamentali per la medicina moderna e non possono pertanto essere messi in discussione.

Il conduttore della trasmissione, Sigfrido Ranucci, ha ribattuto alle critiche specificando che l’obiettivo del servizio non era quello di mettere in discussione l’utilità dei vaccini, ma di dimostrare che le reazioni avverse agli stessi vengono spesso sottovalutate e non puntualmente segnalate da parte dei medici che hanno l’obbligo di farlo.

Il senatore Francesco Verducci, vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai, ha annunciato la presentazione di un’interrogazione parlamentare urgente per verificare la correttezza di informazione della trasmissione, sostenendo che «È inammissibile che il servizio pubblico tratti il tema dei vaccini senza poggiare su basi scientifiche con il rischio di provocare confusione e disincentivare l’uso di vaccini che sono veri e propri “salvavita” comprovati dalle prove attestate dalla comunità scientifica» (Corriere della Sera).

In questa ridda di polemiche che confermano come nel nostro Paese sia estremamente difficile affrontare con serietà e rigore delicate problematiche scientifiche che riguardano la salute di milioni di persone, senza assumere toni da crociata da una parte, o di inchieste di denuncia dall’altra, l’unica voce equilibrata che si è levata per trovare uno sbocco positivo e costruttivo all’argomento ci è sembrata quella del farmacologo Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Negri.

Egli pur sottolineando di essere «assolutamente favorevole ai vaccini», si è dichiarato convinto che sia necessaria comunque «una farmacovigilanza più attenta, seria e attiva. Il vaccino che agisce contro il virus Hpv è efficace, però ancora non sappiamo quanto poi, effettivamente, il suo risultato finale lo sia. Per vedere se i tumori diminuiranno ci vorranno anni. Bisogna stare attenti e vedere bene gli effetti collaterali» (Corriere della Sera).

Inoltre ha intelligentemente proposto che almeno uno degli studi clinici necessari per far approvare l’introduzione di un nuovo farmaco o vaccino – oggi progettati e finanziati dalle industrie farmaceutiche che hanno ovviamente l’interesse alla loro commercializzazione, e pertanto ad evidenziarne prevalentemente gli aspetti favorevoli – venga effettuato da un organismo scientifico indipendente.

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