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La lotta alla pedofilia nella Chiesa prosegue, ma troppe lentezze

© TIZIANA FABI / AFP
(FILES) This file photo taken on May 03, 2014 shows member of the anti-pedophilia Pontifical commission, Irish Marie Collins attending a press conference on May 3, 2014 at the Vatican. Marie Collins, an Irish survivor of clerical sex abuse, resigned on March 1, 2017 from a panel established by Pope Francis to address the issue, accusing senior Vatican officials of "shameful" resistance to its work. Collins' departure is an embarrassing blow to the pontiff's attempts to demonstrate that the Church is serious about combating a scourge that has profoundly damaged its image over recent decades. / AFP PHOTO / Tiziana FABI
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Le dimissioni di Marie Collins dall'organismo pontificio di contrasto agli abusi su minori nella Chiesa riaprono il dibattito

Le recentissime dimissioni di Marie Collins dalla Commissione per la tutela dei minori voluta da Papa Francesco è suonata come un campanello d’allarme in tutto il mondo: la vulgata rischia di essere una assenza di volontà di cambiare davvero dentro la Chiesa. Ed effettivamente qualche difficoltà esiste, lo dice Marie Collins, irlandese vittima di abusi quando aveva 13 anni e da sempre al fianco delle vittime, così come padre Hans Zollner, membro della stessa Commissione e presidente del Centro per la Protezione dei Minori all’università Gregoriana. Tuttavia entrambi spiegano che, al netto dei ritardi e di una certa reticenza da parte di alcuni uffici del mondo curiale, un miglioramento della situazione esiste ed è palpabile. Dalla sensibilizzazione nelle diocesi, al miglioramento della formazione nei seminari, all’esistenza stessa di una Commissione in stretta collaborazione col Papa.

Andrea Tornielli su La Stampa ha raccolto una intervista con la Collins:

Lei vede qualche marcia indietro rispetto alle decisioni prese fino ad oggi per combattere questo crimine odioso?

No, il lavoro va avanti. Vorrei che si facesse più in fretta, che si facesse di più. Ma la lotta alla pedofilia va avanti e anche se ci sono persone che resistono alle nostre indicazioni, questo non significa che poi la pedofilia non venga contrastata. Il cardinale O’Malley è stato nominato tra i membri della Congregazione per la dottrina della fede, spero che si possa cambiare e andare avanti.

Qual è il bilancio della lotta al fenomeno in questi anni?

In molti Paesi si sono fatti passi avanti, altri Paesi sono più indietro, e tra questi c’è l’Italia. Ci possono essere le normative più efficaci, le migliori tutele e protezioni per i minori, ma se non cambia la mentalità delle persone, queste non bastano. E per cambiare la mentalità ci vuole più tempo.

Paolo Rodari su Repubblica ha raccolto questa sensazione da parte dell’ormai ex-membro della Commissione:

Insomma, secondo lei esiste una discrepanza fra gli annunci e i fatti.
“Esiste il fatto che spesso si sentono dichiarazioni pubbliche intorno alla profonda preoccupazione della Chiesa per le vittime di abusi, ma poi nel privato il dato è che in Vaticano c’è che si rifiuta anche solo di riconoscere le lettere inviategli per provare a risolvere questa preoccupazione. Il dato è che le resistenze non mancano e tutto questo per me non è accettabile”.

La Radio Vaticana, ha raccolto le osservazione di Padre Zollner, intervistato da Alessandro Gisotti:

Mi dispiace molto perché ovviamente molte delle vittime di abusi sono molto tristi, hanno espresso un grande disappunto, ma hanno anche capito che la situazione è molto complessa perché non parliamo di un’istituzione che reagisce nella stessa rapidità in tutti gli uffici. La stessa Marie ha confermato che collaboreremo anche in futuro, come abbiamo già fatto lo scorso anno nella formazione di membri della stessa Curia. Come ha detto in una delle interviste, il bilancio – sono parole sue – è positivo del suo lavoro alla Commissione, che continuerà e dobbiamo impegnarci per un cambiamento di mentalità. Qui parliamo di un cambiamento di cultura che non si fa istantaneamente perché ci vuole molta pazienza, ma capisco che la sua pazienza fosse finita. Andiamo avanti. Sono molto fiducioso che potremo essere più incisivi, perché penso che il messaggio che lei voleva dare sia arrivato.

Con le dimissioni di Marie Collins c’è il rischio che si indebolisca il lavoro, la credibilità a livello di opinione pubblica della Commissione?

Certamente il rischio c’è. La voce delle vittime non viene rappresentata da persone identificate come vittime, ma questo non significa che la voce delle vittime non sia presente o rappresentata perché tutti noi, il cardinale O’Malley prima di tutti, abbiamo incontrato centinaia di vittime di abusi. La voce delle vittime sarà presente ed io sono certo che, anche con o forse proprio per l’assenza di Marie, saremo ancora più attenti a considerare quello che penseranno, sentiranno, percepiranno le vittime sia rispetto al lavoro della Commissione sia a quello che è compito della Commissione nel trasmettere al Santo Padre raccomandazioni precise.

 

A dare una spiegazione, che è anche una indicazione, il Segretario di Stato, Cardinale Pietro Parolin, che a margine di un incontro a Firenze ha dichiarato, interpellato sull’argomento:

Per Marie Collins «l’unica maniera di reagire, anche un po’ per “scuotere l’albero”, era quella di dare le dimissioni». Il cardinale Pietro Parolin smorza i toni sulla vicenda della donna irlandese, ex vittima di abusi, che ieri ha formalizzato la sua rinuncia dal ruolo di membro della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori. La «goccia che ha fatto traboccare il vaso», come diceva lei, è stata la «mancata collaborazione di alcuni Dicasteri della Curia romana» (La Stampa).

Nell’ultimo decennio, già sotto il pontificato di Benedetto XVI, la situazione ha avuto una evoluzione positiva, mettendo in luce le carenze delle strutture ecclesiastiche e il muro di omertà si sta via via sgretolando, in tutte le realtà della Chiesa Cattolica nel mondo, ma alcuni numeri, emersi anche di recente in realtà “minori” ma significative come l’Australia (circa 5 milioni di credenti, il 25% della popolazione complessiva), dove una recente commissione ha portato alla luce un fenomeno di grandissime proporzioni:

Più recenti i dati dall’Australia dove risulta che il 7% dei preti cattolici è accusato di aver commesso abusi sessuali su minori dal 1950 in poi (Lettera 43).

Un aspetto che però molto spesso viene poco compreso è che il pericolo per i più piccoli non viene di certo esclusivamente da dentro la Chiesa, che pur con le lentezze di un organismo che abbraccia il globo con centinaia di uffici, migliaia di vescovi e decine di migliaia di sacerdoti si sta muovendo per risolvere questa piaga al proprio interno. Qualcosa di simile è successo in altre realtà? Se stiamo ai numeri che ci suggerisce Don Fortunato Di Noto, una istituzione in Italia e in Europa per il contrasto alla pedopornografia online, se la punta dell’iceberg è rappresentata da una istituzione ben visibile e riconoscibile come la Chiesa, i nove decimi del problema sono al di sotto della linea di galleggiamento, invisibile, ma esiste ed è mostruosamente più grande di quanto autorità e media considerino.

“È difficile parlare di pedofilia incolpando soltanto la Chiesa cattolica. È fuori discussione che l’abuso sia una mostruosità, specie se perpetrato da un sacerdote, è fuori discussione tra il 2004 e il ‘13 sono stati ridotti allo stato laicale, e cioè spretati, 900 preti. Ma quando la polizia inglese parla di 750.000 abusatori in Inghilterra, ci sono almeno 750.000 vittime laggiù. E questo non interessa a nessuno. Basta con la lotta settoriale”. È uno sfogo amaro quello con cui don Fortunato Di Noto, il sacerdote e fondatore dell’Associazione Meter onlus commenta i casi d’abuso e le notizie che arrivano dalla Santa Sede in questi giorni, specie dopo le dimissioni di Marie Collins, membro della Commissione voluta da Papa Francesco contro la pedofilia: “vicenda che deve farci maggiormente riflettere per operare meglio e con chiarezza e determinazione”.

“La pedofilia – dice don Di Noto – che è una tragedia criminale, dai risvolti incontrollabili, si combatte non da soli e neanche a settori. Non riguarda solo una categoria sociale o religiosa, ma è così tanto diffuso che gli sforzi per contrastarlo sono sempre più insufficienti”. E precisa: “Secondo i dati forniti dalla Agenzia Nazionale per il crimine nel 2015 i pedofili potenziali in Gran Bretagna erano circa 750mila. Impressionante, solo in una Nazione. Non riescono più a controllare il fenomeno. Bisogna fermare questa onda che sta travolgendo milioni di bambini”.

Per il sacerdote siciliano: “Se solo in Europa ci sono 18 milioni di bambini abusati (dato dichiarato e mai smentito), con una proporzione di 1 ad 1 abbiamo 18 milioni di abusatori, stupratori o come li volete chiamare. Vogliamo fare una proporzione di 1 a 2? Sono almeno 9 milioni tra pedofili e abusatori. Dire che è un esercito è appena vicino alla realtà dei fatti”. Quindi: “Gli abusi sessuali sui bambini, non solo nel nostro Paese Italia, ma in tutti gli Stati del mondo sono taciuti, si nutrono di silenzio e di connivenze, dove la burocratizzazione rallenta il fattivo impegno nella repressione e nella prevenzione”.

Secondo il fondatore di Meter: “La letteratura scientifica ci dice che l’Italia ha un indice di prevalenza di abusi e maltrattamenti del 9,5 per mille, pari a circa 70/80mila casi l’anno, rispetto all’11,2% dell’Inghilterra e al 12,1% degli Usa. In Europa 18 milioni di bambini sono vittime di abusi sessuali (13,4% delle bimbe e 5,7% dei bambini), 44 milioni di violenza fisica (22,9%), 55 milioni di violenza psicologica (29,6%). Le nuove tecnologie non hanno migliorato al situazione”. Per cui: “L’industria dell’abuso sessuale online, la digitalizzazione del corpo schiavizzato sessualmente genera ogni anno centinaia di migliaia di nuove immagini a danno di minori”.

Il quadro è dunque desolante: “Insomma, la diffusione di Internet allarga alla realtà virtuale la geografia dell’infanzia violata e la non collaborazione internazionale permette l’impunità, la produzione e la diffusione del materiale dove i soggetti coinvolti non troveranno mai una giustizia e una liberazione”, dice don Fortunato. Per il quale: “Dietro ogni numero c’è una vittima. Non basta solo parlarne, ma è arrivato il momento di agire”, conclude.

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