Aleteia

Evitiamo di condannare gli altri!

Condividi
Commenta

Riflessione a partire dalla Lettera Apostolica Misericordia et misera

Il peccato di condannare: al capitolo 8 del Vangelo di Giovanni, Gesù torna dal Monte degli Ulivi. Sappiamo che andava lì a pregare, e si dirige al Tempio. È lì che i maestri della legge e i farisei gli portano una donna sopresa in adulterio.

Tutti sappiamo che la situazione della donna nell’antichità, e ancora oggi, era più sfavorevole rispetto a quella dell’uomo. I nostri pregiudizi ci portano a considerare la donna quasi una creatura di seconda categoria.

Ci sono cose che vengono permesse agli uomini ma non alle donne; ad esempio, quando un ragazzo esce con due ragazze la società gli strizza l’occhio, come per dire che è bravo, ma se una ragazza esce con due ragazzi allo stesso tempo lo sguardo è completamente diverso, e lei è considerata la peggiore che ci possa essere.

Il Vangelo ci mostra un gruppo di uomini che cercano di condannare una donna per adulterio, ma dov’è il suo complice? Se la donna è adultera, non dovrebbe esserci un adultero accanto a lei? Viene condannata la donna ma non l’uomo.

Gesù dev’essere il giudice della causa. Da un lato c’è la “peccatrice”, dall’altro gli “accusatori”. Nessuno la difende. Un rabbino della sua epoca probabilmente l’avrebbe condannata. Avrebbe ascoltato la testimonianza dei testimoni e avrebbe lasciato che tutto seguisse il suo corso. Perché farsi un problema di una perdita? L’orgoglio maschile sarebbe stato al sicuro.

Pagine: 1 2

Questa storia ha come tag:
giudiziomisericordia
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni