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Gli “invisibili” della società e il bene che non fa notizia

Sono tanti gli invisibili della società contemporanea: i migranti che muoiono in mare cercando una speranza, i disabili che affrontano ogni giorno una vita piena di ostacoli, le nuove schiave della prostituzione e della tratta, gli anziani soli, le vittime della droga e delle nuovo forme di dipendenza. 

Queste persone esistono. Ma a volte sembriamo non accorgercene, perché vivono in eterne periferie dell’anima e dello spazio, ai margini della storia. Ce ne ricordiamo soltanto attraverso statistiche e numeri. 

Di questi temi si è parlato in un incontro all’Università Europea di Roma, ispirato alle poesie di Cesare Davide Cavoni, giornalista di TV2000, raccolte nel suo libro “Censimento degli invisibili”. 

«In definitiva, lo sforzo di queste poesie – ha ricordato Cavoni – è quello di raccontare storie e dare senso e nome alla realtà». Una realtà in cui, a volte, si muovono figure familiari e al tempo stesso lontanissime. 

«Ma c’è anche un altro tipo di invisibilità che caratterizza i nostri tempi», ha spiegato nel suo intervento Carlo Climati, giornalista e scrittore. «E’ l’invisibilità del bene e delle buone notizie che vengono trascurate da alcuni mezzi di comunicazione». 

«Oggi – ha sottolineato Climati – c’è una tendenza a dipingere il mondo a tinte scure, come se fosse irrimediabilmente corrotto. Eppure basterebbe guardarsi intorno per accorgersi che esistono tante bellissime storie di solidarietà. Sono le opere semplici di chi ha saputo illuminare la vita quotidiana con un piccolo gesto d’aiuto per gli altri». 

Un esempio di queste esperienze positive è stato offerto, nel corso dell’incontro, dalle testimonianze di Tommaso Colella e Mara Stano, della Comunità Nuovi Orizzonti, impegnata da anni in azioni di solidarietà a sostegno di chi è in grave difficoltà, con una particolare attenzione alle problematiche dei ragazzi di strada e del mondo giovanile. 

«Nuovi Orizzonti nasce proprio con la ricerca degli invisibili da parte della fondatrice Chiara Amirante», hanno spiegato i rappresentanti della comunità. «Chiara si avvicinava alle persone in difficoltà intorno alla Stazione Termini di Roma e poneva loro la domanda: come stai? Da questo semplice gesto di affetto e di vicinanza è nato un percorso che ha portato tante vite a rinascere e a ritrovare fiducia nel domani». 

L’incontro è stato accompagnato dalla lettura di alcune poesie, con Maria Rita Di Prospero. In conclusione, Padre Nicola Tovagliari LC, Cappellano dell’Università Europea di Roma, ha ricordato l’importanza del donare amore agli invisibili che ci circondano, sforzandosi di seguire la cultura dell’incontro e dell’accoglienza.