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Consigli di un padre: 5 motivi per fare subito un figlio

Faccio parte di una generazione che ha paura della vita. Che crede che non sia mai il momento giusto per formarsi una famiglia

Faccio parte di una generazione che ha paura della vita. Che crede che non sia mai il momento giusto per formarsi una famiglia. Che ha sete di libertà e adora controllare tutto. Avere un figlio è perdere tutto questo per vincere, nell’istante successivo, l’intero universo.

Sono figlio di una generazione che teme la vita. Che ha imparato che il controllo e la libertà devono essere presenti ogni giorno. Che la felicità è una grande gara e che la conquista più grande è un conto in banca pieno di denaro. Sono figlio di una generazione che ha sentito dai genitori fin da prestissimo che la gioventù serviva per studiare, che i figli sconvolgevano l’ordine delle cose e che dovevano essere pianificati solo dopo aver raggiunto la stabilità.

Faccio parte di quella generazione, che sta commettendo un errore enorme.

Ho conosciuto la donna della mia vita a quasi vent’anni e ho avuto un figlio prima dei trenta. Quella che sarebbe una storia comune per i nostri genitori e i nostri nonni oggi è diventata un’eccezione. Ho perso il conto delle volte in cui mi sono sentito dire: “Sei diventato padre presto!” Presto? Penso che stiamo perdendo la dimensione delle cose. Non siamo mai stati tanto liberi e allo stesso tempo tanto legati, perduti.

Quando si può prendere qualsiasi strada, quale scegliere?

Siamo in contatto con un’enorme quantità di persone, ma non conosciamo i nomi dei nostri vicini. Sapete come si chiamano i vostri? La storia che vi voglio raccontare non è solo una montagna di cliché, di quel padre che ha sempre voluto avere un figlio e a cui è andato tutto benissimo. Al contrario. La vita non è mai una linea retta. Ma è meglio cominciare dall’inizio.

L’inizio di tutto

Penso che sia il momento di fare un figlio”. Boom. Questa frase mi è caduta addosso come una bomba sulla testa. Per la prima volta mia moglie aveva sostituito il verbo “pensare” con “fare”. Era il momento. Non avevo modo di fuggire. Stavamo insieme da poco più di sette anni e le cose stavano andando molto bene. Ricordo quel giorno come se fosse oggi. Eravamo in spiaggia.

A história começa logo depois do nosso casamento.

 

Tutto bene. Vediamo”. È la risposta che dà qualsiasi uomo quando non vuole parlare di una determinata questione. “Vediamo” è come una licenza per prendere tempo di fronte a una decisione che dovrebbe essere presa all’istante. La verità è che avevo sempre lavorato in modo autonomo. Se c’era qualcosa he non esisteva – e non esiste tuttora – nella mia vita è la stabilità.

Le parole pronunciate in quel momento sono state come un pugno nello stomaco, e mi è quasi venuto da vomitare.

Non ero pronto. Ero troppo trascurato, bevevo troppo, mi piaceva passare le serate con gli amici o in qualche bar. Ci piacevano i ristoranti, viaggiare e tutte le cose che una giovane coppia ritiene importanti. Un figlio avrebbe posto fine a tutta quell’aura di libertà. Avremmo potuto pensarci a trent’anni, o anche dopo… oggi tanti aspettano fino ai quaranta. Era questo che pensavo, ma quando una donna vuole qualcosa riesce a ottenerla. Poco tempo dopo mi ero convinto che fosse giunto il momento di fare un passo nel vuoto.

Tutto il corpo risponde dicendo di no. “Non è il momento, l’anno prossimo, tra un po’, quando guadagnerai un po’ di più…”

La verità è che si tratta di una scelta dalla quale non si può tornare indietro, e men che meno abbandonare. Non si può mettere la pausa nel film, né scegliere di vederlo più tardi. Dal momento in cui si preme “play” si va avanti. E il film durerà per sempre. Chi è pronto a prendere una decisione del genere da giovane? Io, tu, chiunque. Il problema è che ce lo hanno fatto dimenticare.

Amore a prima vista

La prima volta che ho visto mio figlio è stata una cosa un po’ strana. Stavamo facendo gli ultrasuoni quando la dottoressa ha detto: “Eccolo qui!” La madre ha iniziato a piangere. Il padre, io, non ha capito niente. Era appena un puntino, e l’ho confuso con l’utero. “È già bello grande!” Cose da uomini. Quando mi hanno spiegato che quello era l’utero e che lui era quel puntino ho esclamato: “Mamma mia quant’è piccolo!”

"Olha eu aqui, papai!"

In quel momento era ancora tutto molto astratto, e non mi sentivo un padre. Ancora non mi immedesimavo in quel ruolo, che nella mia testa era sempre quello di mio padre. Pensavo ancora da figlio.

Il tempo passava e non riuscivo a capacitarmi della cosa. Sapevo che sarei diventato padre, ero contento, ma ancora non pensavo a me stesso in quel modo. A qualsiasi augurio che ricevevo, a ogni abbraccio di amici e familiari, mi chiedevo se fosse normale sentirmi così lontano da tutta la faccenda. Quando compravamo dei vestitini o le prime cose che avrebbero potuto servirgli, sapevo esattamente cosa stava per succedere, ma non avevo la minima idea di come sarebbe stato. Ero completamente anestetizzato.

Oggi dico ai futuri papà: “Calma, saprete cosa significa al momento della nascita. Anche per me è stato così”.

É estranho, mas todos já tínhamos certeza de que seria um menino.

I mesi passavano e la pancia cresceva. Mia moglie parlava con Matteo da sempre; la differenza è che ora lui le rispondeva! A ogni piccolo movimento lei rideva. Io ancora non riuscivo a partecipare a niente di tutto quello. Erano ancora movimenti troppo piccoli perché potessi sentirli. La prima volta in cui ho assistito a un vero calcio mi sono spaventato. È stata la prima volta in cui ho sperimentato il contatto con quella forma di vita. Ed era vita!

Poi è arrivato il momento

Mia moglie aveva già superato le quaranta settimane e ogni giorno ulteriore di gestazione era causa di stress. Non che avessimo paura di complicazioni –  sembra incredibile ma eravamo tranquilli –, ma percepivo un misto di ansia e stanchezza. Quella fase era stata bella, ma era finita. La madre non vedeva l’ora di stringere il figlio tra le braccia e di iniziare una nuova tappa.

Ai futuri papà: “Alla fine della gestazione le donne diventeranno ansiose. È normale. La gestazione è stata magica e sarà per sempre indimenticabile, ma non vedono l’ora di stringere il proprio bambino. Di averlo tra le braccia, di sapere com’è il suo visetto. È una cosa folle, ma è così. Forse l’aspetto più bello di tutto questo è il fatto che nella gravidanza torniamo ad essere umani al 100%”.

Alle tre e qualcosa del mattino vengo svegliato dalla luce del bagno. Chiedo a mia moglie cosa succede e lei, tonda come una palla, cammina tenendo della carta igienica piena di sangue.

A cara dela, às sete da manhã, depois de uma madrugada esperando.

“Sta per nascere!”

Lo stomaco mi è uscito dalla bocca. Nasce così? Proprio adesso? Diventerò davvero padre oggi? Mi aveva fatto vedere alcuni DVD sul parto e sapevo che la cosa non avveniva come in un film. Non dovevo andare correndo in ospedale al primo segno dell’arrivo del bambino. Si erano fatte le quattro del mattino e abbiamo deciso di aspettare l’arrivo delle contrazioni.

Alle sette siamo andati in ospedale. Mia moglie, che fino a quel momento era calma come una santa, all’improvviso ha iniziato a sentire i dolori delle contrazioni e a entrare in uno stato di coscienza alterata. Alterata e violenta! Siamo arrivati in sala travaglio, dove siamo rimasti per le cinque ore successive tra massaggi, vasca, palla e tutte le cose che vedete nei documentari sul parto. È tutto vero.

Para vocês terem ideia, eu nem lembro direito dessa foto. Estava em um estado zumbi.

“Ha una dilatazione di dieci centimetri. Scendiamo”, ha detto la dottoressa.

Ero totalmente distrutto. L’apprensione e l’ansia hanno fatto sì che quelle cinque ore sembrassero cinque giorni. Avevo il collo spezzato, la colonna vertebrale a pezzi e volevo solo dormire per 12 ore. Siamo arrivati in sala parto. Ormai anch’io agivo in modo automatico.

E’ nato!

Visto che mia moglie era già dilatata di dieci centimetri  pensavo che sarebbe stata una cosa rapida. Dai, una spinta e il piccolo esce. Ma quando mai… È stata una maratona di innumerevoli minuti, molto dolore e un immenso senso di insicurezza. Trovarsi nella posizione del padre non è facile. Pensavo che avessimo un ruolo di aiutante, di chi accompagna quello che succede e basta. Non avrei potuto sbagliarmi di più.

Dimenticate l’immagine del tizio che sta fuori fumando trecento sigarette mentre i medici fanno tutto. Quello che arriva solo per accendere i sigari e stappare lo spumante. Quello a cui ho assistito è stato uno scenario del tutto diverso. In quel momento eravamo una cosa sola. Anche se non sentivo i dolori del parto, percepivo gli stimoli. Mi sentivo legato a mia moglie e al bambino mentre la massaggiavo e pronunciavo parole di incoraggiamento, mentre le dicevo che c’era quasi, di non smettere.

É isso

Ho sempre pensato che la storia per cui il parto è della coppia fosse una cosa da hippie. Quanto mi sbagliavo

Il testo inizia ad essere importante da qui

Tutto quello che ho scritto finora è servito solo per fornire il contesto e preparare a quello che sto per dire. Dimenticate tutto quello che ho detto sul fatto di non vedermi come padre, di non sentirmi ancora parte della questione… Tutti i dubbi svaniscono nel primo istante in cui vedi tuo figlio. Fino a quel momento, mia moglie aveva interagito con lui, giorno e notte, per mesi. Ora, un minuto dopo la sua nascita, io lo tenevo tra le braccia.

O momento da minha vida

 

Non c’è modo di descriverlo. È qualcosa di fisico. Ti senti inondato da uno tusnami di cose che non avevi mai provato. Sapete quel cliché per cui il tempo si ferma eccetera eccetera? È vero! Il tempo si ferma sul serio. Riuscivo solo a guardare quel cosino che avevo tra le braccia e a pensare: “Non lo merito”.

E lì succede qualcosa di magico…

In quel momento testimoni la morte della tua individualità per lasciare spazio a qualcosa di infinitamente più grande. Un minuto dopo, anche se a te è sembrata un’eternità, l’infermiera ti toglie il bambino dalle braccia per pesarlo.

In quel momento pensi: “Sta bene? Dove lo porta?” È il tuo primo pensiero da padre.

Ed è meglio abituarcisi, perché non ti abbandonerà mai. Quando torni a casa sembra che tutto sia diverso. Tutte le cose che prima non erano concrete nella mia mente – la vaschetta per fare il bagno, i vestitini – ora hanno un senso. Ora sono capace di fare come mia moglie: immaginarlo in ciascuno di quei luoghi, mentre si veste e usa ciascuna di quelle cose. Tutto ormai è nella mia testa.

Questo testo non è stato preparato. Ieri sera mi sono girato verso mia moglie e le ho detto: “So già cosa posterò lunedì. Scriverò un testo su Matteo e su tutti i cambiamenti che ha portato nella mia vita”. So che le è piaciuto. Quale madre non vuole vedere il padre che riempie il blog di foto del suo piccolino? Ora vorrei offrirti alcuni motivi perché tu, giovane, impegnato ma che stai rimandando la decisione di avere un figlio, possa abbandonare le tue paure e iniziare ora a vivere il momento più fantastico della tua vita.

01. Finalmente ti svegli alla vita

Saudade

 

Prima di avere un figlio non sai cosa sia la vita. Forse pensi di essere organizzato o responsabile, perché hai sempre preso buoni voti e hai un buon impiego, ma la sensazione di cadere in un precipizio oscuro c’è solo quando si ha un figlio. È in quel momento che capisci che non controlli più la tua vita, che non sei il titolare di ogni attenzione e che non controlli l’azione e la reazione delle cose. Che c’è qualcosa che ti tormenta molto più della morte.

Inizi a capire i tuoi genitori, a provare quello che provano loro e a giustificare i loro atteggiamenti. È tutto per eccesso d’amore. È tutto per mettere a tacere quella sensazione che la madre di mia moglie ha definito “amore che fa male”. E fa male.

02. Diventi un supereroe

Superherói

 

Inizi a scoprire superpoteri che non conoscevi, come la capacità di strappare la risata più sincera e più fantastica a quella creaturina che ami tanto. Inizi a preoccuparti della sua salute, abbandoni il fumo e cerchi ad ogni costo di fare un po’ più d’esercizio. Se la tua qualità di vita non è mai stata un problema, istantaneamente lo diventa. Ammalarti e trascurarti sono verbi che scompaiono dal tuo vocabolario. Ora c’è qualcosa che è molto più importante della tua negligenza.

03. Impari tutti i giorni con lui

Riqueza

 

Impari che puoi dormire solo qualche ora al giorno e andrà tutto bene. Ridefinisci il significato di “stanchezza”. Scopri una pazienza che non esisteva e capisci come sia piccolo e vulnerabile. Che lui è il gigante della storia.

Impari a diventare più forte, a vedere quel corpicino tutto dinoccolato che si dà da fare per nutrirsi, per alzare la testa, per ruotare intorno al proprio asse. Comprendi un amore che non sapevi esistesse e percepisci che i limiti che esistevano prima – e quelle che ritenevi grandi sfide – oggi sono scherzi da ragazzi. Diventi un adulto infinitamente migliore.

04. Ti arricchisci

Mestre

 

Dimentica l’idea che i figli siano conti e spese, che per averne uno devi essere milionario o guadagnare chissà quanto. Il figlio ti arricchisce.

Le feste sono sostituite dal lavoro e il denaro speso per andare a ballare diventa un investimento per il futuro. Tutto ti spaventa e avrai bisogno di qualche anno per assimilare tutta questa insicurezza. Ciò ti porta ad accettare più progetti, ad assistere più persone e a risparmiare più denaro. Inizi a spendere di più, è logico, ma il figlio diventa il miglior investimento nella vita.

05. Hai bisogno di farne rapidamente un altro

Pai

 

È lì che capisci una delle cose più fantastiche della vita: che il figlio non ha solo reso la tua vita migliore, ma ti ha reso anche un essere umano molto più grande, che la vita ora ha più senso e che tutta quell’ondata di emozioni, di cose buone e cattive, è servita a farti ricordare che sei un essere umano. Ti trovi davanti a un fatto inspiegabile: lì davanti a te c’è qualcuno che ti ama come tu ami tuo padre.

Il tempo passa e quei piedini cresceranno, gli abbracci non saranno più tanto lunghi e lui non avrà più bisogno di rimanerti tanto vicino, annusandoti, per dormire… e sarà allora che tua moglie si girerà verso di te e dirà: “Penso che sia ora di fare un altro figlio”.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

 

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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